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	<title>conflitto di coppia Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Conflitti e contenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/conflitto-di-coppia/">Conflitti e contenti</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale irraggiungibile ma desiderato, ambito.</p>
<p align="JUSTIFY">La ricerca psicologica rivela però una realtà molto diversa: <b>i gruppi che registrano il maggior benessere sono quelli nei quali i conflitti possono essere espressi liberamente sia che si parli di contesti familiari che lavorativi. Ammettere e &#8220;legittimare&#8221; un conflitto di coppia, o tra genitore e figlio, piuttosto che tra colleghi permetterebbe di vivere più serenamente in quel contesto.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Indipendentemente dal contesto osservato, più il gruppo è abituato ad affrontare conflitti, più diventa capace di gestirli, più riesce a ridurre il livello di aggressività al proprio interno e quindi a sopravvivere. Non solo: in questi gruppi si lavora meglio, sono più produttivi e registrano un maggior livello di benessere personale.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contrario <b>nei gruppi nei quali il conflitto viene eluso</b>, minimizzato o evitato (magari proprio cercando di nasconderlo dietro un clima cordiale), <b>così come in quelli in cui viene impedito</b>, <b>si riscontra un maggiore livello di negatività</b>, un sentimento sotterraneo, più difficile da affrontare dell&#8217;aggressività, e quindi tendenzialmente più logorante. I membri di questi gruppi si sentono ovviamente meno valorizzati, si riconoscono meno nel gruppo e disinvestono.</p>
<p align="JUSTIFY">In pratica: <b>meno si dà libero corso al conflitto, più questo ci perseguiterà</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Traducendo il discorso per quanto riguarda un conflitto di coppia o in una famiglia ciò significa che <strong>quanto più divergenze e visioni diverse trovano spazio di emersione, tanto maggiore sarà il benessere reale in casa</strong>. Tanto meno si ha paura di litigare, tanto più ci si vaccinerà dalla repressione del conflitto e si imparerà a gestirlo e superarlo.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Perché il conflitto sia costruttivo diventa importante che riesca a restare “un conflitto aperto”</b>, cioè che <b>offra a tutti i contendenti la possibilità di esprimere le proprie diverse posizioni</b>, ma anche di <b>assumersi un ruolo ed una responsabilità nella soluzione</b>, ben sapendo che ci possono essere situazioni in cui una via di mezzo non è possibile, rendendo necessario che qualcuno faccia un passo indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">Dare spazio al confronto non significa rendere sempre tutti contenti (evidentemente un&#8217;opzione impossibile), ma fare in modo che ciascuno senta comunque di aver avuto modo di esprimersi.</p>
<p align="JUSTIFY">I fattori che permettono creare un clima di questo tipo sono molteplici, alcuni individuali, altri contestuali: <b>ciò significa che la buona volontà del singolo può non essere sufficiente a creare il clima ottimale</b> (pur essendo comunque una premessa indispensabile), <b>ma che può essere necessario un percorso di tutto il gruppo coppia, famiglia, o equipe che sia</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Talvolta il percorso può essere più lungo ed impegnativo, richiedendo tempo e messa in gioco da parte di ciascuno.</p>
<p align="JUSTIFY">A tutti viene chiesto di esporsi e lasciar esporre e accettare, laddove il contesto lo renda possibile, che le decisioni non negoziabili non vedano uscire sempre lo stesso vincitore, pena il ritorno ad un clima nel quale, alla fine, i perdenti finiranno per minare le fondamenta del lavoro e avere la propria rivalsa su un contesto (lavorativo, familiare, di coppia ecc.) dal quale non si sentono apprezzati e riconosciuti.</p>
<p align="JUSTIFY">Come dire: litigate, e vivete felici.</p>
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		<title>SOS Suoceri: difficili equilibri familiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 13:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti familiari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.</p>
