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	<title>crisi di coppia Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 08:06:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Superare il tradimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 13:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">
Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, <b>quello del tradimento è uno scoglio contro cui molte coppie vanno ad incagliarsi</b>, uscendone ora malconce, ora affondate, ora trasformate, ma mai indenni.</h2>
<p align="JUSTIFY">Non sempre tuttavia chi subisce il tradimento decide di rompere il legame, aprendo la strada alla possibilità per la coppia di superare questo evento.</p>
<p align="JUSTIFY">Frequentemente capita che, giungendo a chiedere aiuto psicologico, la persona tradita ponga al terapeuta la domanda se abbia senso cercare di perdonare e andare avanti, capendo cosa ha fatto sì che le cose andassero così, o se la strada debba essere invece quella della rottura definitiva.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma è davvero possibile superare un evento di questo tipo e andare avanti insieme? </b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa può aiutare un coppia a farlo in modo da uscirne rafforzata?</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali trappole si nascondono in questo percorso? </b></p>
<p align="JUSTIFY">Parlare di tradimento significa, innanzitutto, parlare di un <a href="http://www.donnamoderna.com/salute/Single-e-coppia/diversi-tipi-tradimento">fenomeno multiforme</a>: esistono forme di tradimento con significato, percorsi e prognosi talmente diverse che meriterebbero un libro dedicato specificamente all&#8217;argomento (che certamente è già stato scritto). Chi lavora con coppie assiste a tradimenti di ripicca, di autoaffermazione o di autosabotaggio, tradimenti veri o inventati, imprigionanti o liberanti, taciuti o minacciati, sbandierati o minimizzati (dal traditore e/o dal tradito), unici o seriali&#8230; e per tanti tradimenti, altrettante risposte messe in atto dall&#8217;altro partner a determinare un universo di costellazioni estremamente vario ed articolato.</p>
<p align="JUSTIFY">Volendo tuttavia ragionare sulla possibilità di superare realmente la difficile prova del tradimento, è possibile individuare <b>alcuni elementi comuni</b> alle diverse situazioni e che sarebbe bene valutare in partenza, <b>per aumentare la possibilità che il percorso compiuto dalla coppia possa portare a frutti soddisfacenti per entrambi</b> e duraturi, perché realmente cambianti lo status di cose che hanno portato al tradimento stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo elemento assolutamente imprescindibile è legato alla presenza di una <b>disponibilità di entrambi i partner a mantenere viva la relazione</b>: chi ha subito il tradimento e chi lo ha commesso devono quindi sentire che la prosecuzione della relazione è un obiettivo impegnativo ma desiderato, sul quale sentono di poter e voler investire.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrettanto importante è che <b>tale investimento non sia fatto “in nome di qualcun altro”, ma per la coppia stessa</b>: tenere insieme un rapporto per figli, genitori, parenti, amici, ecc. è una delle trappole più diffuse e dannose in termini psicologici (soprattutto quando il vincolo è identificato con i figli), nonché uno degli autoinganni più frequenti nelle coppie che non riescono a separasi. Molto spesso il coniuge che decide di “sopportare l&#8217;altro per non far soffrire i bambini” nasconde dietro questa giustificazione la propria incapacità di rompere il rapporto, scaricando poi la responsabilità sui figli, che finiscono triangolati nel conflitto. Se da una parte è evidente che una separazione non sarà mai una scelta facile in presenza di minori, dall&#8217;altra il tentativo di tenere insieme una coppia con conflitti, accuse e tradimenti più o meno sottaciuti rischia di avere conseguenze ben più gravi ed un clima di tensione che non può che essere dannoso a chi lo vive, figli compresi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;interesse a proseguire, per tornare al nostro discorso, non solo deve essere reciproco ma anche personale, indipendente da altri rapporti e relazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo aspetto ne segue un altro, cioè la <b>disponibilità alla messa in gioco da parte sia di entrambi i partner, che della coppia in quanto tale</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Da una parte, infatti, nessuno dei due soggetti può partire da un atteggiamento di attribuzione totale della responsabilità dell&#8217;accaduto all&#8217;altro: sebbene è evidente che il tradimento sia stato attuato ad un certo punto da uno dei due partner che potrebbe quindi passare come quello maggiormente responsabile, al contempo non possono non essere considerati i fattori che hanno portato questa persona al tradimento stesso. È possibile che la persona abbia iniziato a portare lo sguardo fuori dalla coppia non trovando più soddisfazione ad alcune sue richieste all&#8217;interno della stessa, o vedendo non più considerati aspetti prima ritenuti importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Trascurare le ragioni che hanno portato a tradire può far aumentare il rischio di un nuovo futuro tradimento</b>, perché i bisogni che hanno portato alla rottura della fedeltà e dell&#8217;esclusività del legame, se non riconosciuti, torneranno a bussare alla porta della coppia, che non potrà che tornare ad aprirsi ad intrusioni non gradite.</p>
