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	<title>problemi di coppia Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 08:11:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Viagra e conigli &#8211; I disturbi sessuali ed il loro trattamento psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 14:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[eiaculazione precoce]]></category>
		<category><![CDATA[frigidità]]></category>
		<category><![CDATA[impotenza]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[terapia dei disturbi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[vaginismo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che i conigli siano grandi copulatori. Personalmente non lo so, mi fido.</p>
<p>Non ho mai avuto conigli e, sebbene una vecchia barzelletta dica che la differenza tra loro e noi umani sia legata al fatto che i conigli non possiedono una tv, ho ragione di credere che i reali motivi della differenza siano altri.</p>
<p>Una cosa è certa: per entrambi il sesso è un mezzo di riproduzione.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa è altrettanto certa:<strong> per noi uomini è anche qualcosa di più.</strong></p>
<p>Sebbene molti condividano senza troppe obiezioni queste affermazioni tanto ovvie da sembrare scontate, nella realtà dei fatti la maggior parte delle persone sembrano dimenticare questo assunto fondamentale nel momento in cui iniziano a confrontarsi con i problemi della sessualità.</p>
<p>Facciamo un passo indietro.</p>
<p>I “problemi a letto” ci sono sempre stati e da sempre hanno rappresentato una <strong>ragione di sofferenza, vergogna e imbarazzo per il singolo, e trasformandosi purtroppo talvolta anche in violenza nella coppia</strong>: dall&#8217;eiaculazione precoce all&#8217;impotenza, dalla frigidità al vaginismo, il ventaglio delle problematiche connesse con la sfera sessuale è sempre stato <strong>coperto da pudore e vergogna</strong>, alimentando talvolta spirali negative.</p>
<p>Con il cambiamento culturale e dei costumi avvenuto nel ‘900 (certamente anche con il concorso delle idee sviluppate in alveo psicologico), il sesso è divenuto un argomento sempre più comune, accettato ed accessibile, passando dal tabù all&#8217;inflazione: posto al centro di argomenti, discussioni, articoli, corsi, ecc. è andato assumendo una rilevanza ed una centralità mai avuta in passato.</p>
<p><strong>Lo sdoganamento di una certa disinibizione ha senza dubbio giovato alle persone</strong>: la possibilità di conoscere in modo più articolato il mondo della sessualità ha ridotto la censura sociale nel parlare di quello che è poi un aspetto essenziale della vita di tutti. <strong>Al contempo la rilevanza assunta dalle questioni sessuali </strong>nella quotidianità di ciascuno, ha fatto sì che queste venissero investite di una portata ed un peso tale da <strong>arrivare a</strong> <strong>evidenziare e far percepire come critiche anche piccole defaillance, problematiche transitorie o situazionali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parafrasando Gaber, potremmo dire che <strong>il mito della “sessualità obbligatoria” ha accresciuto il rischio di trasformare il piacere in performance</strong>, il rapporto sessuale in atto sessuale, il momento dell&#8217;amore in un banco di prova del proprio funzionamento, <strong>aprendo la strada alla paura della “sessualità difettosa”</strong>: è proprio per il bisogno di “curare il sesso rotto” che, come dicono le statistiche pubblicate dalle stesse case farmaceutiche, sempre più uomini under 40 e under 25 fanno ricorso all&#8217;acquisto di farmaci stimolanti, ansiolitici, ecc.</p>
<p>Se è vero che, differentemente dai conigli, per gli umani la relazione sessuale è un condensato di vissuti, sensazioni ed emozioni complesse, risulta essere perfettamente normale e comprensibile l’idea che incertezze, fatiche e ambivalenze possano esprimersi e tradursi in difficoltà sessuali (calo di desiderio, ansia da prestazione, ecc.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non so se essere sollevato o preoccupato: pensavo di avere un problema fisico, e invece il medico mi ha detto che là sotto è tutto a posto&#8230; dovrei funzionare, e invece no… quindi eccomi qua” è una frase con cui frequentemente si aprono i colloqui con chi chiede aiuto per un problema sessuale, come se l&#8217;idea della causa fisica (quindi, è bene ricordarlo, spesso solo arginabile con farmaci dai vari effetti collaterali o necessitante interventi chirurgici) fosse più tranquillizzante di quella psicologica o relazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un primo passo che mi sembra importante fare, quando ricevo una persona che sperimenta un problema di questo tipo è prima di tutto <strong>andare oltre le definizioni cliniche</strong> con cui è stato etichettato il suo problema, <strong>ragionando insieme sugli aspetti peculiari e specifici della sua situazione</strong>: da quando succede, con chi, quando capita e quando no, come questo problema ha cambiato le cose, quali idee si è fatto, ecc.</p>
<p>Da qui comincia il <strong>lavoro di comprensione e superamento del problema</strong>, scoprendo magari che quello che si credeva essere il problema di uno solo riguarda invece questioni condivise dalla coppie, o che paure molto grandi possono essere scaturite da piccole cose, ed alimentate da fraintendimenti o malintesi.</p>
<p><strong>Accompagnando la coppia (o il soggetto) oltre il sintomo, dentro le loro relazioni</strong>.</p>
<p>Là dove osano gli umani.</p>
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		<title>Superare il tradimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 13:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, quello del tradimento è uno scoglio contro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">
Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, <b>quello del tradimento è uno scoglio contro cui molte coppie vanno ad incagliarsi</b>, uscendone ora malconce, ora affondate, ora trasformate, ma mai indenni.</h2>
<p align="JUSTIFY">Non sempre tuttavia chi subisce il tradimento decide di rompere il legame, aprendo la strada alla possibilità per la coppia di superare questo evento.</p>