<p>Il problema della <strong>ridefinizione dei confini tra il nuovo nucleo composto da due partner e le loro famiglie</strong> è talmente comune e universale da essere un classico di commedie vecchie e nuove, vignette e film: chi ha apprezzato, tanto per citare uno dei titoli più famosi a riguardo, “Ti presento i miei”, sa di cosa sto parlando. Parlare di suocera e nuora (o suocera e genero&#8230;) significa nell&#8217;immaginario comune parlare di cane e gatto e, sebbene nella realtà dei fatti la situazione non sia ovviamente sempre così, è pur vero che <strong>anche nelle situazioni più riuscite qualche aggiustamento reciproco è sempre da mettere in conto</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="http://raccontidicasa.it/wp-content/uploads/2013/04/suocera-invadente-190x190.jpg" alt="suocera" width="190" height="190" />Moltissimi i libri (o siti) della cosiddetta “psicologia pret a porter” (cioè quei manualetti della serie “come vivere felici e risolvere tutti i problemi in 10 regole”) esibiscono leggi universali per risolvere la questione (“la coppia deve difendere e tutelare i propri spazi vitali”, “intrusioni da parte delle famiglie estese sulla vita matrimoniale finiscono per minare alla radice la stabilità della coppia”, ecc.) che generalmente ottengono il solo effetto di aumentare la frustrazione di chi cerca invano di realizzarle. <strong>La situazione è sempre più complessa di quella considerata generalmente in questi pamphlet e tra volere qualcosa e riuscire ad attuarlo intercorrono sempre una serie di fattori.</strong></p>
<p>La situazione attuale, infatti, non può prescindere da alcuni essenziali dati di fatto: difficoltà economiche, esigenze familiari, problemi di salute sono solo alcune delle ragioni che rendono impossibile per una coppia (o uno dei due coniugi) porre i limiti e le barriere illustrate come essenziali, se non a costi enormi dal punto di vista pratico o emotivo.</p>
<p>L&#8217;esempio più classico può essere quello di un figlio che nel momento in cui inizia ad avviare una vita di autonoma con una propria famiglia si trova a dover fronteggiare la malattia di un genitore, o a necessitare aiuto nell&#8217;accudimento di un bambino: situazioni cioè che legittimamente richiamano l&#8217;attenzione verso il proprio nucleo e la necessità di un osmosi con esso.</p>
<p><strong>Il problema del rapporto “tra suocera e nuora” non è mai un problema a due, ma coinvolge sempre almeno un terzo, cioè il partner/figlio</strong>, che si trova al centro della questione con la responsabilità e necessità di gestire il territorio di confine tra i due nuclei a cui appartiene (ovviamente il medesimo discorso vale al variare del sesso dei soggetti: suocera e genero, suocero e nuora, suocero e genero).</p>
<p>In questo ambito più che mai le modalità che permettono di costruire un equilibrio stabile ed efficace variano da un caso all&#8217;altro, a seconda delle prassi proprie delle due famiglie d&#8217;origine e di quella costruita dalla nuova coppia.</p>
<p>Ogni arrangiamento offre vantaggi e svantaggi: autonomia e indipendenza da una parte, sostegno e aiuto dall&#8217;altra possono però tradursi anche in una faticosa solitudine o in un&#8217;intrusività fastidiosa che possono rappresentare un serio ostacolo alla serenità di coppia.</p>
<p><strong>Quali aspetti privilegiare e quali mettere in secondo piano diventa determinante nella scelta della coppia</strong>, finendo al centro di discussioni e liti nel momento in cui le visioni divergono e non si giunge ad un accordo condiviso.</p>
<p>Riuscire a cogliere i reali significati in gioco dietro diventa determinante per comprendere possibilità e vincoli, richieste possibili ed impossibili per arrivare a costruire un nuovo equilibrio sostenibile per tutti.</p>
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		<title>Separazione: come parlarne ai figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 15:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fine di un rapporto di coppia è sempre un momento difficile e doloroso. Le cose diventano poi ancora più impegnative quando sono presenti sulla scena<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY">La fine di un rapporto di coppia è sempre un momento difficile e doloroso. Le cose diventano poi ancora più impegnative quando sono presenti sulla scena dei figli che, pur testimoni di momenti di tensione e scontro, possono vivere con angoscia l&#8217;idea di una separazione dei genitori.</h3>
<h3 align="JUSTIFY">Come parlare ai figli della separazione? Quando è bene farlo, e chi deve occuparsene?</h3>
<h3 align="JUSTIFY">In che modo accompagnarli ad affrontare i cambiamento?</h3>