<p align="JUSTIFY">La messa in gioco della coppia, invece, ha a che fare con la consapevolezza che questa possa rompersi: in sostanza, <b>se si vuole che una coppia riesca a mettersi al lavoro veramente per la propria sopravvivenza, deve partire dal presupposto che essa non sia scontata</b>, che possa rompersi, e che quindi il punto nel quale si decide se proseguire o meno il cammino insieme non è alle spalle, ma davanti a loro. Questo permette a ciascuno di dare il massimo per la coppia, ma anche di sentire liberamente la possibilità di esprimere ciò che funziona e cosa no, e di portare all&#8217;altro le proprie richieste in modo più autentico e libero.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ultimo aspetto, evidentemente legato ai precedenti è la <b>chiarezza rispetto alle reciproche richieste ed alla reciproca disponibilità a soddisfarle</b>. Lo spauracchio della rottura della relazione, la voglia di chiudere la crisi, la presenza di sensi di colpa e rimorsi possono infatti spingere uno o entrambi i partner a tacere domande importanti, trascurare richieste significative, o ad accettare condizioni troppo onerose, magari perfino incompatibili con i propri bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">“<b>Questa cosa non mi sta bene, ma dato che ho sopportato finora, devo andare avanti a sopportare per non vanificare la fatica fatta fin qui”</b>: un pensiero come questo è una trappola mentale estremamente diffusa e pericolosa (spesso alla base anche di situazioni di abuso e violenza cronica), che condanna la persona a restare incastrata in una condizione insoddisfacente, bloccando la spinta al cambiamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Come si vede ciascuno di questi aspetti è strettamente collegato con gli altri: <b>nessuno di questi è sufficiente, e tutti sono necessari</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non esistono ricette dall&#8217;esito certo, ma solo premesse utili per un lavoro fruttuoso</b>, grazie alle quali è possibile <a title="Per Contattarmi" href="http://www.psicologogallarate.com/contatti_psicologo_gallarate/"><b>pensare di iniziare un percorso</b></a> che aiuti a disincagliare la coppia dallo scoglio trovato e provare, se possibile, a proseguire la navigazione, più forti di prima.</p>
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		<title>Gli incompiuti. Adulti in crisi esistenziale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 13:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono Luca, ho 30 anni, una laurea e non so cosa fare delle mia vita”. Comincia così una mail per una richiesta di aiuto da parte<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sono Luca, ho 30 anni, una laurea e non so cosa fare delle mia vita”.</strong></p>
<p>Comincia così una mail per una richiesta di aiuto da parte di un giovane uomo che mi chiede un colloquio&#8230; non sa bene neanche lui per quale ragione o problema. Anzi, uno dei motivi che lo spingono a contattare uno psicologo è proprio il desiderio di sapere che problema ha, se è l&#8217;unico a vivere questa situazione e se la cosa che sente ha un nome più specifico che &#8220;crisi esistenziale&#8221;.</p>
<p>La situazione di Luca (nome ovviamente di fantasia) è quella di un numero sempre crescente di giovani uomini e donne, tantissimi con titoli di studio elevati e curriculum brillanti fino al termine del corso di studi, punto a partire da quale <strong>si sono ritrovati in un&#8217;immobilità o inerzia inspiegabile</strong>, visti i precedenti.</p>
<p><strong>Questo blocco non riguarda solamente l&#8217;ambito lavorativo, ma anche quello relazionale</strong>, o perché non trovano la persona giusta o perché si trovano incastrati in relazioni immobili, senza una prospettiva soddisfacente.</p>
<p>La ragione del loro malessere ruota proprio attorno a questa situazione paradossale: <strong>persone dotate di risorse brillanti, con trascorsi più o meno promettenti, si ritrovano incastrati in un vuoto progettuale, incapaci di prendere decisioni significative per dare una svolta ed una direzione netta alla propria vita, restando, appunto, degli incompiuti</strong>.</p>