<p align="JUSTIFY">Frequentemente capita che, giungendo a chiedere aiuto psicologico, la persona tradita ponga al terapeuta la domanda se abbia senso cercare di perdonare e andare avanti, capendo cosa ha fatto sì che le cose andassero così, o se la strada debba essere invece quella della rottura definitiva.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma è davvero possibile superare un evento di questo tipo e andare avanti insieme? </b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa può aiutare un coppia a farlo in modo da uscirne rafforzata?</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali trappole si nascondono in questo percorso? </b></p>
<p align="JUSTIFY">Parlare di tradimento significa, innanzitutto, parlare di un <a href="http://www.donnamoderna.com/salute/Single-e-coppia/diversi-tipi-tradimento">fenomeno multiforme</a>: esistono forme di tradimento con significato, percorsi e prognosi talmente diverse che meriterebbero un libro dedicato specificamente all&#8217;argomento (che certamente è già stato scritto). Chi lavora con coppie assiste a tradimenti di ripicca, di autoaffermazione o di autosabotaggio, tradimenti veri o inventati, imprigionanti o liberanti, taciuti o minacciati, sbandierati o minimizzati (dal traditore e/o dal tradito), unici o seriali&#8230; e per tanti tradimenti, altrettante risposte messe in atto dall&#8217;altro partner a determinare un universo di costellazioni estremamente vario ed articolato.</p>
<p align="JUSTIFY">Volendo tuttavia ragionare sulla possibilità di superare realmente la difficile prova del tradimento, è possibile individuare <b>alcuni elementi comuni</b> alle diverse situazioni e che sarebbe bene valutare in partenza, <b>per aumentare la possibilità che il percorso compiuto dalla coppia possa portare a frutti soddisfacenti per entrambi</b> e duraturi, perché realmente cambianti lo status di cose che hanno portato al tradimento stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo elemento assolutamente imprescindibile è legato alla presenza di una <b>disponibilità di entrambi i partner a mantenere viva la relazione</b>: chi ha subito il tradimento e chi lo ha commesso devono quindi sentire che la prosecuzione della relazione è un obiettivo impegnativo ma desiderato, sul quale sentono di poter e voler investire.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrettanto importante è che <b>tale investimento non sia fatto “in nome di qualcun altro”, ma per la coppia stessa</b>: tenere insieme un rapporto per figli, genitori, parenti, amici, ecc. è una delle trappole più diffuse e dannose in termini psicologici (soprattutto quando il vincolo è identificato con i figli), nonché uno degli autoinganni più frequenti nelle coppie che non riescono a separasi. Molto spesso il coniuge che decide di “sopportare l&#8217;altro per non far soffrire i bambini” nasconde dietro questa giustificazione la propria incapacità di rompere il rapporto, scaricando poi la responsabilità sui figli, che finiscono triangolati nel conflitto. Se da una parte è evidente che una separazione non sarà mai una scelta facile in presenza di minori, dall&#8217;altra il tentativo di tenere insieme una coppia con conflitti, accuse e tradimenti più o meno sottaciuti rischia di avere conseguenze ben più gravi ed un clima di tensione che non può che essere dannoso a chi lo vive, figli compresi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;interesse a proseguire, per tornare al nostro discorso, non solo deve essere reciproco ma anche personale, indipendente da altri rapporti e relazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo aspetto ne segue un altro, cioè la <b>disponibilità alla messa in gioco da parte sia di entrambi i partner, che della coppia in quanto tale</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Da una parte, infatti, nessuno dei due soggetti può partire da un atteggiamento di attribuzione totale della responsabilità dell&#8217;accaduto all&#8217;altro: sebbene è evidente che il tradimento sia stato attuato ad un certo punto da uno dei due partner che potrebbe quindi passare come quello maggiormente responsabile, al contempo non possono non essere considerati i fattori che hanno portato questa persona al tradimento stesso. È possibile che la persona abbia iniziato a portare lo sguardo fuori dalla coppia non trovando più soddisfazione ad alcune sue richieste all&#8217;interno della stessa, o vedendo non più considerati aspetti prima ritenuti importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Trascurare le ragioni che hanno portato a tradire può far aumentare il rischio di un nuovo futuro tradimento</b>, perché i bisogni che hanno portato alla rottura della fedeltà e dell&#8217;esclusività del legame, se non riconosciuti, torneranno a bussare alla porta della coppia, che non potrà che tornare ad aprirsi ad intrusioni non gradite.</p>
<p align="JUSTIFY">La messa in gioco della coppia, invece, ha a che fare con la consapevolezza che questa possa rompersi: in sostanza, <b>se si vuole che una coppia riesca a mettersi al lavoro veramente per la propria sopravvivenza, deve partire dal presupposto che essa non sia scontata</b>, che possa rompersi, e che quindi il punto nel quale si decide se proseguire o meno il cammino insieme non è alle spalle, ma davanti a loro. Questo permette a ciascuno di dare il massimo per la coppia, ma anche di sentire liberamente la possibilità di esprimere ciò che funziona e cosa no, e di portare all&#8217;altro le proprie richieste in modo più autentico e libero.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ultimo aspetto, evidentemente legato ai precedenti è la <b>chiarezza rispetto alle reciproche richieste ed alla reciproca disponibilità a soddisfarle</b>. Lo spauracchio della rottura della relazione, la voglia di chiudere la crisi, la presenza di sensi di colpa e rimorsi possono infatti spingere uno o entrambi i partner a tacere domande importanti, trascurare richieste significative, o ad accettare condizioni troppo onerose, magari perfino incompatibili con i propri bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">“<b>Questa cosa non mi sta bene, ma dato che ho sopportato finora, devo andare avanti a sopportare per non vanificare la fatica fatta fin qui”</b>: un pensiero come questo è una trappola mentale estremamente diffusa e pericolosa (spesso alla base anche di situazioni di abuso e violenza cronica), che condanna la persona a restare incastrata in una condizione insoddisfacente, bloccando la spinta al cambiamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Come si vede ciascuno di questi aspetti è strettamente collegato con gli altri: <b>nessuno di questi è sufficiente, e tutti sono necessari</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non esistono ricette dall&#8217;esito certo, ma solo premesse utili per un lavoro fruttuoso</b>, grazie alle quali è possibile <a title="Per Contattarmi" href="http://www.psicologogallarate.com/contatti_psicologo_gallarate/"><b>pensare di iniziare un percorso</b></a> che aiuti a disincagliare la coppia dallo scoglio trovato e provare, se possibile, a proseguire la navigazione, più forti di prima.</p>
