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	<title>genitori Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 07:54:04 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Essere padre oggi: La nuova frontiera dei papà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 14:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[coppia moderna]]></category>
		<category><![CDATA[essere padre]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia della famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione culturale e familiare degli ultimi decenni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Cosa significa essere padre oggi? Come viene vissuta la paternità in questi anni?</h3>
<p align="JUSTIFY">Se la figura della madre che lavora è già stata sdoganata da diversi anni, quella del <strong>padre che si occupa dei figli è una novità che solo da pochissimi anni ha iniziato a prendere piede</strong>, favorita inizialmente anche dalla crisi economica che ha rivoluzionato le abitudini di molte famiglie, rendendo necessaria una riorganizzazione dei compiti e ruoli, portando molti padri ad essere forzatamente a casa con i propri figli, e rendendo più comune e diffusa l&#8217;immagine del papà accudente.</p>
<p align="JUSTIFY">Se però fino a 4-5 anni fa il padre che si dedicava anche ai figli piccoli era spesso ricollegato solo alla situazione di perdita del lavoro, <strong>oggi si sta diffondendo con sempre maggiore convinzione e consapevolezza l&#8217;immagine del papà che segue passo passo la crescita dei propri bambini sin dalle prime fasi di vita</strong> (addirittura dalla sala parto, secondo la prassi sempre più comune di renderlo spettatore della nascita del bambino, del taglio del cordone, ecc.).</p>
<p align="JUSTIFY">Nei gruppi per padri che sempre più frequentemente sono chiamato a fare in tanti centri e scuole (fino al 2010 gruppi di questo tipo andavano deserti anche nei rarissimi casi in cui venivano organizzati, oggi si affollano di richieste di repliche) emerge come costante condivisa <strong>il desiderio consapevole di vicinanza ai propri figli, volendo spendere con loro più tempo possibile e godendosi la loro crescita</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Particolarmente esplicativi sono i casi (ovviamente non frequentissimi, ma presenti) di quei padri che hanno figli già adolescenti e che per varie ragioni si ritrovano oggi ad avere dopo molto tempo un bambino, riconfrontandosi con le prime fasi di vita a molti anni di distanza.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Quello che viene rimandato da questi uomini è che sentono che “oggi è più normale, più comune che un papà stia vicino ai figli, giocare con loro anche quando sono piccoli. Prima sarebbe stato strano, ma oggi non fa più tanto effetto”.</h4>
<p align="JUSTIFY">“I miei figli maggiori non mi riconoscono” raccontava divertito un papà con due figli adolescenti di un primo matrimonio e un bambino di due anni avuto dalla nuova compagna, “un po&#8217; mi prendono in giro, dicendomi che sembro rimbambito a giocare con il piccolo, ma secondo me sono solo gelosi che con loro non facevo così. Sembra strano dirlo, ma&#8230; ai loro tempi non si usava tanto come adesso”.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Essere padre oggi, secondo questo modello, non significa essere, come ha scritto qualcuno, un “mammo”, o un “papà peluche”, ma trovare un nuovo modo di essere padre per il proprio figlio.</h4>
<p align="JUSTIFY">In un momento storico in cui la discussione sociale e politica sulla genitorialità e cosa sia necessario perché una coppia possa essere o meno adatta ad allevare un figlio, diventa importantissimo chiarire in cosa consista questa rivoluzione già avvenuta.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Oggi più che mai i ruoli familiari sono stati riorganizzati, rivisti, stravolti e i copioni di ruolo hanno subito cambiamenti radicali, passando dall&#8217;essere definiti a priori, ad una continua riorganizzazione all&#8217;interno della conversazione familiare stessa. Ai coniugi di oggi viene richiesto un livello di dialogo e confronto, un gioco di squadra e un&#8217;alternanza di ruoli e funzioni più dinamica ed elastica che in passato.</h4>
<p align="JUSTIFY">Le funzioni possono essere scambiate ed integrate, rendendo accudimento ed emancipazione, sostegno ed autonomizzazione due facce di una stessa medaglia costruita insieme dai genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">La vera scommessa della genitorialità, la possibilità che un ruolo paterno o materno sia credibile ed efficace, non si gioca quindi solo nel rapporto a due tra un genitore e il figlio, ma <strong>contempla sempre necessariamente entrambi i coniugi nel loro reciproco rapporto tra loro e con il figlio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">È questo equilibrio perennemente dinamico che permette di trovare la strada giusta, che non è scritta in nessuna ricetta preconfezionata, ma costruita quotidianamente insieme.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JCQVnSOFqfM" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Si può educare alla paura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 10:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[paura bambini]]></category>
		<category><![CDATA[paure infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual&#8217;è l&#8217;approccio più utile per aiutare un bambino ad affrontare una sua paura? In quale modo possiamo aiutare i nostri figli a capire come affrontare le<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">Qual&#8217;è l&#8217;approccio più utile per aiutare un bambino ad affrontare una sua paura?</h2>
