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	<title>dott. Carlo Boracchi a Gallarate &#8211; psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Aug 2024 21:09:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Benedetta Ansia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2023 23:36:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[capire attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[fobie]]></category>
		<category><![CDATA[perchè vengono attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maurizio sbatte gli occhi con aria perplessa. Non mi è chiaro se perché non comprenda il nesso tra la mia domanda e la sua situazione, o<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Maurizio sbatte gli occhi con aria perplessa. Non mi è chiaro se perché non comprenda il nesso tra la mia domanda e la sua situazione, o se perché la mia metafora gli abbia aperto una prospettiva che finora non aveva mai considerato.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Maurizio è un giovane uomo che si è rivolto a me alcune settimane fa per un problema di <strong>attacchi di panico</strong>.</span><span id="more-95"></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il suo iter ricalca quello di tante altre persone che condividono questo problema: un primo attacco alcuni anni fa, la prima (e nel suo caso unica) corsa in Pronto Soccorso per il timore di un infarto e da lì l’iscrizione al “club degli impanicati”, come scherzosamente lo definisce lui. Questa iscrizione lo ha portato negli anni seguenti a rivolgersi ad alcuni medici psichiatri i quali di volta in volta proponevano farmaci che per un certo periodo assicuravano un discreto beneficio, salvo poi progressivamente soccombere al riemergere dell’ansia che lo accompagna ormai da quasi cinque anni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">La persona che incontro è tra lo sconforto e l’incertezza. L’ultimo psichiatra al quale si è rivolto lo ha indirizzato da uno psicologo, proposta che ha preso con un certo scetticismo, dato che (parole sue) non capisce come “quattro chiacchiere lo possano aiutare a far sparire l’ansia per sempre”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">“Immaginiamo che mentre sta viaggiando sulla sua auto si accorga ad un certo punto di uno strano rumorino che prima era certo di non aver mai sentito, provenire dal cofano della macchina, e che dopo pochi minuti veda accendersi una spia che segnala un guasto. Porta l’auto dal suo meccanico, il quale dopo aver dato un’occhiata al quadro elettrico, stacca il contatto della spia del cruscotto, chiude la macchina e con un sorriso soddisfatto le rende chiavi e fattura: “ecco a lei, adesso quella spia non le darà più alcun fastidio”. Questo la farebbe risalire più tranquillo sull’auto?”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il disorientamento di Maurizio è più che comprensibile: a lui è stato spiegato che <strong>lui ha una malattia chiamata “ansia”</strong> o, a seconda dei momenti, “attacchi di panico” <strong>e come tale è stato curato</strong>, riuscendo peraltro ad incontrare momenti di benessere.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ciò che con la mia storiella ho voluto cercare di mostrare a Maurizio è quella che io ritengo una premessa fondamentale nel mio lavoro con i cosiddetti disturbi d’ansia: l’idea che <strong>l’ansia non sia il problema, ma il segnale, la spia sul cruscotto che la nostra mente accende per segnalarci qualcosa che non va.</strong> Un segnale scomodo, se vogliamo, fastidioso, ma pur sempre un segnale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Pensiamoci un momento: se non fosse stato, almeno in qualche sua parte, un meccanismo funzionale, utile alla nostra vita, perchè mai l&#8217;evoluzione avrebbe dovuto portarla con sé fino ai giorni nostri?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Per quanto sia difficile vederla come tale, <strong>l’ansia altro non è che uno tantissimi meccanismi adattivi che la nostra mente ha conservato e sviluppato nel corso dell’evoluzione</strong> per permetterci di accorgerci di ciò che non ci sta bene ed attivarci a cambiarlo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ciò che rende questo segnale uno scomodo compagno di vita è la difficoltà che può subentrare nella comprensione del suo messaggio, spesso resa più nebulosa da generalizzazioni improrie (“se la prima volta sono stato male a tavola, forse non dovrei più andare al ristorante&#8230;”) e dalle paure delle conseguenze che distolgono l&#8217;attenzione dalle cause (“potrei morire”, “se mi dovesse venire l&#8217;ansia mentre mi trovo lì, potrei svenire, e tutti penserebbero che sono matto”).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Applicare soluzioni sbagliate ad un problema, qualunque sia il problema, genera da sempre tre effetti: il problema non si risolve, la situazione peggiora e chi fallisce si deprime.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ma allora cosa fare?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Torniamo all&#8217;esempio della storia di Maurizio: spegnere la spia, il segnale e non aprire il cofano per andare all&#8217;origine del problema non porterà molto lontano. Maurizio per molto tempo si era limitato a leggere la sua ansia come “solo un po&#8217; di stanchezza, debolezza”, dandosi come soluzione auspicata “una buona vacanza (ovviamente, sempre con il tavor in valigia) e passa tutto”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Naturalmente la presenza di un aiuto che permetta di mantenere una vita più tranquilla e portare avanti impegni senza restare in balia dell&#8217;inquietudine è una possibilità preziosa, a volte inevitabile, per non far aggravare la situazione in attesa che si risolva. Tuttavia troppo spesso si confonde “la sirena con l&#8217;incendio”, si spegne la prima e non ci si cura delle fiamme.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Certamente spegnere un allarme è più semplice che fronteggiare il fuoco, ma tra le due opzioni quale scegliereste?</span></strong></p>