<p align="JUSTIFY">Certamente un evento come la separazione oggi è molto più frequente e pensabile di quando sia stato nel passato: oggi famiglie separate o ricomposte sono estremamente frequenti, talvolta anche con ricomposizioni multiple (cioè con entrambi i coniugi che hanno già avuto alle spalle almeno un&#8217;altra separazione).</p>
<p align="JUSTIFY">Questo ovviamente non riduce la quota di sofferenza legata all&#8217;evento, sebbene lo può porre, almeno in certi casi, entro certi limiti di maggiore comprensibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Senza dubbio è bene precisare che non sempre e non necessariamente “separarsi” significa “traumatizzare” un figlio: non sono infrequenti i casi in cui sono i figli stessi a chiedere a genitori litigiosi di separarsi, magari avendo visto l&#8217;esperienza di un amico risolversi in meglio, o semplicemente perché non riescono più a sopportare di vivere in un contesto di guerra costante.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Questo ci porta, tanto per cominciare, a porre due premesse importanti:</h4>
<ol>
<li>
<h4 align="JUSTIFY">talvolta i figli possono già sentire “odore di separazione” ben prima che gliene parliamo noi;</h4>
</li>
<li>
<h4 align="JUSTIFY">la “soluzione separazione” può rappresentare per un figlio una via accettabile o addirittura preferibile rispetto alla tensione familiare in cui si sente immerso.</h4>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Penso quindi che possa risultare abbastanza chiaro che personalmente credo molto poco alla frase “ci separeremmo, ma stiamo insieme per i figli”: credo che in questi casi, proprio per il bene dei figli, sarebbe bene ammettere a se stessi e agli altri, che è bene concludere un rapporto che non ha ragione di essere, e non porre i figli nella terribile posizione di “sequestratori” dei genitori, che “sarebbero liberi di rifarsi una vita, se solo non ci fossero i figli tra i piedi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiarito questo, è bene considerare poi alcune accortezze nell&#8217;affrontare il discorso, che possono favorire un&#8217;evoluzione della situazione più sicura per i figli, il cui compito sarà comunque quello di riuscire a mantenere un legame con entrambi i genitori (laddove non esistano condizioni di impedimento, come violenze familiari, o altro), pur nel nuovo assetto familiare.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Quali sono queste accortezze?</h3>
<p align="JUSTIFY">(una precisazione: data l&#8217;impossibilità di esporre considerazioni universalmente valide, proprio per la vastità e complessità di situazioni, analizzerò una situazione-tipo, a partire dalla quale orientarsi poi per i singoli casi)</p>
<h3 align="JUSTIFY">Un primo aspetto importante riguarda la tempistica: quando parlare ai figli dell&#8217;idea di separarsi.</h3>
<p align="JUSTIFY">Chiaramente un&#8217;idea come questa è bene che sia messa sul tavolo quando questa è già stata decisa da parte dei coniugi, non quando è ancora un&#8217;ipotesi da valutare.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal momento in cui viene comunicata questa cosa è bene che prima della messa in atto effettiva della separazione passi un tempo sufficiente perché il figlio metabolizzi l&#8217;idea, senza tuttavia che questo si protragga a tempo indefinito.</p>
<h4 align="JUSTIFY">In sostanza il “momento giusto” per farlo sono poche settimane prima che il genitore uscente lasci la casa.</h4>
<p align="JUSTIFY">In queste settimane il figlio (o i figli) possono comprendere meglio quello che sta accadendo, porre le domande che sentono sorgere, prepararsi al momento riorganizzando i rapporti con ciascuno dei due genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo spazio di tempo è dovere dei genitori rassicurarli rispetto alla prosecuzione del rapporto tra loro, mostrando quale sarà il posto del figlio nella nuova vita del genitore: quale sarà la sua camera, quale il momento che sarà riservato al loro rapporto, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">I principali rischi che è bene cercare di scongiurare in questo frangente riguardano da una parte la possibile auto-colpevolizzazione da parte di un figlio nella fine del rapporto (meno frequente di quanto si pensi, in realtà) e la triangolazione del figlio nel conflitto dei genitori, cioè il fatto che il figlio si schieri (se non lo ha già fatto) per l&#8217;uno contro l&#8217;altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Per evitare questo è bene che i genitori evitino di entrare nelle specifiche motivazioni relative alla loro decisione, presentandola come “una decisione a cui siamo arrivati insieme, nell&#8217;interesse di tutti, per cui abbiamo pensato che sia meglio che il papà e la mamma vadano a vivere ognuno per conto suo da adesso in poi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaramente, in situazioni in cui il conflitto si sia già palesato o in cui i figli abbiano già assistito a scontri tra i genitori, è molto probabile che esistano già degli schieramenti di un qualche tipo.