<h3 align="JUSTIFY">In quale modo possiamo aiutare i nostri figli a capire come affrontare le difficoltà che incontrano nella loro quotidianità?</h3>
<p align="JUSTIFY">Tutti i bambini hanno delle paure, proprio come noi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti i bambini hanno dei problemi, proprio come noi.</p>
<p align="JUSTIFY">Molto spesso si ha l&#8217;idea che l&#8217;infanzia sia un&#8217;età beata, priva di pensieri e preoccupazioni, fatta solo di momenti spensierati e gioiosi. <strong>Questo pensiero si basa da una parte su una possibile idealizzazione della nostra infanzia, ad un ricordo nostalgico di un periodo “privo di problemi”, dall&#8217;altra su una visione stereotipata e inautentica di come vivano i bambini</strong>, ma anche al fatto che talvolta le questioni che preoccupano un bambino sono diverse da quelle che preoccupano un adulto, o formulate in termini differenti, per cui agli occhi del genitore o insegnante la cosa può apparire bizzarra o fantasiosa.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Questa difficoltà di sintonizzazione può portare ad affrontare le domande che i piccoli ci fanno in modo sbrigativo</strong>, come il semplice frutto di una fantasia troppo fervida o l&#8217;attribuzione di un&#8217;importanza esagerata a questioni marginali.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ogni volta che si mette in atto questo meccanismo, tuttavia, perdiamo un&#8217;occasione molto importante per comprendere il bambino ed aiutarlo ad affrontare il suo problema, con il rischio molto concreto che questo, non compreso, aumenti e diventi sempre più difficile da arginare.</strong> Le paure aprono una finestra sul modo in cui il bambino guarda il mondo, sulle regole e sui significati che caratterizzano il suo modo di vedere la realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">A partire da queste visioni i bambini costruiscono quindi ipotesi che aprono scenari più o meno rispondenti al vero, ma <strong>sempre legati a ciò che capiscono o ritengono di capire</strong> (spesso in modo molto più esatto di noi adulti, bisogna ammettere). Per questo motivo riuscire a comprendere da dove nasca la questione che un bambino ci pone come problematica diventa un primo passo fondamentale per capirlo.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo proposito esiste un libro per bambini (ma forse dovremmo dire per genitori) che racconta esattamente come vanno le cose quando con una risposta sbrigativa liquidiamo un problema o una paura di un bambino senza fermarci a capire da dove nasca la richiesta che ci porta.</p>
<p align="JUSTIFY">Il libro, stranamente non pubblicato in Italia, si chiama “there&#8217;s no such thing as a dragons”, che potrebbe essere tradotto come “i draghi non esistono”, e racconta la storia di un bambino che un mattino si sveglia e trova nel suo letto un piccolo drago.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ZOtC2eWHPao" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">Corre a dirlo alla mamma che però, invece che provare a capire cosa preoccupi il bambino, da dove nasca la sua paura si limita a rispondergli “i draghi non esistono”. Da quel momento lo stesso Willy, il bambino della storia, inizia a darsi questa risposta, ed ogni vota che questa risposta viene ripetuta il drago diventa un po&#8217; più grande e un po&#8217; più invadente non solo per lui, ma anche per tutti quelli che lo incontrano e che a loro volta non riescono a vedere il drago “che non esiste”.</p>
<p align="JUSTIFY">La stessa cosa succede anche per altre cose “che non esistono”: fantasmi, ladri, malattie, mostri&#8230; le forme con cui un bambino esprime la propria paura della solitudine, della lontananza, del rifiuto, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel momento in cui chiediamo al bambino di farci capire da dove nasca quella sua paura, o quel problema che a noi sembra tanto strano, possiamo avere la possibilità di “vedere il drago”, aiutare il bambino a guardarlo negli occhi ed affrontarlo insieme a lui.</p>
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		<title>Il naso della maestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 22:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda: Quale ritenevano che fosse la loro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda:</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Quale ritenevano che fosse la loro “dote psicologica” più utile nel lavoro con i ragazzi.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel silenzio imbarazzato che, come sempre in queste occasioni, segue la domanda “dell&#8217;esperto”, prese la parola una delle insegnanti con maggiore esperienza del gruppo, la quale, per rompere il ghiaccio, affermò con una certa determinazione che certamente una delle capacità più utili che aveva acquisito con il tempo era </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>&#8220;il fiuto&#8221; </b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(seguirono alcuni ancora timidi cenni di assenso da parte di alcune colleghe).</span></span></span><br />
<span id="more-73"></span></p>
