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	<title>crisi esistenziale Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Gli incompiuti. Adulti in crisi esistenziale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 13:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono Luca, ho 30 anni, una laurea e non so cosa fare delle mia vita”. Comincia così una mail per una richiesta di aiuto da parte<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/gli-incompiuti-adulti-in-crisi-esistenziale/">Gli incompiuti. Adulti in crisi esistenziale.</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sono Luca, ho 30 anni, una laurea e non so cosa fare delle mia vita”.</strong></p>
<p>Comincia così una mail per una richiesta di aiuto da parte di un giovane uomo che mi chiede un colloquio&#8230; non sa bene neanche lui per quale ragione o problema. Anzi, uno dei motivi che lo spingono a contattare uno psicologo è proprio il desiderio di sapere che problema ha, se è l&#8217;unico a vivere questa situazione e se la cosa che sente ha un nome più specifico che &#8220;crisi esistenziale&#8221;.</p>
<p>La situazione di Luca (nome ovviamente di fantasia) è quella di un numero sempre crescente di giovani uomini e donne, tantissimi con titoli di studio elevati e curriculum brillanti fino al termine del corso di studi, punto a partire da quale <strong>si sono ritrovati in un&#8217;immobilità o inerzia inspiegabile</strong>, visti i precedenti.</p>
<p><strong>Questo blocco non riguarda solamente l&#8217;ambito lavorativo, ma anche quello relazionale</strong>, o perché non trovano la persona giusta o perché si trovano incastrati in relazioni immobili, senza una prospettiva soddisfacente.</p>
<p>La ragione del loro malessere ruota proprio attorno a questa situazione paradossale: <strong>persone dotate di risorse brillanti, con trascorsi più o meno promettenti, si ritrovano incastrati in un vuoto progettuale, incapaci di prendere decisioni significative per dare una svolta ed una direzione netta alla propria vita, restando, appunto, degli incompiuti</strong>.</p>
<p>Proprio questo è il succo dell&#8217;affermazione “non so cosa fare della mia vita”: <strong>giunto il momento di prendere in mano le redini della propria vita, la persona sprofonda nel vuoto o tende ad arenarsi in una situazione non soddisfacente</strong> ma della quale non riesce a venire a capo, a trovare una soluzione.</p>
<p><strong>Questo stato inerziale può protrarsi per anni</strong>, complici diversi fattori che apparentemente (o parzialmente) giustificano la situazione: la crisi economica, ad esempio, rappresenta per molti un&#8217;ottima scusa per l&#8217;immobilità lavorativa. Non si vuole naturalmente dire in questa sede che tutti quelli che non trovano lavoro è perché ricadono in questa crisi esistenziale (ci mancherebbe!), ma che si osservano situazioni in cui la persona avrebbe anche delle chance interessanti, utili almeno a tenersi attivi e fare curriculum, che non vengono poi accettate perché insoddisfacenti per varie ragioni.</p>
<p>La stasi lavorativa diventa poi una giustificazione per quella affettiva, sulle note del ritornello “andremmo anche a convivere, ma finché non ho un lavoro stabile&#8230;”.</p>
<p>L&#8217;esito è una <strong>sensazione di vuoto, di insoddisfazione e frustrazione generale, spesso accentuata dai rimandi più o meno espliciti dei familiari</strong> che non si spiegano (o liquidano con svalutazioni grossolane) l&#8217;empasse di chi fino a poco tempo prima sembrava il cavallo vincente della scuderia familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Scanso equivoci, questa “crisi esistenziale dei trenta-quarantenni”, se vogliamo chiamarla così, non ha nulla a che vedere con la cosiddetta sindrome di Peter Pan</strong>, definizione con cui si descrive la condizione di eterni bambini o adolescenti di alcune persone, incapaci di crescere, ma che vivono con spensieratezza la loro condizione di leggerezza. In questo caso il diretto interessato è il primo a sentirsi frustrato ed insoddisfatto della situazione, sente che c&#8217;è qualcosa che non va, ma non sa cosa fare per rimediare.</p>
<p><strong>Pensare al proprio stato attuale porta vissuti di ansia, frustrazione e vuoto, mentre la vita viene descritta in modo apatico, come priva di particolari stimoli e soddisfazioni, con una nota di fondo di tipo depressivo</strong>.</p>
<p>Per certi versi questa situazione ha più aspetti in comune con i cosiddetti “Neet” (Not in Education, Enployment  or Trading), espressione con cui viene descritta quella fetta sempre più diffusa di giovani che non studiano né cercano lavoro e che in Italia sono guardati con sempre maggiore allerta sociale, per il costo umano ed economico rappresentato a lungo termine da queste persone. La differenza principale, in questo caso, riguarda la fascia d&#8217;età (i Neet vanno dai 15 ai 30 anni) ed il fatto che l&#8217;aspetto formativo in queste persone è stato realizzato: a mancare è la finalizzazione, la chiusura del cerchio con l&#8217;avvio nella vita adulta, intesa come dimensione esistenziale dotata di una progettualità stabile (almeno in alcune aree, o almeno a livello ideale).</p>
<p>Le condizioni che possono determinare un quadro di questo tipo possono essere diverse, come ad esempio la <strong>presenza di aspettative molto elevate da parte del contesto</strong>, o <strong>eccessivo timore di fare scelte sbagliate da parte del soggetto</strong>, oppure ancora <strong>legami particolarmente forti con la propria famiglia di origine che rendono difficile il processo di emancipazione&#8230;</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a tali variabili individuali, <strong>è possibile che un ruolo importante sia giocato anche da fattori di ordine sociale</strong>, come la trasformazione delle modalità di ingresso nel mondo del lavoro, o l&#8217;accentuazione sociale dei valori di indipendenza e libertà, con effetti disorientanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>L&#8217;aspetto subdolo con cui questa situazione tende a stabilizzarsi nella vita di tante persone rende difficile riconoscerla, prenderne consapevolezza, e quindi provare ad affrontarla</b>, a cambiare le cose. Un po&#8217; come quei rumori di sottofondo a cui ci si abitua, senza più neanche accorgersi che ci sono, salvo poi ritrovarsi la sera con la testa che scoppia senza sapere perché.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>La mancanza di sintomi evidenti, episodi conclamati fanno sì che spesso ci si adatti ad una situazione che di fondo non ci piace</b>, ma che non sappiamo come iniziare a cambiare e nella quale ci sembra di non avere alternative.</p>
<p align="JUSTIFY">Come sempre, il primo passo è il desiderio di provare a cambiare, iniziando magari proprio dal punto di vista che abbiamo sulla situazione: <b>le risorse che ci hanno accompagnato fino a prima che iniziasse la crisi non possono essere sparite nel nulla, forse ora hanno solo bisogno di trovare un nuovo modo per essere espresse</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Scoprirlo può essere l&#8217;obiettivo di un percorso di terapia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/gli-incompiuti-adulti-in-crisi-esistenziale/">Gli incompiuti. Adulti in crisi esistenziale.</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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