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		<title>Famolo strano &#8211; vita di coppia e trasgressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 12:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[coppia moderna]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia della trasgressione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[trasgressione]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vita di coppia e trasgressione possono andare d&#8217;accordo o si tratta di un incontro impossibile? Ha forse fatto meno rumore della rivoluzione sessuale degli anni &#8217;60,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Vita di coppia e trasgressione possono andare d&#8217;accordo o si tratta di un incontro impossibile?</h2>
<p style="text-align: justify;">Ha forse fatto meno rumore della rivoluzione sessuale degli anni &#8217;60, ma <strong>il cambiamento avvenuto negli ultimi anni nelle abitudini sessuali di milioni di persone anche grazie ad internet ha dato avvio a nuove modalità di vivere e concepire il sesso all&#8217;interno della vita personale e di coppia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumentata accessibilità di contenuti, contatti, gruppi, community dai gusti e tendenze più diverse ha fatto sì che <strong>molte prassi che fino a poco tempo fa erano ritenute limitate ad “una minoranza di soggetti bizzarri”, oggi siano seguite e praticate da molte più persone,</strong> che le percepiscono come una loro legittima peculiarità nel modo di vivere il sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si condivida o meno questo approccio, non può non essere riconosciuta come un segno dei tempi la considerazione che un cliente mi riportava: “ho fallito un matrimonio e una convivenza prima di capire di essere scambista, adesso sento di aver raggiunto un equilibrio stabile&#8230; anche di coppia” (un equilibrio quantomeno allargato, viene da dire).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia, malgrado le dichiarazioni dei singoli generalmente comunichino soddisfazione ed appagamento per la nuova consapevolezza sessuale raggiunta, quando i discorsi si spostano sulla coppia, quando cioè questi stessi singoli incontrano una persona con cui desiderano stabilizzare il legame, non sempre l&#8217;appagamento trovato regge alla nuova situazione</strong>, generando nuove situazioni critiche e di scontro, profilando scenari inediti fino a poco tempo fa, proprio per il mutato atteggiamento sociale rispetto a determinate prassi o condotte sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto in parole povere, se fino a pochi anni fa una persona che fosse solita ricorrere a pratiche sadomasochiste (tanto per fare un esempio), poteva praticamente solo cercare un partner tra coloro che già frequentavano circoli e club di questo tipo, pena l&#8217;essere tacciato come “un depravato che doveva andare a farsi curare”, lo scenario attuale contempla molte più possibilità, tanto da richiedere alla coppia modalità più articolate e complesse di negoziazione della vita intima.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale <strong>passaggio può risultare tutt&#8217;altro che semplice e privo di problemi</strong>, poiché va a toccare una dimensione molto intima della persona, nella quale lo scarto tra ciò che si pensa e ciò che si prova  può essere molto ampio. Ciò significa che la questione non può essere risolta solo dicendo “facciamo come vuoi tu o come voglio io”, <strong>ma diventa necessario mettere in comune le reciproche visioni, alla ricerca di una nuova strada condivisa dalla coppia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo percorso, nell&#8217;esperienza di sempre più coppie, non si concretizza solo nelle prime fasi di costruzione del legame, ma prosegue anche dopo, soprattutto quando la relazione evolve verso una stabilità ed una progettualità più solida: con questo non mi riferisco necessariamente ad una progettualità familiare, dove ovviamente il discorso diventa più complesso, ma anche semplicemente per due partner che ufficializzano in qualche modo il loro legame.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nelle prime fasi del rapporto il problema relativo a questo ambito riguarda infatti principalmente la messa in comune delle <strong>reciproche “particolarità sessuali”</strong>, con livelli più o meno ampi di condivisione in base al reciproco investimento dei partner, nelle fasi seguenti la questione della condivisione diventa sempre più centrale: cosa l&#8217;altro è disposto ad accettare? Cosa a condividere? A quale prezzo? Cosa viene invece sancito come inaccettabile, non condivisibile?</p>