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		<title>Il naso della maestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 22:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
		<category><![CDATA[essere autori del proprio destino]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[processi psicologici automatici]]></category>
		<category><![CDATA[profezia che si autoavvera]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda: Quale ritenevano che fosse la loro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda:</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Quale ritenevano che fosse la loro “dote psicologica” più utile nel lavoro con i ragazzi.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel silenzio imbarazzato che, come sempre in queste occasioni, segue la domanda “dell&#8217;esperto”, prese la parola una delle insegnanti con maggiore esperienza del gruppo, la quale, per rompere il ghiaccio, affermò con una certa determinazione che certamente una delle capacità più utili che aveva acquisito con il tempo era </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>&#8220;il fiuto&#8221; </b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(seguirono alcuni ancora timidi cenni di assenso da parte di alcune colleghe).</span></span></span><br />
<span id="more-73"></span></p>
<p><span style="color: #333333;">“<span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con gli anni – spiegò alla mia richiesta di chiarimento – ho imparato a riconoscere da subito i bambini che mi daranno dei grattacapi, quelli più impegnativi, diciamo, e quelli invece che, posso metterci la mano sul fuoco, sono già capaci di stare a scuola e che daranno meno problemi. Capirlo subito mi è utile per sapere come comportarmi e gestirmi di conseguenza nei loro confronti&#8230; e al 90% ci azzecco”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le chiesi allora cosa le permettesse di essere un cecchino tanto infallibile. La risposta, alquanto più incerta della precedente, spiegò come “tutto un insieme di cose” le permettesse di farsi questa idea, elencando sostanzialmente alcuni clichè facilmente intuibili, che andavano dal contesto familiare, all&#8217;irrequietezza del bambino, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La maestra aveva ragione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anni di esperienza parevano dire di sì. Molto apprezzata dai genitori (così diceva la responsabile dell&#8217;istituto, forte dei tanti riscontri favorevoli), era certamente un&#8217;insegnante che “sapeva tenere una classe e sa sempre come prendere un bambino”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aggiungo che la donna dava tutta l&#8217;impressione di essere (e non ho motivo di sospettare il contrario) una persona votata al proprio lavoro, dedita all&#8217;educazione e l&#8217;istruzione dei bambini, desiderosa di far emergere e apprezzare le potezialità e le inclinazioni particolari di ciascun bambino, appassionata dell&#8217;arte di essere insegnante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando infine chiesi anche alle altre maestre se ritenevano che la loro collega avesse ragione, e se ritenessero che “il fiuto” fosse una dote utile, diverse di loro, mostrandosi solidali e concordi con l&#8217;altra, ammisero che si trattava certamente di una competenza necessaria, che permetteva di risparmiare fatica e iniziare a capire da subito come comportarsi “nei diversi casi”, ovvero come rispondere ai diversi bambini. Loro stesse, alla fin fine, avevano un&#8217;abbondante casistica che dimostrava di “averci azzeccato” sin dalla prima occhiata, o quasi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le maestre in questione compivano tuttavia </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>un errore fondamentale</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nella loro analisi della situazione, un errore tanto comune da essere universale: ignorare l&#8217;effetto della loro impressione sul modo di rispodere alla situazione, ai diversi bambini, e l&#8217;esito che questo aveva avuto, sin dall&#8217;inizio, sulle interazioni successive.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale errore può essere facilmente spiegato facendo riferimento ad una dinamica tipica delle interazioni umane e sociali, evidenziata dalla psicologia all&#8217;inizio degli anni settanta e comunemente chiamata </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“</span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>profezia che si autoavvera”</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. In sostanza quello che accade è che</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>l&#8217;aspettativa</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che abbiamo rispetto ad una situazione, un evento, una persona, ecc. