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	<title>genitori single Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Genitori single alla riscossa: Masha e Orso contro Peppa Pig!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 20:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori single]]></category>
		<category><![CDATA[Masha e Orso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati diffusi da Google Trends sembrano impietosi: un orso acrobata e una bambina pestifera stanno spodestando “sua maestà” Peppa Pig nella hit parade dei cartoni<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/genitori-single-alla-riscossa-masha-e-orso-contro-peppa-pig/">Genitori single alla riscossa: Masha e Orso contro Peppa Pig!</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>I dati diffusi da Google Trends sembrano impietosi:</strong> <strong>un orso acrobata e una bambina pestifera stanno spodestando “sua maestà” Peppa Pig</strong> nella hit parade dei cartoni più seguiti e ricercati da (adulti e&#8230;) bambini in rete. Per la prima volta dalla messa in onda del cartone animato inglese, Peppa non è “la più bella del reame”, almeno a quanto sancito dalle ricerche online, spodestata, chi lo avrebbe mai immaginato, da un prodotto “made in Russia”!!</p>
<div id="attachment_358" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2015/04/mashapeppa.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-358" class="wp-image-358 size-medium" src="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2015/04/mashapeppa-300x184.jpg" alt="il grafico Google Trend riferito alle ricerche di Peppa Pig e Masha e Orso" width="300" height="184" /></a><p id="caption-attachment-358" class="wp-caption-text">il grafico Google Trend riferito alle ricerche di Peppa Pig e Masha e Orso</p></div>
<p align="JUSTIFY">I dati sono riferiti solo al nostro paese, ma è quanto mai interessante notare come il monopolio in rosa di Peppa abbia iniziato a vacillare dall&#8217;entrata in scena (almeno nelle ricerche online) dell&#8217;accoppiata “Masha e l&#8217;Orso”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">A chi si stesse chiedendo cosa diavolo centra un articolo del genere con la psicologia, consiglio di dare un&#8217;occhiata ad una puntata dei due cartoni animati per farsi un&#8217;idea di cosa stiamo parlando.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Certamente i due cartoni animati rappresentano due prodotti diversi dal punto di vista del target di età:</strong> Peppa Pig (<a title="Chi ha paura di Peppa Pig?" href="http://www.psicologogallarate.com/chi-ha-paura-di-peppa-pig/">come già scritto in passato</a>) cerca di intercettare un pubblico di “under 3”, mentre Masha sembra muoversi su una fascia leggermente successiva (ma si parla anche di adulti che non se ne perdono una puntata). Tuttavia la differenza più rilevante tra i due programmi è relativa all&#8217;immagine di famiglia a cui fanno riferimento.</p>
<p align="JUSTIFY">Ben lungi dall&#8217;essere considerato un programma conservatore, <strong>già Peppa è sempre stato apprezzato per la visione moderna dei ruoli genitoriali,</strong> con una mamma che lavora al computer ed un papà pronto a rimboccarsi le maniche nei lavoretti di casa, tuttavia, in modo ancora più attuale, <strong>la situazione di Masha e Orso sembra essere il primo reale tentativo di rappresentazione di una famiglia monogenitoriale: nello specifico un padre-orso e una bambina.</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;orso è un genitore single a tutti gli effetti</strong>, in equilibrio tra <strong>lavoro</strong> (sebbene non così chiaro), <strong>casa</strong> (cucina, lava, stira, rammenda&#8230;), <strong>affetti</strong> (amici vecchi e nuovi che vanno e vengono, un&#8217;orsa contesa con un rivale in amore) <strong>e&#8230; famiglia</strong>: Masha, appunto che, pur avendo un&#8217;altra casa, mangia e dorme lì. Proprio come ogni figlio di genitori separati.</p>