<p style="text-align: justify;">Imbarazzi e reticenze nell&#8217;esplicitare le reciproche richieste diventano generatori di pericolosi non detti ed equilibri instabili che difficilmente si accomoderanno con il tempo, perché un partner partirà dal presupposto che sta sopportando sempre di più qualcosa che non gli sta bene (e che perciò è in credito con l&#8217;altro), mentre il secondo non avrà alcuna percezione di questa disparità di vissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>esito di una mancata chiarezza in questo ambito genera frequentemente l&#8217;idea di aver subito una situazione nella quale ci si è sentiti usati</strong>, mentre l&#8217;altro percepisce di aver dato la possibilità al partner di vivere un&#8217;esperienza diversa, importante, intima, che, se condivisa, poteva magari perfino rafforzare la coppia: “mi sembrava che in quello che facevamo fossimo d&#8217;accordo, anzi che fossero proprio quelli i momenti nei quali eravamo più noi stessi”, era la risposta di un partner all&#8217;altro che gli rivelava il modo in cui aveva vissuto per quasi un anno le sue richieste sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente a queste coppie è necessario uno <strong>sforzo reciproco per riuscire a trovare un nuovo equilibrio ed una nuova modalità di condivisione della propria intimità</strong>: un impegno nell&#8217;ascolto reciproco, ma anche nell&#8217;espressione chiara di quelli che sono i propri vissuti, bisogni e richieste, evitando ricatti espliciti o impliciti che rischierebbero soltanto di attivare un pericoloso effetto boomerang sulla coppia stessa, per cui una scelta non viene fatta perché condivisa, ma sull&#8217;onda di un&#8217;emozione o un ricatto morale.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che questa sfida e questo impegno è quello alla base di ogni esperienza di coppia: trovare una nuova modalità di vivere gli aspetti salienti della propria vita secondo modalità condivise.</p>
<p style="text-align: justify;">La difficoltà specifica legata a questo ambito può essere legata all&#8217;intimità della tematica ed alla facile comparsa sulla scena di giudizi vissuti come più taglienti, pericolosi (quelli più frequenti: “è un/una bacchettone/a – è un/una pervertito/a”).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il percorso che la coppia è chiamata a fare (eventualmente in un contesto terapeutico) passa dalla comprensione del significato che per ciascuno hanno le richieste proprie e dell&#8217;altro, per poter costruire assieme uno spazio intimo sicuro, appagante e condiviso.</strong></p>
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		<title>Conflitti e contenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi familiari]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale irraggiungibile ma desiderato, ambito.</p>
<p align="JUSTIFY">La ricerca psicologica rivela però una realtà molto diversa: <b>i gruppi che registrano il maggior benessere sono quelli nei quali i conflitti possono essere espressi liberamente sia che si parli di contesti familiari che lavorativi. Ammettere e &#8220;legittimare&#8221; un conflitto di coppia, o tra genitore e figlio, piuttosto che tra colleghi permetterebbe di vivere più serenamente in quel contesto.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Indipendentemente dal contesto osservato, più il gruppo è abituato ad affrontare conflitti, più diventa capace di gestirli, più riesce a ridurre il livello di aggressività al proprio interno e quindi a sopravvivere. Non solo: in questi gruppi si lavora meglio, sono più produttivi e registrano un maggior livello di benessere personale.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contrario <b>nei gruppi nei quali il conflitto viene eluso</b>, minimizzato o evitato (magari proprio cercando di nasconderlo dietro un clima cordiale), <b>così come in quelli in cui viene impedito</b>, <b>si riscontra un maggiore livello di negatività</b>, un sentimento sotterraneo, più difficile da affrontare dell&#8217;aggressività, e quindi tendenzialmente più logorante. I membri di questi gruppi si sentono ovviamente meno valorizzati, si riconoscono meno nel gruppo e disinvestono.</p>
<p align="JUSTIFY">In pratica: <b>meno si dà libero corso al conflitto, più questo ci perseguiterà</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Traducendo il discorso per quanto riguarda un conflitto di coppia o in una famiglia ciò significa che <strong>quanto più divergenze e visioni diverse trovano spazio di emersione, tanto maggiore sarà il benessere reale in casa</strong>. Tanto meno si ha paura di litigare, tanto più ci si vaccinerà dalla repressione del conflitto e si imparerà a gestirlo e superarlo.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Perché il conflitto sia costruttivo diventa importante che riesca a restare “un conflitto aperto”</b>, cioè che <b>offra a tutti i contendenti la possibilità di esprimere le proprie diverse posizioni</b>, ma anche di <b>assumersi un ruolo ed una responsabilità nella soluzione</b>, ben sapendo che ci possono essere situazioni in cui una via di mezzo non è possibile, rendendo necessario che qualcuno faccia un passo indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">Dare spazio al confronto non significa rendere sempre tutti contenti (evidentemente un&#8217;opzione impossibile), ma fare in modo che ciascuno senta comunque di aver avuto modo di esprimersi.</p>
<p align="JUSTIFY">I fattori che permettono creare un clima di questo tipo sono molteplici, alcuni individuali, altri contestuali: <b>ciò significa che la buona volontà del singolo può non essere sufficiente a creare il clima ottimale</b> (pur essendo comunque una premessa indispensabile), <b>ma che può essere necessario un percorso di tutto il gruppo coppia, famiglia, o equipe che sia</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Talvolta il percorso può essere più lungo ed impegnativo, richiedendo tempo e messa in gioco da parte di ciascuno.</p>
<p align="JUSTIFY">A tutti viene chiesto di esporsi e lasciar esporre e accettare, laddove il contesto lo renda possibile, che le decisioni non negoziabili non vedano uscire sempre lo stesso vincitore, pena il ritorno ad un clima nel quale, alla fine, i perdenti finiranno per minare le fondamenta del lavoro e avere la propria rivalsa su un contesto (lavorativo, familiare, di coppia ecc.) dal quale non si sentono apprezzati e riconosciuti.</p>
<p align="JUSTIFY">Come dire: litigate, e vivete felici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/conflitto-di-coppia/">Conflitti e contenti</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Affari Affetti Affanni: crisi personale e famiglia azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 10:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi personale]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia-azienda]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le implicazioni psicologiche di nascere e vivere in una famiglia azienda? Cosa succede quando si sperimenta un problema psicologico dentro un nucleo che lega<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>Quali sono le implicazioni psicologiche di nascere e vivere in una famiglia azienda?</b></h2>