<p>Proprio questo è il succo dell&#8217;affermazione “non so cosa fare della mia vita”: <strong>giunto il momento di prendere in mano le redini della propria vita, la persona sprofonda nel vuoto o tende ad arenarsi in una situazione non soddisfacente</strong> ma della quale non riesce a venire a capo, a trovare una soluzione.</p>
<p><strong>Questo stato inerziale può protrarsi per anni</strong>, complici diversi fattori che apparentemente (o parzialmente) giustificano la situazione: la crisi economica, ad esempio, rappresenta per molti un&#8217;ottima scusa per l&#8217;immobilità lavorativa. Non si vuole naturalmente dire in questa sede che tutti quelli che non trovano lavoro è perché ricadono in questa crisi esistenziale (ci mancherebbe!), ma che si osservano situazioni in cui la persona avrebbe anche delle chance interessanti, utili almeno a tenersi attivi e fare curriculum, che non vengono poi accettate perché insoddisfacenti per varie ragioni.</p>
<p>La stasi lavorativa diventa poi una giustificazione per quella affettiva, sulle note del ritornello “andremmo anche a convivere, ma finché non ho un lavoro stabile&#8230;”.</p>
<p>L&#8217;esito è una <strong>sensazione di vuoto, di insoddisfazione e frustrazione generale, spesso accentuata dai rimandi più o meno espliciti dei familiari</strong> che non si spiegano (o liquidano con svalutazioni grossolane) l&#8217;empasse di chi fino a poco tempo prima sembrava il cavallo vincente della scuderia familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Scanso equivoci, questa “crisi esistenziale dei trenta-quarantenni”, se vogliamo chiamarla così, non ha nulla a che vedere con la cosiddetta sindrome di Peter Pan</strong>, definizione con cui si descrive la condizione di eterni bambini o adolescenti di alcune persone, incapaci di crescere, ma che vivono con spensieratezza la loro condizione di leggerezza. In questo caso il diretto interessato è il primo a sentirsi frustrato ed insoddisfatto della situazione, sente che c&#8217;è qualcosa che non va, ma non sa cosa fare per rimediare.</p>
<p><strong>Pensare al proprio stato attuale porta vissuti di ansia, frustrazione e vuoto, mentre la vita viene descritta in modo apatico, come priva di particolari stimoli e soddisfazioni, con una nota di fondo di tipo depressivo</strong>.</p>
<p>Per certi versi questa situazione ha più aspetti in comune con i cosiddetti “Neet” (Not in Education, Enployment  or Trading), espressione con cui viene descritta quella fetta sempre più diffusa di giovani che non studiano né cercano lavoro e che in Italia sono guardati con sempre maggiore allerta sociale, per il costo umano ed economico rappresentato a lungo termine da queste persone. La differenza principale, in questo caso, riguarda la fascia d&#8217;età (i Neet vanno dai 15 ai 30 anni) ed il fatto che l&#8217;aspetto formativo in queste persone è stato realizzato: a mancare è la finalizzazione, la chiusura del cerchio con l&#8217;avvio nella vita adulta, intesa come dimensione esistenziale dotata di una progettualità stabile (almeno in alcune aree, o almeno a livello ideale).</p>
<p>Le condizioni che possono determinare un quadro di questo tipo possono essere diverse, come ad esempio la <strong>presenza di aspettative molto elevate da parte del contesto</strong>, o <strong>eccessivo timore di fare scelte sbagliate da parte del soggetto</strong>, oppure ancora <strong>legami particolarmente forti con la propria famiglia di origine che rendono difficile il processo di emancipazione&#8230;</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a tali variabili individuali, <strong>è possibile che un ruolo importante sia giocato anche da fattori di ordine sociale</strong>, come la trasformazione delle modalità di ingresso nel mondo del lavoro, o l&#8217;accentuazione sociale dei valori di indipendenza e libertà, con effetti disorientanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>L&#8217;aspetto subdolo con cui questa situazione tende a stabilizzarsi nella vita di tante persone rende difficile riconoscerla, prenderne consapevolezza, e quindi provare ad affrontarla</b>, a cambiare le cose. Un po&#8217; come quei rumori di sottofondo a cui ci si abitua, senza più neanche accorgersi che ci sono, salvo poi ritrovarsi la sera con la testa che scoppia senza sapere perché.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>La mancanza di sintomi evidenti, episodi conclamati fanno sì che spesso ci si adatti ad una situazione che di fondo non ci piace</b>, ma che non sappiamo come iniziare a cambiare e nella quale ci sembra di non avere alternative.</p>
<p align="JUSTIFY">Come sempre, il primo passo è il desiderio di provare a cambiare, iniziando magari proprio dal punto di vista che abbiamo sulla situazione: <b>le risorse che ci hanno accompagnato fino a prima che iniziasse la crisi non possono essere sparite nel nulla, forse ora hanno solo bisogno di trovare un nuovo modo per essere espresse</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Scoprirlo può essere l&#8217;obiettivo di un percorso di terapia.</p>
