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	<title>paura bambini Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Si può educare alla paura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 10:34:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual&#8217;è l&#8217;approccio più utile per aiutare un bambino ad affrontare una sua paura? In quale modo possiamo aiutare i nostri figli a capire come affrontare le<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">Qual&#8217;è l&#8217;approccio più utile per aiutare un bambino ad affrontare una sua paura?</h2>
<h3 align="JUSTIFY">In quale modo possiamo aiutare i nostri figli a capire come affrontare le difficoltà che incontrano nella loro quotidianità?</h3>
<p align="JUSTIFY">Tutti i bambini hanno delle paure, proprio come noi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti i bambini hanno dei problemi, proprio come noi.</p>
<p align="JUSTIFY">Molto spesso si ha l&#8217;idea che l&#8217;infanzia sia un&#8217;età beata, priva di pensieri e preoccupazioni, fatta solo di momenti spensierati e gioiosi. <strong>Questo pensiero si basa da una parte su una possibile idealizzazione della nostra infanzia, ad un ricordo nostalgico di un periodo “privo di problemi”, dall&#8217;altra su una visione stereotipata e inautentica di come vivano i bambini</strong>, ma anche al fatto che talvolta le questioni che preoccupano un bambino sono diverse da quelle che preoccupano un adulto, o formulate in termini differenti, per cui agli occhi del genitore o insegnante la cosa può apparire bizzarra o fantasiosa.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Questa difficoltà di sintonizzazione può portare ad affrontare le domande che i piccoli ci fanno in modo sbrigativo</strong>, come il semplice frutto di una fantasia troppo fervida o l&#8217;attribuzione di un&#8217;importanza esagerata a questioni marginali.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ogni volta che si mette in atto questo meccanismo, tuttavia, perdiamo un&#8217;occasione molto importante per comprendere il bambino ed aiutarlo ad affrontare il suo problema, con il rischio molto concreto che questo, non compreso, aumenti e diventi sempre più difficile da arginare.</strong> Le paure aprono una finestra sul modo in cui il bambino guarda il mondo, sulle regole e sui significati che caratterizzano il suo modo di vedere la realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">A partire da queste visioni i bambini costruiscono quindi ipotesi che aprono scenari più o meno rispondenti al vero, ma <strong>sempre legati a ciò che capiscono o ritengono di capire</strong> (spesso in modo molto più esatto di noi adulti, bisogna ammettere). Per questo motivo riuscire a comprendere da dove nasca la questione che un bambino ci pone come problematica diventa un primo passo fondamentale per capirlo.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo proposito esiste un libro per bambini (ma forse dovremmo dire per genitori) che racconta esattamente come vanno le cose quando con una risposta sbrigativa liquidiamo un problema o una paura di un bambino senza fermarci a capire da dove nasca la richiesta che ci porta.</p>
<p align="JUSTIFY">Il libro, stranamente non pubblicato in Italia, si chiama “there&#8217;s no such thing as a dragons”, che potrebbe essere tradotto come “i draghi non esistono”, e racconta la storia di un bambino che un mattino si sveglia e trova nel suo letto un piccolo drago.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ZOtC2eWHPao" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">Corre a dirlo alla mamma che però, invece che provare a capire cosa preoccupi il bambino, da dove nasca la sua paura si limita a rispondergli “i draghi non esistono”. Da quel momento lo stesso Willy, il bambino della storia, inizia a darsi questa risposta, ed ogni vota che questa risposta viene ripetuta il drago diventa un po&#8217; più grande e un po&#8217; più invadente non solo per lui, ma anche per tutti quelli che lo incontrano e che a loro volta non riescono a vedere il drago “che non esiste”.</p>
<p align="JUSTIFY">La stessa cosa succede anche per altre cose “che non esistono”: fantasmi, ladri, malattie, mostri&#8230; le forme con cui un bambino esprime la propria paura della solitudine, della lontananza, del rifiuto, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel momento in cui chiediamo al bambino di farci capire da dove nasca quella sua paura, o quel problema che a noi sembra tanto strano, possiamo avere la possibilità di “vedere il drago”, aiutare il bambino a guardarlo negli occhi ed affrontarlo insieme a lui.</p>
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