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>ci porta a pensare ed agire in modo tale da favorire, senza che ce ne accorgiamo, proprio ciò che ci attendevamo.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;esempio della classe può essere chiarificatore: nel momento in cui le maestre si aspettano che un bambino le faccia disperare, saranno molto più vigili, attente, tese, determinate a farsi valere, pronte a rilevare i segnali di insubordinazione del bambino per poterli contrastare prima che diventino più difficili da reprimere. È intuibile come questa disposizione renda la relazione più tesa, aumentando la possibilità che l&#8217;alunno avverta disagio nel rapporto, reagendo con maggiore insofferenza, rispondendo proprio nel modo in cui ci si aspettava. Allo stesso modo, ma in senso opposto, l&#8217;aspettativa che un alunno sia bravo, brillante, ecc. determina un clima più fiducioso e stimolante attorno a lui, permettendogli quella serenità necessaria a realizzare le proprie potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma, a guardar bene, in questa vicenda, quante profezie si sono “autoavverate”?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quelle dell&#8217;insegnante le abbiamo già viste, ma in fondo anche il preside, con la sua certezza dell&#8217;affidabilità e bravura dell&#8217;insegnante, non potrebbe aver creato attorno a lei un clima favorevole, carico di quella stima essenziale perché la persona possa esprimere al meglio le proprie competenze?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È altrettanto possibile che, forte di questa convinzione, confermata da riscontri almeno in parte auto-realizzati, abbia finito per accogliere diversamente i diversi pareri (inevitabili) provenienti dai genitori dei bambini, avvalorando maggiormente quelli positivi e attribuendo quelli negativi a casi specifici, tratti caratteriali dei genitori recriminanti, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi le colleghe: riconoscendo e validando l&#8217;opinione espressa dalla maestra che aveva parlato per prima è credibile che l&#8217;abbiano fatta sentire parte di una buona squadra di lavoro, disponendola favorevolmente nei loro confronti, rendendo possibile una conferma dell&#8217;immagine stessa di questa insegnante come professionista brava, disponibile, con la quale riconoscersi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In fondo, la sua capacità di togliere tutti d&#8217;imbarazzo prendendo la parola davanti allo psicologo, non è un segno della sua competenza? Ma forse chi ha parlato lo ha fatto proprio perchè sapeva di avere la stima altrui&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infine i genitori, almeno quelli soddisfatti dell&#8217;insegnante: mostrando ai figli di riporre stima e fiducia nell&#8217;insegante, rendono possibile che il bambino veda la maestra come credibile, affidabile, legittimata, favorendo un loro migliore comportamento a scuola, una maggiore sicurezza nel chiedere un aiuto alla maestra che, competente e disponibile, prontamente lo dava, confermando l&#8217;ipotesi iniziale dei genitori&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Facilmente si potrebbe obiettare che è tuttavia innegabile che ci siano bambini più irrequieti ed altri più controllati, ma se proviamo a sostituire due termini così “predittivi” come “irrequieto” e “controllato”, con due più neutri, come “reattivo” e “posato”, possiamo facilmente vedere come l&#8217;interferenza dei nostri giudizi agisca nelle diverse situazioni sin dal linguaggio che spontaneamente usiamo, determinando il nostro modo di predire l&#8217;esito delle cose.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino irrequieto ci darà grattacapi, uno reattivo e pronto, soddisfazioni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino controllato ci apparirà represso, uno posato e ponderante, più capace di pensare prima di agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un caso unico, relegato alle aule di scuola? Assolutamente no, come facilmente si può intuire. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Processi simili intervengono continuamente nella nostra esperienza,</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> agendo nei rapporti con i colleghi, con i conoscenti, perfino con le cose: se sono sicuro di non essere portato per il computer, la matematica o il ballo latino americano ad esempio, più difficilmente proverò ad cimentarmi con la materia, o lo farò con tanta insicurezza ed ansia, che la mia mente e il mio corpo, irrigiditi dal disagio, non avranno modo di esprimere al meglio le loro potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al contrario, </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>se il modo in cui mi approccio a queste attività sarà carico e convinto, sarò più reattivo, motivato e concentrato, nonché capace di fronteggiare eventuali fallimenti.</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Allo stesso modo, verso una persona che immagino simpatica, disponibile, in sintonia con me, sarò portato a essere più accogliente e affabile, favorendo un suo sentirsi accolta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il risultato, in entrambi i casi, sarà esattamente quello che ci attendevamo.