<p><span style="color: #333333;">“<span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con gli anni – spiegò alla mia richiesta di chiarimento – ho imparato a riconoscere da subito i bambini che mi daranno dei grattacapi, quelli più impegnativi, diciamo, e quelli invece che, posso metterci la mano sul fuoco, sono già capaci di stare a scuola e che daranno meno problemi. Capirlo subito mi è utile per sapere come comportarmi e gestirmi di conseguenza nei loro confronti&#8230; e al 90% ci azzecco”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le chiesi allora cosa le permettesse di essere un cecchino tanto infallibile. La risposta, alquanto più incerta della precedente, spiegò come “tutto un insieme di cose” le permettesse di farsi questa idea, elencando sostanzialmente alcuni clichè facilmente intuibili, che andavano dal contesto familiare, all&#8217;irrequietezza del bambino, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La maestra aveva ragione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anni di esperienza parevano dire di sì. Molto apprezzata dai genitori (così diceva la responsabile dell&#8217;istituto, forte dei tanti riscontri favorevoli), era certamente un&#8217;insegnante che “sapeva tenere una classe e sa sempre come prendere un bambino”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aggiungo che la donna dava tutta l&#8217;impressione di essere (e non ho motivo di sospettare il contrario) una persona votata al proprio lavoro, dedita all&#8217;educazione e l&#8217;istruzione dei bambini, desiderosa di far emergere e apprezzare le potezialità e le inclinazioni particolari di ciascun bambino, appassionata dell&#8217;arte di essere insegnante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando infine chiesi anche alle altre maestre se ritenevano che la loro collega avesse ragione, e se ritenessero che “il fiuto” fosse una dote utile, diverse di loro, mostrandosi solidali e concordi con l&#8217;altra, ammisero che si trattava certamente di una competenza necessaria, che permetteva di risparmiare fatica e iniziare a capire da subito come comportarsi “nei diversi casi”, ovvero come rispondere ai diversi bambini. Loro stesse, alla fin fine, avevano un&#8217;abbondante casistica che dimostrava di “averci azzeccato” sin dalla prima occhiata, o quasi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le maestre in questione compivano tuttavia </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>un errore fondamentale</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nella loro analisi della situazione, un errore tanto comune da essere universale: ignorare l&#8217;effetto della loro impressione sul modo di rispodere alla situazione, ai diversi bambini, e l&#8217;esito che questo aveva avuto, sin dall&#8217;inizio, sulle interazioni successive.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale errore può essere facilmente spiegato facendo riferimento ad una dinamica tipica delle interazioni umane e sociali, evidenziata dalla psicologia all&#8217;inizio degli anni settanta e comunemente chiamata </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“</span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>profezia che si autoavvera”</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. In sostanza quello che accade è che</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>l&#8217;aspettativa</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che abbiamo rispetto ad una situazione, un evento, una persona, ecc. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>ci porta a pensare ed agire in modo tale da favorire, senza che ce ne accorgiamo, proprio ciò che ci attendevamo.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;esempio della classe può essere chiarificatore: nel momento in cui le maestre si aspettano che un bambino le faccia disperare, saranno molto più vigili, attente, tese, determinate a farsi valere, pronte a rilevare i segnali di insubordinazione del bambino per poterli contrastare prima che diventino più difficili da reprimere. È intuibile come questa disposizione renda la relazione più tesa, aumentando la possibilità che l&#8217;alunno avverta disagio nel rapporto, reagendo con maggiore insofferenza, rispondendo proprio nel modo in cui ci si aspettava. Allo stesso modo, ma in senso opposto, l&#8217;aspettativa che un alunno sia bravo, brillante, ecc. determina un clima più fiducioso e stimolante attorno a lui, permettendogli quella serenità necessaria a realizzare le proprie potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma, a guardar bene, in questa vicenda, quante profezie si sono “autoavverate”?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quelle dell&#8217;insegnante le abbiamo già viste, ma in fondo anche il preside, con la sua certezza dell&#8217;affidabilità e bravura dell&#8217;insegnante, non potrebbe aver creato attorno a lei un clima favorevole, carico di quella stima essenziale perché la persona possa esprimere al meglio le proprie competenze?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È altrettanto possibile che, forte di questa convinzione, confermata da riscontri almeno in parte auto-realizzati, abbia finito per accogliere diversamente i diversi pareri (inevitabili) provenienti dai genitori dei bambini, avvalorando maggiormente quelli positivi e attribuendo quelli negativi a casi specifici, tratti caratteriali dei genitori recriminanti, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi le colleghe: riconoscendo e validando l&#8217;opinione espressa dalla maestra che aveva parlato per prima è credibile che l&#8217;abbiano fatta sentire parte di una buona squadra di lavoro, disponendola favorevolmente nei loro confronti, rendendo possibile una conferma dell&#8217;immagine stessa di questa insegnante come professionista brava, disponibile, con la quale riconoscersi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In fondo, la sua capacità di togliere tutti d&#8217;imbarazzo