<h3><b>Cosa succede quando si sperimenta un problema psicologico dentro un nucleo che lega il proprio nome ed il proprio benessere ad un negozio o ad un&#8217;impresa “di famiglia”?</b></h3>
<p>Ogni medaglia, si sa, ha due facce, e la stessa cosa vale ovviamente anche per la cosiddetta “famiglia-azienda”, cioè per quella famiglia che lega il proprio nome, o almeno la propria sussistenza ad un&#8217;attività commerciale o ad un&#8217;impresa nella quale genitori e figli, fratelli e cugini si trovano a condividere non solo lo spazio dell&#8217;intimità familiare, ma anche quello “pubblico” della sfera lavorativa.</p>
<p><b>Vista da fuori questa condizione rappresenta per molti una vera fortuna</b>, specie quando l&#8217;attività è florida: un posto di lavoro assicurato e l&#8217;inevitabile confidenza con il cuore dell&#8217;azienda vengono visti come privilegi preziosi da chi è esterno a situazioni di questo tipo.</p>
<p><b>Vista dall&#8217;interno, al contrario, la situazione non è sempre così rosea</b>, soprattutto a causa dei <b>labili confini tra sfera personale, familiare e pubblica</b> che si vive in queste famiglie, abituate a sovrapporre o identificare rapporti di parentela e di colleganza.</p>
<p><b>Difendere il proprio spazio personale diventa spesso più difficile</b>, sia per una difficoltà fisica a trovare spazi immuni dalla presenza e dall&#8217;influenza familiare sia per il <b>maggiore peso attribuito al giudizio ed alla critica</b>. L&#8217;appartenenza al gruppo viene infatti doppiamente cementata dal legame di sangue e da quello lavorativo, rendendo più incisivo e significativo il confronto con l&#8217;altro.</p>
<p><b>Per terapeuti e pazienti è essenziale tenere presenti gli aspetti peculiari di questi sistemi familiari quando viene portato un problema in terapia, pena l&#8217;incontrare resistenze e blocchi difficilmente arginabili.</b> Essere parte da sempre di un sistema funzionante secondo determinate regole può rendere difficile rendersi conto della loro influenza sulle scelte più quotidiane come su quelle esistenziali, interferendo con la possibilità di comprendere le ragioni del problema e, quindi,</p>
<p>Porre in evidenza questo legame è il primo passo essenziale, a partire dal quale può essere costruito delle possibili soluzioni.</p>
<p>La ricerca psicologica ha più volte evidenziato come per le persone appartenenti a famiglie di questo tipo sia più difficile affrontare le situazioni in cui i bisogni legati alla sfera affettiva andavano a scontrarsi con quelli della sfera lavorativa: <b>quando i tempi intimi vanno fuori sincronia con quelli aziendali</b> (cambiamenti di vita in momenti in cui l&#8217;azienda chiede continuità o trasformazioni lavorative ostacolate dalle esigenze familiari) <b>la tensione generata dal contrasto di bisogni può tradursi in una crisi personale o nei classici sintomi psicologici: ansia, depressione, somatizzazioni, ecc.</b></p>
<p>Porre in evidenza questo legame è il primo passo essenziale, a partire dal quale può essere costruito <span style="line-height: 1.5;">un percorso terapeutico che aiuti a costruire un nuovo equilibrio capace di considerare e, possibilmente, conciliare i due mondi della persona: storicamente intrecciati e interdipendenti.</span></p>
<p>Solo tenendo presente questa dimensione il problema può essere realmente compreso ed interpretato e la tensione risolta, arrivando a trovare un nuovo equilibrio ed un nuovo benessere.</p>
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		<title>Quelli che non riescono a lasciare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 16:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[soffrire per amore]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti quanti sognano sin da piccoli di trovare “la persona giusta”: i più fortunati la trovano, gli altri si accontentano. E poi ci sono quelli che sanno benissimo che la persona che hanno trovato non è quella giusta, ma non riescono a staccarsi da lei.</p>
<p>Alcuni chiamano questa condizione “dipendenza affettiva”, altri “masochismo erogeno”, altri ancora “amore malato”, ma la sostanza è sempre quella: ci si trova incastrati in una relazione che genera sofferenza e malessere, si comprende che non è la persona giusta, ma non si riesce ad uscirne.</p>
<p>Ho già avuto modo in passato di parlare delle cosiddette nuove dipendenze, una delle quali sarebbe appunto la dipendenza affettiva. Questo tipo specifico di problema rappresenterebbe tuttavia una specifica eccezione all&#8217;interno di questo gruppo, perché ciò di cui non si riuscirebbe a fare a meno non è una cosa o un comportamento, ma una persona.</p>
<p><b>Ma come si distingue una dipendenza affettiva?</b></p>
<p>Un primo aspetto essenziale è legato alla qualità del rapporto: la relazione non è serena, non fa star bene, diventando anzi un ostacolo alla realizzazione del soggetto in altri ambiti (lavoro, studio, amicizie, …). Malgrado questa mancanza di benessere e serenità, però chi sperimenta una dipendenza affettiva sente di non poter fare a meno di questo specifico rapporto, che viene continuamente cercato, talvolta anche con comportamenti eccessivamente invasivi e persecutori.</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica rilevante è la mancanza di simmetria nel rapporto: il bisogno di vicinanza da parte di uno dei due non corrisponde al sentimento dell&#8217;altro. La combinazione di questi fattori genera frequentemente un&#8217;escalation simmetrica: uno diventa sempre più fuggitivo, l&#8217;altro sempre più “inseguente”.</p>
<p>Questo porta ad avvicinare <b>dipendenza affettiva e stalking: esistono punti di contatto o sono problemi diversi?</b></p>
<p>Generalmente si pensa alla dipendenza affettiva come ad una problematica prevalentemente femminile (la donna che non riesce a lasciare l&#8217;uomo indifferente), mentre lo stalking come una problematica che riguarda soprattutto uomini (che non accettano la fine di una relazione con la compagna). La mia esperienza e la mia impressione è che i punti di contatto tra queste due condizioni siano molto maggiori delle differenze, che spesso possano essere ricondotte a fattori circostanziali (come la reazione del partner indipendente alle pressioni del richiedente) e, in secondo ordine, anche ad una certa influenza di fattori culturali legati alle modalità relazionali maschile e femminile.</p>