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"> </span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Ciò naturalmente non significa che il nostro pensiero o le nostre aspettative decidono il nostro futuro</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: la convinzione di essere un grande pianista non ci permette, da sola, di suonare neppure una canzonetta, ma ci può disporre nel modo più favorevole ad esprimere le nostre potenzialità, aumentando le possibilità di successo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;azione di questo meccanismo è universale ed inevitabile: le aspettative sono una strategia essenziale alla nostra mente per reagire alle situazioni in modo rapido ed efficace, senza soffermarsi ogni volta ad analizzare grosse quantità di informazioni necessarie ad agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Queste strategie, come tutte le strategie della nostra mente, possono divenire molto più utili se impariamo a conoscerle e, per quanto possibile, indirizzarle, togliendo almeno in parte il pilota automatico.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Come farlo?</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo passo necessario è la</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>consapevolezza</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: accorgerci di un atteggiamento negativo, pessimista, di aspettative infauste che ci stanno influenzando sul modo di porci, può essere utile per renderci conto che il futuro è ancora da scrivere e capire cosa possiamo fare per far andare le cose diversamente.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo segue poi la </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>necessità di agire in modo diverso</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, perché sono le scelte concrete che fanno la differenza. Comportarci come se le cose andassero come vogliamo è la strada migliore per aumentare la possibilità che le cose vadano davvero così: come ci comporteremmo se&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questo bambino (o questo collega) fosse il migliore che abbiamo mai avuto?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">sapessimo già di essere piaciuti a chi ci fa un colloquio di lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nel nostro ufficio ci fosse un clima affiatato?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questa fosse la persona giusta per noi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si tratta di ingannarsi. Ma di </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>provare a scrivere una nuova profezia, e poi lasciarla realizzare.</b></span></span></span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Se una pittrice finlandese fa il ritratto della nostra scuola</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/se-una-pittrice-finlandese-fa-il-ritratto-della-nostra-scuola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 14:12:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche settimana il dibattito social è impegnato a confrontarsi con la decisione di una famiglia finlandese di lasciare il nostro paese, delusa dall&#8217;impatto desolante con<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/se-una-pittrice-finlandese-fa-il-ritratto-della-nostra-scuola/">Se una pittrice finlandese fa il ritratto della nostra scuola</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana il dibattito social è impegnato a confrontarsi con la decisione di una famiglia finlandese di lasciare il nostro paese, delusa dall&#8217;impatto desolante con la nostra scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra campanilismo e ironia, le posizioni oscillano tra chi risponde per le rime rivendicando gli sforzi della scuola nostrana, e chi coglie l&#8217;occasione per evidenziare un tema importante: da quanto tempo non si mette mano seriamente al modello scolastico applicato nel nostro paese? Da quanto tempo non si investe seriamente in termini economici, sociali e strutturali sulla scuola?</p>
<p>Alla luce della mia esperienza come psicologo scolastico, ho colto l&#8217;occasione per scrivere una mia riflessione sul tema della scuola, che ho riportato nell&#8217;articolo di cui allego il link qui sotto&#8230;</p>
<p><a href="https://orax.me/blog/forum_art_det.asp?id=106">SE VAI A PALERMO, LASCIA STARE LA SCUOLA&#8230;</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/se-una-pittrice-finlandese-fa-il-ritratto-della-nostra-scuola/">Se una pittrice finlandese fa il ritratto della nostra scuola</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Le coppie nate online funzionano meglio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 09:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stamattina sono stato intervistato all&#8217;interno di Albachiara, il programma del mattino della Radio e Televisione della Svizzera Italiana, a proposito di una ricerca appena pubblicata, dalla<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/le-coppie-nate-online-funzionano-meglio/">Le coppie nate online funzionano meglio?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina sono stato intervistato all&#8217;interno di Albachiara, il programma del mattino della Radio e Televisione della Svizzera Italiana, a proposito di una ricerca appena pubblicata, dalla quale sembra emergere che le coppie nate online funzionano meglio di quelle conosciutesi nel modo tradizionale.<br />