prendendo la parola davanti allo psicologo, non è un segno della sua competenza? Ma forse chi ha parlato lo ha fatto proprio perchè sapeva di avere la stima altrui&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infine i genitori, almeno quelli soddisfatti dell&#8217;insegnante: mostrando ai figli di riporre stima e fiducia nell&#8217;insegante, rendono possibile che il bambino veda la maestra come credibile, affidabile, legittimata, favorendo un loro migliore comportamento a scuola, una maggiore sicurezza nel chiedere un aiuto alla maestra che, competente e disponibile, prontamente lo dava, confermando l&#8217;ipotesi iniziale dei genitori&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Facilmente si potrebbe obiettare che è tuttavia innegabile che ci siano bambini più irrequieti ed altri più controllati, ma se proviamo a sostituire due termini così “predittivi” come “irrequieto” e “controllato”, con due più neutri, come “reattivo” e “posato”, possiamo facilmente vedere come l&#8217;interferenza dei nostri giudizi agisca nelle diverse situazioni sin dal linguaggio che spontaneamente usiamo, determinando il nostro modo di predire l&#8217;esito delle cose.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino irrequieto ci darà grattacapi, uno reattivo e pronto, soddisfazioni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino controllato ci apparirà represso, uno posato e ponderante, più capace di pensare prima di agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un caso unico, relegato alle aule di scuola? Assolutamente no, come facilmente si può intuire. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Processi simili intervengono continuamente nella nostra esperienza,</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> agendo nei rapporti con i colleghi, con i conoscenti, perfino con le cose: se sono sicuro di non essere portato per il computer, la matematica o il ballo latino americano ad esempio, più difficilmente proverò ad cimentarmi con la materia, o lo farò con tanta insicurezza ed ansia, che la mia mente e il mio corpo, irrigiditi dal disagio, non avranno modo di esprimere al meglio le loro potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al contrario, </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>se il modo in cui mi approccio a queste attività sarà carico e convinto, sarò più reattivo, motivato e concentrato, nonché capace di fronteggiare eventuali fallimenti.</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Allo stesso modo, verso una persona che immagino simpatica, disponibile, in sintonia con me, sarò portato a essere più accogliente e affabile, favorendo un suo sentirsi accolta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il risultato, in entrambi i casi, sarà esattamente quello che ci attendevamo.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"> </span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Ciò naturalmente non significa che il nostro pensiero o le nostre aspettative decidono il nostro futuro</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: la convinzione di essere un grande pianista non ci permette, da sola, di suonare neppure una canzonetta, ma ci può disporre nel modo più favorevole ad esprimere le nostre potenzialità, aumentando le possibilità di successo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;azione di questo meccanismo è universale ed inevitabile: le aspettative sono una strategia essenziale alla nostra mente per reagire alle situazioni in modo rapido ed efficace, senza soffermarsi ogni volta ad analizzare grosse quantità di informazioni necessarie ad agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Queste strategie, come tutte le strategie della nostra mente, possono divenire molto più utili se impariamo a conoscerle e, per quanto possibile, indirizzarle, togliendo almeno in parte il pilota automatico.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Come farlo?</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo passo necessario è la</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>consapevolezza</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: accorgerci di un atteggiamento negativo, pessimista, di aspettative infauste che ci stanno influenzando sul modo di porci, può essere utile per renderci conto che il futuro è ancora da scrivere e capire cosa possiamo fare per far andare le cose diversamente.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo segue poi la </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>necessità di agire in modo diverso</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, perché sono le scelte concrete che fanno la differenza. Comportarci come se le cose andassero come vogliamo è la strada migliore per aumentare la possibilità che le cose vadano davvero così: come ci comporteremmo se&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questo bambino (o questo collega) fosse il migliore che abbiamo mai avuto?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">sapessimo già di essere piaciuti a chi ci fa un colloquio di lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nel nostro ufficio ci fosse un clima affiatato?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questa fosse la persona giusta per noi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si tratta di ingannarsi. Ma di </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>provare a scrivere una nuova profezia, e poi lasciarla realizzare.</b></span></span></span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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