<p>Lo stalker è sempre qualcuno che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione o la presa di distanza da parte di un&#8217;altra persona: in questo caso la frustrazione del proprio bisogno porta ad una ricerca spasmodica dell&#8217;altro (cosa che nella dipendenza affettiva pura è possibile ma non necessaria) attraverso modalità sempre più invasive e fastidiose, che possono arrivare ad assumere anche proporzioni violanti la privacy e la libertà dell&#8217;altro.</p>
<p><b>Ma che cosa fa in modo che una persona sviluppi una forma di dipendenza affettiva?</b> Che cosa fa in modo da non riuscire a liberarsi di una relazione che, ripetiamo, non è mai connotata da serenità e felicità, ma da sofferenza, magari anche solo legata al reiterato rifiuto dell&#8217;altro di assecondare le nostre richieste?</p>
<p>In breve possiamo riconoscere tre forme di pensiero tipico che incastrano il dipendente affettivo:</p>
<ul>
<li>“<b>senza l&#8217;altro, non ce la posso fare”</b>: la presenza dell&#8217;altro e la sua vicinanza vengono visti come condizioni necessarie per la sopravvivenza stessa e la felicità personale;</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>se ho sopportato fin qui, non mollerò adesso”</b>: le sofferenze e i tentativi compiuti finora giustificano quelli che saranno fatti in seguito. Ciò significa che più una persona ha fatto, e più farà, perché sente che mollare significherebbe perdere tutto l&#8217;investimento fatto.</li>
<li>“<b>lui/lei cambierà per amore mio/potrò cambiarla/o con il mio amore”</b>: esiste un&#8217;aspettativa magica e irrealistica, che l&#8217;altro a un certo punto vedrà nella nostra insistenza il nostro amore e che quindi passerà dal rifiutare al corrispondere i nostri sentimenti.</li>
</ul>
<p>Se questi sono, per sommi capi, gli elementi salienti di una forma di pensiero che costruisce ed alimenta la dipendenza affettiva, è chiaro che il percorso personale che porta a questo stato di cose appare meno facilmente definibile in termini generali, ma comprensibile solo in relazione al caso specifico.</p>
<p>Certamente la premessa fondamentale che pone le basi per un superamento del problema parte dal riconoscimento della dipendenza affettiva stessa: rendersi conto di essere in una condizione di incapacità di uscire da un rapporto e riconoscersi in quanto sopra descritto è il primo passo necessario per avviare il cambiamento.</p>
<p><b>Chi vive una condizione di dipendenza affettiva è il primo prigioniero di se stesso</b>: se l&#8217;altro può sentirsi perseguitato ma al contempo ha spesso anche la possibilità di prendere comunque le distanze, questa mossa di indipendenza non è possibile a chi vive nell&#8217;ossessione di un&#8217;altra persona.</p>
<p><b>Riuscire a rompere questa catena non significa quindi tanto o solo imparare a lasciare, ma prima di tutto imparare a essere liberi.</b></p>
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		<title>SOS Suoceri: difficili equilibri familiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 13:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti familiari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[gestire il conflitto]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.</p>
<p>Il problema della <strong>ridefinizione dei confini tra il nuovo nucleo composto da due partner e le loro famiglie</strong> è talmente comune e universale da essere un classico di commedie vecchie e nuove, vignette e film: chi ha apprezzato, tanto per citare uno dei titoli più famosi a riguardo, “Ti presento i miei”, sa di cosa sto parlando. Parlare di suocera e nuora (o suocera e genero&#8230;) significa nell&#8217;immaginario comune parlare di cane e gatto e, sebbene nella realtà dei fatti la situazione non sia ovviamente sempre così, è pur vero che <strong>anche nelle situazioni più riuscite qualche aggiustamento reciproco è sempre da mettere in conto</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="http://raccontidicasa.it/wp-content/uploads/2013/04/suocera-invadente-190x190.jpg" alt="suocera" width="190" height="190" />Moltissimi i libri (o siti) della cosiddetta “psicologia pret a porter” (cioè quei manualetti della serie “come vivere felici e risolvere tutti i problemi in 10 regole”) esibiscono leggi universali per risolvere la questione (“la coppia deve difendere e tutelare i propri spazi vitali”, “intrusioni da parte delle famiglie estese sulla vita matrimoniale finiscono per minare alla radice la stabilità della coppia”, ecc.) che generalmente ottengono il solo effetto di aumentare la frustrazione di chi cerca invano di realizzarle. <strong>La situazione è sempre più complessa di quella considerata generalmente in questi pamphlet e tra volere qualcosa e riuscire ad attuarlo intercorrono sempre una serie di fattori.</strong></p>
<p>La situazione attuale, infatti, non può prescindere da alcuni essenziali dati di fatto: difficoltà economiche, esigenze familiari, problemi di salute sono solo alcune delle ragioni che rendono impossibile per una coppia (o uno dei due coniugi) porre i limiti e le barriere illustrate come essenziali, se non a costi enormi dal punto di vista pratico o emotivo.</p>
<p>L&#8217;esempio più classico può essere quello di un figlio che nel momento in cui inizia ad avviare una vita di autonoma con una propria famiglia si trova a dover fronteggiare la malattia di un genitore, o a necessitare aiuto nell&#8217;accudimento di un bambino: situazioni cioè che legittimamente richiamano l&#8217;attenzione verso il proprio nucleo e la necessità di un osmosi con esso.</p>
<p><strong>Il problema del rapporto “tra suocera e nuora” non è mai un problema a due, ma coinvolge sempre almeno un terzo, cioè il partner/figlio</strong>, che si trova al centro della questione con la responsabilità e necessità di gestire il territorio di confine tra i due nuclei a cui appartiene (ovviamente il medesimo discorso vale al variare del sesso dei soggetti: suocera e genero, suocero e nuora, suocero e genero).</p>
<p>In questo ambito più che mai le modalità che permettono di costruire un equilibrio stabile ed efficace variano da un caso all&#8217;altro, a seconda delle prassi proprie delle due famiglie d&#8217;origine e di quella costruita dalla nuova coppia.</p>