<p align="JUSTIFY">Difficile pensare che il successo del cartone animato (e forse la sua stessa origine) non attinga alla situazione sempre più diffusa di genitori single, separati e divorziati che vedono la loro condizione finalmente rappresentata e legittimata da un cartone animato bello, a tratti toccante e divertente.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il rapporto tra Masha e l&#8217;Orso non è descritto con superficialità, ma analizzato in modo approfondito</strong>, pur nella semplicità del cartone animato, mostrandone fatiche e soddisfazioni, comprensioni e incomprensioni, proprio come in tanti rapporti tra genitore single (ma potremmo dire anche accoppiato, dato che, in questo, poco cambia) e figlio.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;assenza dell&#8217;altro genitore non è mai posta come problematica</strong>, tranne nel momento in cui è Orso a esplicitare il proprio vissuto di solitudine: conformemente a quanto accade in queste famiglie<strong> i bambini sono perfettamente in grado (dopo un fisiologico momento di dolore, incertezza e preoccupazione) di comprendere la nuova situazione ed adattarvis</strong>i, a patto naturalmente che i genitori stessi per primi siano in grado di farlo. Il fatto poi che questa situazione sia sempre più diffusa, facilita anche la comprensione della distinzione tra la fine del rapporto coniugale tra i genitori e la prosecuzione del rapporto del figlio con mamma e papà, diminuendo (generalmente) il vissuto di imbarazzo da parte del bambino, che non si sente più (come decenni addietro) una mosca bianca nell&#8217;essere “il figlio di genitori separati”.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;impressione che si ha, nel guardare il Masha e Orso è che, al di là della comicità degli sketch e delle gag delle singole puntate, il valore aggiunto di questo cartone animato sia <strong>l&#8217;intensità con cui è capace di rappresentare un rapporto di un genitore (che si esprime a versi) con una bambina (capacissima di capire anche senza nessuna parola) che, attraverso le difficoltà, continuano insieme il loro cammino.</strong></p>
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		<title>Essere padre oggi: La nuova frontiera dei papà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 14:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[coppia moderna]]></category>
		<category><![CDATA[essere padre]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia della famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione culturale e familiare degli ultimi decenni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Cosa significa essere padre oggi? Come viene vissuta la paternità in questi anni?</h3>
<p align="JUSTIFY">Se la figura della madre che lavora è già stata sdoganata da diversi anni, quella del <strong>padre che si occupa dei figli è una novità che solo da pochissimi anni ha iniziato a prendere piede</strong>, favorita inizialmente anche dalla crisi economica che ha rivoluzionato le abitudini di molte famiglie, rendendo necessaria una riorganizzazione dei compiti e ruoli, portando molti padri ad essere forzatamente a casa con i propri figli, e rendendo più comune e diffusa l&#8217;immagine del papà accudente.</p>
<p align="JUSTIFY">Se però fino a 4-5 anni fa il padre che si dedicava anche ai figli piccoli era spesso ricollegato solo alla situazione di perdita del lavoro, <strong>oggi si sta diffondendo con sempre maggiore convinzione e consapevolezza l&#8217;immagine del papà che segue passo passo la crescita dei propri bambini sin dalle prime fasi di vita</strong> (addirittura dalla sala parto, secondo la prassi sempre più comune di renderlo spettatore della nascita del bambino, del taglio del cordone, ecc.).</p>
<p align="JUSTIFY">Nei gruppi per padri che sempre più frequentemente sono chiamato a fare in tanti centri e scuole (fino al 2010 gruppi di questo tipo andavano deserti anche nei rarissimi casi in cui venivano organizzati, oggi si affollano di richieste di repliche) emerge come costante condivisa <strong>il desiderio consapevole di vicinanza ai propri figli, volendo spendere con loro più tempo possibile e godendosi la loro crescita</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Particolarmente esplicativi sono i casi (ovviamente non frequentissimi, ma presenti) di quei padri che hanno figli già adolescenti e che per varie ragioni si ritrovano oggi ad avere dopo molto tempo un bambino, riconfrontandosi con le prime fasi di vita a molti anni di distanza.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Quello che viene rimandato da questi uomini è che sentono che “oggi è più normale, più comune che un papà stia vicino ai figli, giocare con loro anche quando sono piccoli. Prima sarebbe stato strano, ma oggi non fa più tanto effetto”.</h4>
<p align="JUSTIFY">“I miei figli maggiori non mi riconoscono” raccontava divertito un papà con due figli adolescenti di un primo matrimonio e un bambino di due anni avuto dalla nuova compagna, “un po&#8217; mi prendono in giro, dicendomi che sembro rimbambito a giocare con il piccolo, ma secondo me sono solo gelosi che con loro non facevo così. Sembra strano dirlo, ma&#8230; ai loro tempi non si usava tanto come adesso”.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Essere padre oggi, secondo questo modello, non significa essere, come ha scritto qualcuno, un “mammo”, o un “papà peluche”, ma trovare un nuovo modo di essere padre per il proprio figlio.</h4>