Ma è proprio così? <a href="https://www.rsi.ch/g/13696435">Qui trovate l&#8217;audio della mia intervista</a>, nella quale vi racconto un po&#8217; come la penso&#8230;</p>
<p>Chi ha voglia di vedere <a href="https://www.rsi.ch/play/tv/albachiara-in-tv/video/albachiara-in-tv?urn=urn:rsi:video:13759930&amp;startTime=7265">il video lo può trovare invece qui</a>, dove è riportata tutta la puntata di Albachiara. La parte relativa alle coppie online è l&#8217;ultima della puntata (dulcis in fundo&#8230;) e la trovate a 1 ora e 56 minuti&#8230;</p>
<p><a href="https://www.rsi.ch/play/tv/albachiara-in-tv/video/albachiara-in-tv?urn=urn:rsi:video:13759930&amp;startTime=7265"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2914" src="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi-300x170.jpg 300w, https://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi-257x146.jpg 257w, https://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi-50x28.jpg 50w, https://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi-132x75.jpg 132w, https://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2021/01/albachiara-Carlo-Boracchi.jpg 753w" sizes="(max-width:767px) 300px, 300px" /></a><br />
<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/albachiara-in-tv/video/albachiara-in-tv?urn=urn:rsi:video:13759930&amp;startTime=7265">https://www.rsi.ch/play/tv/albachiara-in-tv/video/albachiara-in-tv?urn=urn:rsi:video:13759930&amp;startTime=7265</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/le-coppie-nate-online-funzionano-meglio/">Le coppie nate online funzionano meglio?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>DSA: i primi risultati della ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 15:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[dsa]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da oltre un anno ho il piacere di collaborare con il team che, insieme a Miriam Gandolfi, sta svolgendo un lavoro di ricerca innovativo sui disturbi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/dsa-i-primi-risultati-della-ricerca/">DSA: i primi risultati della ricerca</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da oltre un anno ho il piacere di collaborare con il team che, insieme a Miriam Gandolfi, sta svolgendo un lavoro di ricerca innovativo sui disturbi specifici dell&#8217;apprendimento, per costruire nuovi strumenti di intervento efficace e precoce.</p>
<p>I risultati che stiamo raccogliendo sono incoraggianti: il nuovo sguardo non solo è possibile, ma anche utile e fruttuoso per scuola, famiglie e bambini.</p>
<p>Il lavoro è ancora in corso d&#8217;opera, ma alcune riflessioni possono iniziare ad essere condivise.<br />
In questo articolo, apparso sulla rivista online Medicina e Società, edita da Fioriti, Miriam Gandolfi presenta quanto svolto finora sui DSA, lo sguardo adottato e i primi risultati emersi.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="S9bmWl3j1j"><p><a href="https://medicinaesocieta.it/dsa-in-aumento-una-proposta-efficace-per-un-intervento-alternativo/">DSA in aumento: una proposta efficace per un intervento alternativo</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;DSA in aumento: una proposta efficace per un intervento alternativo&#8221; &#8212; Medicina e Società" src="https://medicinaesocieta.it/dsa-in-aumento-una-proposta-efficace-per-un-intervento-alternativo/embed/#?secret=S9bmWl3j1j" data-secret="S9bmWl3j1j" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/dsa-i-primi-risultati-della-ricerca/">DSA: i primi risultati della ricerca</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Uno sguardo nuovo sui DSA: incontro con Miriam Gandolfi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 14:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[adhd]]></category>
		<category><![CDATA[discalculia]]></category>
		<category><![CDATA[disgrafia]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[dsa]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mia attività di psicologo scolastico tanti genitori mi chiedono aiuto per le difficoltà di apprendimento dei loro bambini. Sempre più spesso si sente parlare dei DSA,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/dsa-miriam-gandolfi/">Uno sguardo nuovo sui DSA: incontro con Miriam Gandolfi</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia attività di psicologo scolastico tanti genitori mi chiedono aiuto per le difficoltà di apprendimento dei loro bambini. Sempre più spesso si sente parlare dei DSA, i disturbi specifici dell&#8217;apprendimento. Disgrafia, diortografia, dislessia, discalculia sono parole ormai di uso comune nelle scuole.</p>
<p>E&#8217; possibile trovare un approccio nuovo a questi problemi?  Genitori e insegnanti possono diventare figure attive nel sostegno dei processi di apprendimento, prevenendo le difficoltà?</p>
<p>Parliamo di questi temi con Miriam Gandolfi in questo video che sono sicuro darà molte risposte a chi sta cercando di affrontare questi problemi.</p>