<p>Ogni arrangiamento offre vantaggi e svantaggi: autonomia e indipendenza da una parte, sostegno e aiuto dall&#8217;altra possono però tradursi anche in una faticosa solitudine o in un&#8217;intrusività fastidiosa che possono rappresentare un serio ostacolo alla serenità di coppia.</p>
<p><strong>Quali aspetti privilegiare e quali mettere in secondo piano diventa determinante nella scelta della coppia</strong>, finendo al centro di discussioni e liti nel momento in cui le visioni divergono e non si giunge ad un accordo condiviso.</p>
<p>Riuscire a cogliere i reali significati in gioco dietro diventa determinante per comprendere possibilità e vincoli, richieste possibili ed impossibili per arrivare a costruire un nuovo equilibrio sostenibile per tutti.</p>
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		<title>La mente che mente. Smascherare le menzogne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 10:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia della comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[scoprire le bugie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ai bambini si dice che le bugie abbiano il naso lungo e le gambe corte, metafora del fatto che si leggono in faccia e non fanno<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ai bambini si dice che le bugie abbiano il naso lungo e le gambe corte, metafora del fatto che si leggono in faccia e non fanno andare molto lontano, ma la realtà dei fatti non è proprio così.</p>
<h2>Come si fa a smascherare le menzogne? Esiste un modo per accorgerci quando qualcuno ci sta dicendo una bugia?</h2>
<p><strong>Il problema di scoprire i bugiardi è certamente uno dei più significativi della storia dell&#8217;umanità</strong>, se è vero che perfino nell&#8217;antico testamento una delle dieci regole universali dati da Dio all&#8217;umanità riguardava esattamente il fatto di non mentire sotto giuramento.</p>
<p>Si sa che la cosa non è servita a risolvere il problema, né hanno ottenuto risultati molto più efficaci i vari servizi segreti che nel corso del novecento hanno inseguito fantomatici sieri o macchine della verità.</p>
<p>Verrebbe da dire che la questione è un causa persa, per noi poveri mortali che non disponiamo di tavole della legge, macchinari sofisticati o strani mix farmacologici.</p>
<p>Ma le cose stanno davvero così?</p>
<p>Ovviamente la psicologia non poteva evitare di incuriosirsi rispetto al fenomeno comunicativo della menzogna, cercando di coglierne le peculiarità e svelarne le dinamiche, a volte ideando strumenti di analisi e microanalisi della comunicazione verbale e non verbale alla ricerca del dettaglio rivelatore, il più sofisticato dei quali è probabilmente il FACS di Ekman e Friesen.</p>
<p>Certamente il <strong>ventaglio di tipologie di menzogne e mentitori è talmente variegato da meritare probabilmente un discorso a sé</strong>: dalla bugia bianca alla truffa, dal bugiardo a fin di bene fino a quello patologico certamente non è possibile considerare alla stessa stregua situazioni tanto diverse nelle premesse e nelle conseguenze. <strong>Tuttavia alcune ricerche sembrerebbero poter identificare alcuni stili caratteristici della menzogna, correlati a situazioni relazionali caratteristiche.</strong></p>
<p>Il discrimine fondamentale sembra essere se <strong>colui che mente pensa che il suo interlocutore sia sospettoso o meno</strong>: a seconda infatti che si senta o meno gli occhi puntati addosso, il mentitore tenderebbe ad adottare <strong>due modalità differenti per piazzare la sua bugia</strong>.</p>
<p>Nel caso in cui sente che l&#8217;altro non è prevenuto nei suoi confronti, <strong>il mentitore tende più frequentemente ad adottare uno stile prolisso ed ambiguo</strong>: le parole diventano una specie di cortina fumosa nella quale far perdere l&#8217;altro per non far distinguere verità e finzione.</p>
<p><strong>Nel caso in cui invece chi dice una bugia si sente “sorvegliato speciale” tende maggiormente alla modalità “piazza la bomba e scappa”, preferendo frasi brevi, stringate</strong>.</p>
<p>Anche la voce tenderebbe a cambiare nelle due situazioni: molto modulata e variegata nel primo caso, più tenue e monotòna nel secondo.</p>
<p>Problema risolto? Ahinoi no, perché in realtà <strong>le osservazioni si basano principalmente su variazioni possibili, che si potrebbero riscontrare come alterazioni in uno stile comunicativo noto</strong>. In pratica, se una persona generalmente parla in modo stringato ed essenziale, è possibile che, dovendo raccontare una bugia ad una persona che crede non sospettare nulla, adotti uno stile più prolisso.</p>
<p>Ciò significa che <strong>è possibile, al massimo, riuscire ad intercettare bugie di persone con cui siamo in rapporto stretto, e di cui conosciamo il modo abituale di parlare.</strong></p>
<p><strong>Anche in questi casi, tuttavia, lo smascheramento non è così automatico o scontato</strong>: le variabili che possono portare una persona ad apportare modifiche al proprio stile comunicativo possono essere moltissime: stato di salute, stato emotivo, tempo disponibile, contenuto del messaggio, contesto in cui si svolge la comunicazione, ecc.</p>
<p>Di fatto un aspetto interessante evidenziato dalla ricerca è che sembra esistere un vero e proprio <strong>“sesto senso” della menzogna</strong>, per cui <strong>chi è bravo a raccontare frottole è anche maggiormente capace di smascherarle</strong>. La spiegazione fornita a questo riscontro è che persone molto competenti sul piano comunicativo, capaci quindi di gestire e manipolare in modo più efficace i diversi livelli comunicativi (verbale, non verbale, mimico, ecc.) siano anche più capaci di accorgersi di incongruenze nelle comunicazioni altrui, svelando la bugia.</p>
<p>Come dire che il modo migliore per imparare a scoprire le bugie è quello di iniziare a raccontarle&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/smascherare-le-menzogne/">La mente che mente. Smascherare le menzogne</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Essere padre oggi: La nuova frontiera dei papà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 14:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[coppia moderna]]></category>