<p align="JUSTIFY">In un momento storico in cui la discussione sociale e politica sulla genitorialità e cosa sia necessario perché una coppia possa essere o meno adatta ad allevare un figlio, diventa importantissimo chiarire in cosa consista questa rivoluzione già avvenuta.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Oggi più che mai i ruoli familiari sono stati riorganizzati, rivisti, stravolti e i copioni di ruolo hanno subito cambiamenti radicali, passando dall&#8217;essere definiti a priori, ad una continua riorganizzazione all&#8217;interno della conversazione familiare stessa. Ai coniugi di oggi viene richiesto un livello di dialogo e confronto, un gioco di squadra e un&#8217;alternanza di ruoli e funzioni più dinamica ed elastica che in passato.</h4>
<p align="JUSTIFY">Le funzioni possono essere scambiate ed integrate, rendendo accudimento ed emancipazione, sostegno ed autonomizzazione due facce di una stessa medaglia costruita insieme dai genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">La vera scommessa della genitorialità, la possibilità che un ruolo paterno o materno sia credibile ed efficace, non si gioca quindi solo nel rapporto a due tra un genitore e il figlio, ma <strong>contempla sempre necessariamente entrambi i coniugi nel loro reciproco rapporto tra loro e con il figlio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">È questo equilibrio perennemente dinamico che permette di trovare la strada giusta, che non è scritta in nessuna ricetta preconfezionata, ma costruita quotidianamente insieme.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JCQVnSOFqfM" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Figli che odiano i genitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 12:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione genitoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e fig]]></category>
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		<category><![CDATA[problemi familiari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama “alienazione parentale” ed è una delle situazioni più drammatiche che possano verificarsi come “effetto collaterale” di una separazione: coma nasce? Come riconoscerla? Ma soprattutto:<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/alienazione-parentale/">Figli che odiano i genitori</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Si chiama “alienazione parentale” ed è una delle situazioni più drammatiche che possano verificarsi come “effetto collaterale” di una separazione: coma nasce? Come riconoscerla? Ma soprattutto: come si può intervenire?</h2>
<p>Vediamo una situazione prototipica:</p>
<p>Marco ha dodici anni ed ha sempre avuto un rapporto splendido con il padre. La cosa è cambiata drammaticamente da alcuni mesi, da quando cioè la crisi coniugale ha portato i genitori a separarsi.</p>
<p>Da quel momento il ragazzo ha iniziato a portare attacchi feroci al padre che fino a poco prima adorava, accusandolo perfino di cose che lui non ha mai fatto e finendo per desiderare di rompere del tutto i rapporti con lui fino a farsi togliere il cognome a favore di quello della madre.</p>
<p>Inutile chiedere ai due ex coniugi: da una parte il padre è fermo nel decretare la responsabilità materna nell&#8217;ostilità del ragazzo, cosa resa evidente dal fatto che “all&#8217;improvviso mio figlio ha iniziato a parlare esattamente come la mia ex moglie”, mentre dall&#8217;altra parte la madre ritiene che semplicemente oggi il figlio, uscito dalle illusioni infantili, abbia aperto gli occhi sul padre.</p>
<p>Il coro familiare intorno ripete la litania del proprio schieramento a favore dell&#8217;uno o dell&#8217;altro, aumentando ulteriormente l&#8217;asperità del conflitto, con ripercussioni evidenti sul processo di separazione e la possibilità di trovare una via consensuale alla risoluzione della questione.</p>
<p><strong>L&#8217;alienazione parentale consiste proprio in questo processo di rottura spesso insanabile del rapporto genitore-figlio a cui segue l&#8217;instaurazione di un clima ostile fino alla violenza verbale (più raramente anche fisica) da parte dei figli verso un genitore.</strong></p>