<p><iframe title="Psicologogallarate.com - I DSA guardati da un altro punto di vista - incontro con Miriam Gandolfi" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/e2rZZ-NoM1k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Chi affronta questo problemi spesso sente di poter solo compensare le difficoltà, senza risolverle.</p>
<p>L&#8217;approccio proposto da Miriam Gandolfi, con la quale ho il piacere e l&#8217;onore di collaborare, apre prospettive nuove, offrendo la possibilità di intervenire sui pre-requisiti dell&#8217;apprendimento e trovare un nuovo modo di affrontare i DSA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/dsa-miriam-gandolfi/">Uno sguardo nuovo sui DSA: incontro con Miriam Gandolfi</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia. Nel video parlo di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia.</p>
<p>Nel video parlo di come io intendo il lavoro con le coppie, quando ritengo opportuno effettuarlo (e quando no), e perché può risultare molto utile anche per problematiche individuali.<br />
Buona visione!</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Zx9MYk8uWnA" width="100%" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 16:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo di ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La conoscenza è lo strumento principale per poter affrontare il mondo con efficacia, per questo la battaglia per la scolarizzazione diffusa è stata determinante per la<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/analfabetismo/">L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 align="JUSTIFY">La conoscenza è lo strumento principale per poter affrontare il mondo con efficacia, per questo la battaglia per la scolarizzazione diffusa è stata determinante per la costruzione di una società democratica.</h4>
<p align="JUSTIFY">Per secoli la capacità di leggere e scrivere è stata un privilegio di pochi: scribi, dottori e letterati in genere rappresentavano la vera casta che aveva accesso al potere.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutto questo ha avuto fine con l&#8217;avvento della democrazia che, basata sulla partecipazione di tutti alla presa di decisioni, ha richiesto la diffusione delle competenze per accedere al dibattito politico, alla partecipazione collettiva. Da qui la lotta per l&#8217;istruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;analfabetismo (cioè il non saper leggere, scrivere e fare calcoli) è ormai stato sconfitto, almeno nelle società “occidentali”: la stragrande maggioranza della popolazione legge, scrive e conosce (almeno in linea teorica) le principali formule matematiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Malgrado questo importante risultato però il problema dell&#8217;alfabetizzazione pare essere tutt&#8217;altro che risolto. E non parlo delle sempre più frequenti problematiche nell&#8217;apprendimento della letto-scrittura (i cosiddetti disturbi specifici dell&#8217;apprendimento), quanto di due nuove forme di analfabetismo emergenti: l&#8217;<strong>analfabetismo di ritorno</strong> e l&#8217;<strong>analfabetismo funzionale</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">
<h4 align="JUSTIFY">In cosa consistono queste due problematiche?</h4>
<h4 align="JUSTIFY">Con analfabetismo di ritorno si intende la perdita di capacità di lettura, scrittura e calcolo non per mancanza di apprendimento di queste funzioni, ma per il loro “deterioramento da disuso”.</h4>
<p align="JUSTIFY">Così come per qualsiasi altra attività, anche la lettura, scrittura e competenza matematica richiede esercizio, costanza continuità. La perdita di questo esercizio significa un peggioramento qualitativo.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò non significa ovviamente che una persona non riconosca più le lettere o non sappia più fisicamente scrivere una parola, ma che si può stancare prima, ad esempio, e riuscire a rimanere concentrato solo per brevi testi, o magari che riesce a comprendere solo testi meno articolati, più semplici.</p>
<h4 align="JUSTIFY">L&#8217;analfabetismo funzionale, invece, riguarda la capacità di utilizzare correttamente le informazioni che si hanno a disposizione.</h4>
<p align="JUSTIFY">Distinguere un testo ironico da uno serio, un testo affidabile da uno non affidabile, uno scientifico da uno divulgativo è una competenza necessaria e fondamentale, perché chi non riesce a farlo non può agire correttamente.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo tipo di problema comporta il fatto che chi riceve delle informazioni non riesca a “incasellarle” nella maniera corretta, equiparando pettegolezzi a dati di fatto, finendo per basare il proprio agire su informazioni scorrette.</p>
<p align="JUSTIFY">Il problema maggiore con questo tipo di problemi è il fatto che, a differenza dell&#8217;analfabetismo primario, in cui il soggetto “sa di non sapere”, cioè è consapevole del fatto di non aver mai appreso a leggere, scrivere o contare, in questo caso generalmente la persona non si accorge del problema.</p>
<p align="JUSTIFY">Un po&#8217; come accade per la <a href="https://www.focus.it/scienza/scienze/che-cos-e-la-macchia-cieca">macula cieca</a>, il soggetto non si rende conto del “vuoto”.</p>