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		<title>Affari Affetti Affanni: crisi personale e famiglia azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 10:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le implicazioni psicologiche di nascere e vivere in una famiglia azienda? Cosa succede quando si sperimenta un problema psicologico dentro un nucleo che lega<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/crisi-personale-e-famiglia-azienda/">Affari Affetti Affanni: crisi personale e famiglia azienda</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Quali sono le implicazioni psicologiche di nascere e vivere in una famiglia azienda?</b></h2>
<h3><b>Cosa succede quando si sperimenta un problema psicologico dentro un nucleo che lega il proprio nome ed il proprio benessere ad un negozio o ad un&#8217;impresa “di famiglia”?</b></h3>
<p>Ogni medaglia, si sa, ha due facce, e la stessa cosa vale ovviamente anche per la cosiddetta “famiglia-azienda”, cioè per quella famiglia che lega il proprio nome, o almeno la propria sussistenza ad un&#8217;attività commerciale o ad un&#8217;impresa nella quale genitori e figli, fratelli e cugini si trovano a condividere non solo lo spazio dell&#8217;intimità familiare, ma anche quello “pubblico” della sfera lavorativa.</p>
<p><b>Vista da fuori questa condizione rappresenta per molti una vera fortuna</b>, specie quando l&#8217;attività è florida: un posto di lavoro assicurato e l&#8217;inevitabile confidenza con il cuore dell&#8217;azienda vengono visti come privilegi preziosi da chi è esterno a situazioni di questo tipo.</p>
<p><b>Vista dall&#8217;interno, al contrario, la situazione non è sempre così rosea</b>, soprattutto a causa dei <b>labili confini tra sfera personale, familiare e pubblica</b> che si vive in queste famiglie, abituate a sovrapporre o identificare rapporti di parentela e di colleganza.</p>
<p><b>Difendere il proprio spazio personale diventa spesso più difficile</b>, sia per una difficoltà fisica a trovare spazi immuni dalla presenza e dall&#8217;influenza familiare sia per il <b>maggiore peso attribuito al giudizio ed alla critica</b>. L&#8217;appartenenza al gruppo viene infatti doppiamente cementata dal legame di sangue e da quello lavorativo, rendendo più incisivo e significativo il confronto con l&#8217;altro.</p>
<p><b>Per terapeuti e pazienti è essenziale tenere presenti gli aspetti peculiari di questi sistemi familiari quando viene portato un problema in terapia, pena l&#8217;incontrare resistenze e blocchi difficilmente arginabili.</b> Essere parte da sempre di un sistema funzionante secondo determinate regole può rendere difficile rendersi conto della loro influenza sulle scelte più quotidiane come su quelle esistenziali, interferendo con la possibilità di comprendere le ragioni del problema e, quindi,</p>
<p>Porre in evidenza questo legame è il primo passo essenziale, a partire dal quale può essere costruito delle possibili soluzioni.</p>
<p>La ricerca psicologica ha più volte evidenziato come per le persone appartenenti a famiglie di questo tipo sia più difficile affrontare le situazioni in cui i bisogni legati alla sfera affettiva andavano a scontrarsi con quelli della sfera lavorativa: <b>quando i tempi intimi vanno fuori sincronia con quelli aziendali</b> (cambiamenti di vita in momenti in cui l&#8217;azienda chiede continuità o trasformazioni lavorative ostacolate dalle esigenze familiari) <b>la tensione generata dal contrasto di bisogni può tradursi in una crisi personale o nei classici sintomi psicologici: ansia, depressione, somatizzazioni, ecc.</b></p>
<p>Porre in evidenza questo legame è il primo passo essenziale, a partire dal quale può essere costruito <span style="line-height: 1.5;">un percorso terapeutico che aiuti a costruire un nuovo equilibrio capace di considerare e, possibilmente, conciliare i due mondi della persona: storicamente intrecciati e interdipendenti.</span></p>
<p>Solo tenendo presente questa dimensione il problema può essere realmente compreso ed interpretato e la tensione risolta, arrivando a trovare un nuovo equilibrio ed un nuovo benessere.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia. Nel video parlo di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia.</p>
<p>Nel video parlo di come io intendo il lavoro con le coppie, quando ritengo opportuno effettuarlo (e quando no), e perché può risultare molto utile anche per problematiche individuali.<br />
Buona visione!</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zx9MYk8uWnA" width="100%" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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