<p>La casistica sempre più frequente ha portato a una revisione di questo problema relazionale: inizialmente vista come una sindrome legata soltanto alla posizione del figlio rispetto al genitore, si è portati oggi a riconoscere l&#8217;aspetto più articolato e complesso del problema, nel quale l&#8217;antagonismo agito da parte del minore è solo la punta di un iceberg che coinvolge tutto il nucleo familiare: ex coniugi e famiglie estese comprese.</p>
<p>Il nuovo modo di vedere a questo problema, e quindi di intervenire su di esso, <strong>ha messo in luce proprio il ruolo giocato da tutti gli attori della scena familiare</strong>. Tanto il “genitore alleato” del minore, tanto quello “attaccato” (uso questa dicitura solo in senso indicativo, non assoluto), così come il clima familiare caratteristico del nucleo allargato, hanno un ruolo determinante nella costruzione del quadro complessivo che deve essere riconosciuto e preso in considerazione se si vuole comprendere e risolvere la situazione.</p>
<p>È bene dire che <strong>il fattore tempo gioca spesso un fattore determinante per la possibilità di risoluzione o miglioramento della situazione</strong>: tempestività e prevenzione rappresentano sicuramente un valore aggiunto per un problema che, al contrario, se trascurato, rischia di diventare irreversibile a causa delle molteplici implicazioni che determinano spesso un&#8217;escalation del conflitto ed una fossilizzazione delle posizioni.</p>
<p>La visione più articolata del processo fa anche sì che la sua risoluzione non possa più essere ascritta ad un soggetto solo, ma inserita in una cornice più ampia, che comprenda il nucleo familiare nel suo complesso.</p>
<p>Ovviamente l&#8217;indicazione più utile per chi ravvedesse una situazione di questo tipo all&#8217;interno del suo nucleo familiare è quella di <strong>contattare quanto prima uno specialista, rivolgendosi ad un consultorio o ad un terapeuta</strong> che possa aiutare a compiere una valutazione per procedere quanto prima ad un intervento che possa favorire la risoluzione del problema prima di un suo inasprimento.</p>
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			</item>
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		<title>Sai cosa pensa tuo figlio di te?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 11:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare figli]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori single]]></category>
		<category><![CDATA[problemi dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti in famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi piacerebbe entrare nella testa di vostro figlio e sapere cosa pensa di voi? Siete sicuri di sapere come vi vede? Sono sicuri che per molti<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cosa-pensa-figlio/">Sai cosa pensa tuo figlio di te?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY">Vi piacerebbe entrare nella testa di vostro figlio e sapere cosa pensa di voi?</h3>
<h3 align="JUSTIFY">Siete sicuri di sapere come vi vede?</h3>
<p align="JUSTIFY">Sono sicuri che per molti questo interrogativo rappresenta una curiosità pungente, o almeno stuzzicante: generalmente siamo abbastanza convinti di trasmettere un&#8217;immagine chiara di noi, grossomodo coincidente con quella che noi stessi abbiamo.</p>
<p align="JUSTIFY">Le cose però non sono sempre esattamente così. Per la verità non lo sono quasi mai.</p>
<p align="JUSTIFY">Un facile esempio può aiutarci a capire meglio: <strong>provate a ricordare come vedevate voi i vostri genitori quando avevate 15 anni.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Ve lo ricordate?</p>
<p align="JUSTIFY">Vi ricordate quali erano le cose che, ai vostri occhi, erano più importanti per loro?</p>
<p align="JUSTIFY">Bene. Da genitori, oggi, quanto vi sentite aderenti a quella idea che avevate e quanto ne siete diversi?</p>
<h3 align="JUSTIFY">Vi sorprenderebbe sapere che, di fatto, i vostri figli hanno verso di voi la stessa distorsione che avevate voi con i vostri genitori?</h3>
<p align="JUSTIFY">Un sondaggio di cui ho trovato i risultati in rete offrono uno spaccato interessante rispetto a questa curiosa “distorsione intergenerazionale reciproca”, se vogliamo usare un parolone.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo non sono riuscito a trovare la fonte dei dati (se qualcuno riesce a segnalarmela, gliene sarei grato), ma i risultati sono decisamente interessanti e chiari.</p>
<p align="JUSTIFY">In pratica è stato chiesto a degli adolescenti quali siano le cose più importanti per i loro genitori e per più loro stessi e, specularmente, ai genitori è stato chiesto quali siano le cose a cui pensano di più i loro figli, e quelle a cui loro stessi sentono invece di dare maggiore importanza.</p>