<p align="JUSTIFY">Senza voler entrare troppo in discorsi sociologici, possiamo sottolineare come il <strong>sovraffollamento informativo attuale non faciliti certamente una corretta ponderazione delle fonti e delle informazioni disponibili</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fenomeno, per quanto possa finire per connettersi al problema della disinformazione, non è sovrapponibile a questo: &#8220;disinformazione&#8221; significa circolazione di informazioni false o imprecise (è quindi un problema di chi emette le informazioni), mentre l&#8217;analfabetismo riguarda chi riceve queste informazioni, perché non sa interpretarle correttamente.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Che fare?</h4>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, come può essere immaginabile, non esistono soluzioni semplici per questo problema.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse l&#8217;unica strategia applicabile è quella di cercare il più possibile di mantenere attiva la propria mente, offrendo sollecitazioni, stimoli, mantenendo una certa abitudine a leggere, scrivere, fare conti, non affidandosi costantemente alle “protesi della mente” che sono i dispositivi elettronici.</p>
<p align="JUSTIFY">Molteplici ricerche, per altro, sottolineano come queste funzioni rappresentino una delle migliori ginnastiche la mente, che rimane in questo modo più allenata e vitale, meno propensa a deteriorarsi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come dire: ciò che fa bene alla nostra società (avere cittadini capaci di leggere la realtà), in fondo fa bene anche al singolo.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/analfabetismo/">L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>&#8220;Hai preso le pillole?&#8221; &#8211; ADHD e i suoi farmaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 12:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[adhd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni giorni fa, grazie ad una “soffiata” di una paziente, ho scoperto “Hai preso le pillole?” un documentario presente sul catalogo di Netflix che tratta di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/adhd-farmaci-ritalin/">&#8220;Hai preso le pillole?&#8221; &#8211; ADHD e i suoi farmaci</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Alcuni giorni fa, grazie ad una “soffiata” di una paziente, ho scoperto <strong>“Hai preso le pillole?”</strong> un documentario presente sul catalogo di Netflix che tratta di un problema da noi ancora poco conosciuto o sottostimato:</p>
<h3 align="JUSTIFY">L&#8217;uso (e l&#8217;abuso) di farmaci “stimolanti” da parte di studenti, professionisti, ecc. allo scopo di aumentare la prestazione, potenziarsi.</h3>
<p align="JUSTIFY"><strong>I cosiddetti “stimolanti” sono farmaci, come il Ritalin e l&#8217;Adderal, frequentemente utilizzati nel trattamento di problemi attentivi e “comportamentali”, il più noto dei quali è la sindrome da Deficit dell&#8217;Attenzione e Iperattività, nota al grande pubblico come ADHD.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Ormai anche i non addetti ai lavori conoscono questa etichetta diagnostica che, in modo più o meno consapevole, si presenta ormai con frequenza tale che qualcuno ha iniziato a parlare di <a href="http://www.psicologogallarate.com/indagine-effetti-psicofarmaci/">epidemia</a>.</p>
<p align="JUSTIFY">Premesso che il documentario, molto fruibile e ben fatto, offre un ampio ventaglio di sollecitazioni e interrogativi su questo problema dilagante, personalmente sono stato colpito da due suggestioni che condivido: la prima di naura clinica, la seconda più “sociale”.</p>
<h4 align="JUSTIFY"><b>ADHD&#8230; e se ci stessimo sbagliando di grosso?</b></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Molti autori più autorevoli di me hanno già sollevato più di un dubbio su questa sindrome, sia per quanto riguarda il trattamento generalmente effettuato, che per quanto riguarda la sua stessa esistenza. E se consideriamo che tra i critici di questa definizione, va annoverato anche Leon Eisenberg, il “padre” della ADHD, non possiamo certo considerare questa posizione come faziosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Le fortissime pressioni esercitate dalle case farmaceutiche produttrici di questi farmaci sugli organi di controllo hanno abbassato i criteri per la diagnosi, finendo per includere un numero enorme di bambini tra i &#8220;soggetti patologici&#8221;. Sarebbe legittimo chiedersi se davvero tutti questi bambini sono “malati” o più semplicemente sono bambini che manifestano con la loro irrequietezza, vivacità, dinamicità il loro essere bambini, appunto. O forse se, con la loro agitazione esprimono un disagio che rimanda ad altro (tensioni familiari, preoccupazioni, ecc.).</p>
<p align="JUSTIFY">Curioso poi che si parli tanto di “deficit dell&#8217;attenzione e iperattività” in un momento storico in cui si valorizza tanto il multitasking, l&#8217;iperproduttività, la versatilità ai limiti del trasformismo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Non è che “i bambini ADHD”, ben lungi dall&#8217;essere dis-adattati, siano in realtà iper-adattati a questa società? </strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Con il loro essere incapaci di fermarsi su un compito solo, non incarnano perfettamente un tentativo di realizzare proprio ciò che la società sembra chiedere?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<h4 align="JUSTIFY"><b>Il massimo sta diventando il minimo?</b></h4>