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contempo è bene sempre cercare di evitare che la separazione diventi l&#8217;occasione per cementare anche questi schieramenti, magari arrivando anche a spaccature tra fratelli (uno pro-mamma, l&#8217;altro pro-papà), cercando il più possibile di non entrare in questioni di torti o ragioni davanti ai figli.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Questo ci porta all&#8217;altra domanda: chi deve parlare di separazione?</h3>
<h4 align="JUSTIFY">La modalità ottimale è che siano entrambi i genitori ad affrontare il discorso congiuntamente, trasmettendo l&#8217;idea che la decisione sia di entrambi, ed evitando anche in questo caso di entrare nel dibattito su responsabilità e colpe.</h4>
<p align="JUSTIFY">Ciò non toglie che ci possano poi essere momenti distinti nei quali ciascuno dei due genitori risponde alle domande del figlio, soprattutto quelle riguardanti il nuovo assetto che il rapporto dovrà prendere, ed evitando di parlare dell&#8217;altro genitore e di questioni della coppia.</p>
<p align="JUSTIFY">È chiaro che una variabile determinante è data anche dalla reazione del figlio stesso alla nostra comunicazione. Sia che la sua sia una reazione di tristezza, sia che sia rabbiosa, sia che sia di apparente indifferenza, è sempre bene rispettarla e lasciare che possa essere espressa liberamente (a patto che il ragazzo non arrivi a far del male a se stesso o ad altri).</p>
<h3 align="JUSTIFY">Dare il tempo di metabolizzare quanto ascoltato e poterlo riprendere successivamente è spesso necessario, rispettando il diritto di manifestare la rabbia come sente liberamente.</h3>
<p align="JUSTIFY">Quello che è importante tenere a mente è che la separazione è un evento che coinvolge i figli solo in termini indiretti: è molto più probabile che ad essere colpito sia il coniuge che la subisce, ma che magari, per qualsiasi ragione, non riesce a chiedere aiuto o ad esprimere il proprio bisogno.</p>
<p align="JUSTIFY">Un errore che quindi è bene evitare è quello, ad esempio, di mandare il figlio in “psicoterapia preventiva” (“volevamo farlo venire a parlare con lei perché ci stiamo separando”), una decisione che potrebbe trasmettere il messaggio paradossale che “devi per forza avere un problema, altrimenti c&#8217;è qualcosa che non va”.</p>
<p align="JUSTIFY">Tenere gli occhi aperti sulla situazione e sullo stato d&#8217;animo è necessario, ma esistono casi in cui prevenire non è meglio che curare. In passaggi come questo è anzi bene tenere presente che i veri interlocutori che il figlio desidera sono i genitori, a cui chiedere chiarimenti, conferme, rassicurazioni, o a cui esprimere rabbia.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Una terza persona, anche quando terapeuta, potrebbe essere percepita come “messa lì per scaricare la patata bollente”, o peggio ancora per patologizzare il figlio.</h4>
<p align="JUSTIFY">La strada migliore in questi casi è, al contrario, fare il possibile perchè ciascuno possa trovare la sua nuova posizione nell&#8217;assetto familiare trasformato, mettendo in gioco se stesso e gli altri familiari per trovare il nuovo equilibrio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/separazione-come-parlarne-ai-figli/">Separazione: come parlarne ai figli</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia. Nel video parlo di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia.</p>
<p>Nel video parlo di come io intendo il lavoro con le coppie, quando ritengo opportuno effettuarlo (e quando no), e perché può risultare molto utile anche per problematiche individuali.<br />
Buona visione!</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zx9MYk8uWnA" width="100%" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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