<p align="JUSTIFY">I risultati hanno dato un responso interessante, perché mette molto bene in evidenza la totale differenza nel modo in cui ci si percepisce e si è percepiti dall&#8217;altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Iniziamo intanto dai risultati su “il cervello degli adulti” (le percentuali superano il 100% perché, evidentemente, era possibile dare più di una risposta):</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2017/09/cervello-adulti.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-647 alignright" src="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2017/09/cervello-adulti-300x230.jpg" alt="adolescenti" width="515" height="395" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Come forse molti convengono, il pensiero che maggiormente occupa le preoccupazioni dei genitori è dato (almeno secondo il sondaggio) dai figli. Molto distaccati e a parimerito, arrivano lavoro e famiglia, e ancora più giù si trovano hobby, amici e un irrisorio 5% di persone che pensa al riposo.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo sguardo dei figli tuttavia non percepisce questa visione. <span style="font-size: 14pt;">Al primo posto, secondo l&#8217;adolescente medio, gli adulti mettono il lavoro, seguito a pari merito dalle preoccupazioni per la salute e dalle lamentele varie, a cui seguono le preoccupazioni familiari, quelle economiche ed un bisogno di controllo.</span></p>
<h3 align="JUSTIFY">Troppo spietati?</h3>
<h3 align="JUSTIFY">Aspettate di passare dall&#8217;altra parte di questo strano “esperimento”&#8230;</h3>
<p align="JUSTIFY">i risultati relativi allo sguardo sugli adolescenti non sono infatti meno interessanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2017/09/cervello-adolescenti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-648" src="http://www.psicologogallarate.com/wp-content/uploads/2017/09/cervello-adolescenti-300x224.jpg" alt="adolescenti" width="457" height="341" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;">Secondo gli adulti, infatti, più della metà dei pensieri dei figli sono relativi a videogiochi, un terzo ai social, e fette più piccole sono per le regole familiari e le amicizie virtuali. Briciole vanno ai genitori e allo studio.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Se gli adolescenti stessi non mettono al primo posto la scuola, è pur vero che sul resto la visione è profondamente diversa: videogiochi e tecnologia rappresentano infatti una fetta più ridotta di quella percepita dagli adulti, e sostanzialmente uguale a quella attribuita alle amicizie e la musica. Completa il quadro un più generico “problemi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Come ho detto, non conosco la fonte dei dati, né il modo in cui sono stati effettivamente raccolti, o il campione di riferimento, ma la cosa non perde, a mio giudizio, il suo fascino e il suo valore.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Al di là del fatto che i dati sopra riportati siano validi o meno, aggiornati o meno, ciò che mi pare importante è l&#8217;occasione che offrono per riflettere su come l&#8217;immagine che noi abbiamo in mente di noi stessi, e quella che trasmettiamo a chi ci è vicino possono essere molto diverse tra loro.</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY">Tali differenze possono poi tradursi in <strong>difficoltà di comprensione reciproca</strong> in un momento di confronto più impegnativo, perché creano cornici diverse per lo stesso messaggio: io lo dico in un senso, tu lo intendi in un altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune utili domande potrebbero quindi essere:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cosa faccio io per far capire quello che è importante per me?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cosa faccio io per rimandare l&#8217;idea che l&#8217;altro erroneamente si è fatto?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cosa posso fare per cambiare l&#8217;idea sbagliata che l&#8217;altro si è fatto?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY">Tre semplici quesiti che possono aiutare a cambiare i punti di vista.</p>
<p align="JUSTIFY">Il nostro e quello delle persone a cui vogliamo bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cosa-pensa-figlio/">Sai cosa pensa tuo figlio di te?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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