<p align="JUSTIFY"><strong>Un aspetto interessante (quanto inquietante) del documentario riguarda il fatto che la maggior parte di coloro che ha iniziato a usare i farmaci lo ha fatto non per curarsi, ma per &#8220;doparsi&#8221;.</strong> Sebbene questo uso sia quindi a tutti gli effetti improprio, molti di coloro che ne hanno abusato pur ammettendo di esserne diventati dipendenti, ritengono che l&#8217;aiuto avuto, il potenziamento ottenuto sia valso la pena: cioè che sia accettabile diventare dipendenti da un farmaco, se questo aiuta ad avere risultati più alti della concorrenza, andando oltre i propri limiti fisiologici.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo fa venire in mente un altro dato simile: la maggior parte dei fruitori di farmaci sessualmente stimolanti (Viagra e Cialis) non sono soggetti con problemi erettili, che li usano per contrastare i problemi, ma soggetti normali, che li usano per avere performance da &#8220;porno star&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;immagine che emerge da questi dati sembra essere quella di un contesto nel quale essere normali non è più abbastanza, occorre essere “più” per essere al livello base.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Ciò significa che andare oltre i propri limiti, essere super, sta diventando un prerequisito necessario per essere al passo con la società e le sue richieste? Essere normali sta significando essere “meno”?</h4>
<p align="JUSTIFY">Il quadro che emerge sembra il ritratto surreale tratteggiato da Lewis Carroll nel suo Alice nel Paese delle Meraviglie: “qui devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Per andare da qualche parte devi correre almeno il doppio!”</p>
<p align="JUSTIFY">Per chi fosse interessato a vedere il documentario, purtroppo non disponibile online, condivido il trailer&#8230;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Take Your Pills | Official Trailer [HD] ] Netflix" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/X6Xebo1pngM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Manuale minimo di sopravvivenza all&#8217;anno scolastico per genitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 13:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[adhd]]></category>
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		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi in Lombardia e in tante altre regioni inizia l&#8217;anno scolastico, e per chi come me lavora moltissimo con alunni, insegnanti, famiglie e con tutto il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/manuale-minimo-di-sopravvivenza-allanno-scolastico-per-genitori/">Manuale minimo di sopravvivenza all&#8217;anno scolastico per genitori</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi in Lombardia e in tante altre regioni inizia l&#8217;anno scolastico, e per chi come me lavora moltissimo con alunni, insegnanti, famiglie e con tutto il mondo della scuola, è impossibile non dedicare un pensiero speciale ed un augurio, accompagnato da una riflessione semiseria, che dedico in particolare ai genitori di alunni grandi e piccoli.<br />
Da un po&#8217; di anni infatti il percorso scolastico è diventato un&#8217;esperienza familiare, che coinvolge i genitori (ma a volte anche nonni, zii, vicini di casa, ecc.) non meno dei figli.<br />
A tutti questi adulti che a breve inizieranno a sentirsi pressati da compiti da far fare (o da fare), da verifiche da preparare, materiali da cercare&#8230; ecco qualche pensiero in libertà con cui vorrei augurare a tutti un bellissimo anno scolastico.<br />
Non perché privo di difficoltà, ma perché ogni difficoltà aiuti i nostri figli a crescere.</p>
<p><strong>1) Lasciate che a scuola ci vadano i vostri figli, voi avete già dato!</strong><br />
Ovvero: seguite i vostri figli, ma non anticipateli. Se vi chiedono, rispondete, se c&#8217;è da controllare, controllate, ma lasciate che si gestiscano un po&#8217; più autonomamente di come facevano l&#8217;anno scorso: cosa vorreste che facessero autonomamente entro la fine dell&#8217;anno? Bene, iniziate subito con un passo in quella direzione.</p>
<p><strong>2) Gli insegnanti sono i vostri migliori alleati: collaborate con loro.</strong><br />
Cercare il confronto con gli insegnanti, credere in una cooperazione costruttiva con la scuola, favorire lo scambio di informazioni da e verso la scuola è una premessa fondamentale perché ciascuno possa svolgere al meglio il proprio lavoro: insegnanti, genitori&#8230; e alunni!</p>
<p><strong>3) I voti a vostro figlio, non sono voti a voi (né a lui come persona).</strong><br />
Vedete (e aiutate a vedere) i fallimenti e le difficoltà che arriveranno come occasioni per migliorare, non come attacchi personali. Solo così usciremo più grandi e più ricchi di come siamo entrati.</p>
<p><strong>4) Ricordate che chi protegge troppo, finisce per indebolire invece che rafforzare.</strong><br />
Lasciate che siano un po&#8217; i figli &#8220;a smazzarsela&#8221;: voi al massimo indicate la via, suggerite, aiutate a ragionare.</p>
<p>5) ma soprattutto:<strong> meno chat e più dialogo.</strong> Con i figli, con gli altri genitori, con gli insegnanti&#8230; con tutti.</p>
<p>A tutti voi un felicissimo anno scolastico.<br />
Per aspera ad astra.</p>
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