		<category><![CDATA[essere padre]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia della famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/essere-padre-oggi/">Essere padre oggi: La nuova frontiera dei papà</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Tra pochi giorni sarà la festa del papà, una figura sulla quale si sta portando sempre più attenzione all&#8217;interno del mondo psicologico, anche per l&#8217;importante rivoluzione culturale e familiare degli ultimi decenni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Cosa significa essere padre oggi? Come viene vissuta la paternità in questi anni?</h3>
<p align="JUSTIFY">Se la figura della madre che lavora è già stata sdoganata da diversi anni, quella del <strong>padre che si occupa dei figli è una novità che solo da pochissimi anni ha iniziato a prendere piede</strong>, favorita inizialmente anche dalla crisi economica che ha rivoluzionato le abitudini di molte famiglie, rendendo necessaria una riorganizzazione dei compiti e ruoli, portando molti padri ad essere forzatamente a casa con i propri figli, e rendendo più comune e diffusa l&#8217;immagine del papà accudente.</p>
<p align="JUSTIFY">Se però fino a 4-5 anni fa il padre che si dedicava anche ai figli piccoli era spesso ricollegato solo alla situazione di perdita del lavoro, <strong>oggi si sta diffondendo con sempre maggiore convinzione e consapevolezza l&#8217;immagine del papà che segue passo passo la crescita dei propri bambini sin dalle prime fasi di vita</strong> (addirittura dalla sala parto, secondo la prassi sempre più comune di renderlo spettatore della nascita del bambino, del taglio del cordone, ecc.).</p>
<p align="JUSTIFY">Nei gruppi per padri che sempre più frequentemente sono chiamato a fare in tanti centri e scuole (fino al 2010 gruppi di questo tipo andavano deserti anche nei rarissimi casi in cui venivano organizzati, oggi si affollano di richieste di repliche) emerge come costante condivisa <strong>il desiderio consapevole di vicinanza ai propri figli, volendo spendere con loro più tempo possibile e godendosi la loro crescita</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Particolarmente esplicativi sono i casi (ovviamente non frequentissimi, ma presenti) di quei padri che hanno figli già adolescenti e che per varie ragioni si ritrovano oggi ad avere dopo molto tempo un bambino, riconfrontandosi con le prime fasi di vita a molti anni di distanza.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Quello che viene rimandato da questi uomini è che sentono che “oggi è più normale, più comune che un papà stia vicino ai figli, giocare con loro anche quando sono piccoli. Prima sarebbe stato strano, ma oggi non fa più tanto effetto”.</h4>
<p align="JUSTIFY">“I miei figli maggiori non mi riconoscono” raccontava divertito un papà con due figli adolescenti di un primo matrimonio e un bambino di due anni avuto dalla nuova compagna, “un po&#8217; mi prendono in giro, dicendomi che sembro rimbambito a giocare con il piccolo, ma secondo me sono solo gelosi che con loro non facevo così. Sembra strano dirlo, ma&#8230; ai loro tempi non si usava tanto come adesso”.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Essere padre oggi, secondo questo modello, non significa essere, come ha scritto qualcuno, un “mammo”, o un “papà peluche”, ma trovare un nuovo modo di essere padre per il proprio figlio.</h4>
<p align="JUSTIFY">In un momento storico in cui la discussione sociale e politica sulla genitorialità e cosa sia necessario perché una coppia possa essere o meno adatta ad allevare un figlio, diventa importantissimo chiarire in cosa consista questa rivoluzione già avvenuta.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Oggi più che mai i ruoli familiari sono stati riorganizzati, rivisti, stravolti e i copioni di ruolo hanno subito cambiamenti radicali, passando dall&#8217;essere definiti a priori, ad una continua riorganizzazione all&#8217;interno della conversazione familiare stessa. Ai coniugi di oggi viene richiesto un livello di dialogo e confronto, un gioco di squadra e un&#8217;alternanza di ruoli e funzioni più dinamica ed elastica che in passato.</h4>
<p align="JUSTIFY">Le funzioni possono essere scambiate ed integrate, rendendo accudimento ed emancipazione, sostegno ed autonomizzazione due facce di una stessa medaglia costruita insieme dai genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">La vera scommessa della genitorialità, la possibilità che un ruolo paterno o materno sia credibile ed efficace, non si gioca quindi solo nel rapporto a due tra un genitore e il figlio, ma <strong>contempla sempre necessariamente entrambi i coniugi nel loro reciproco rapporto tra loro e con il figlio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">È questo equilibrio perennemente dinamico che permette di trovare la strada giusta, che non è scritta in nessuna ricetta preconfezionata, ma costruita quotidianamente insieme.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JCQVnSOFqfM" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/essere-padre-oggi/">Essere padre oggi: La nuova frontiera dei papà</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Identità sessuali: viaggio nella costruzione di sé</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/identita-sessuali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 08:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[identità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[identità sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[transessualismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da diverso tempo ormai sui media e nei social si sente parlare con insistenza gender, orientamento sessuale, identità sessuali, omosessualità, transessualità&#8230; I termini del discorso tuttavia<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/identita-sessuali/">Identità sessuali: viaggio nella costruzione di sé</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da diverso tempo ormai sui media e nei social si sente parlare con insistenza <strong>gender, orientamento sessuale, identità sessuali, omosessualità, transessualità</strong>&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">I termini del discorso tuttavia molto spesso si caratterizzano per una tale confusione e improprietà di linguaggio da rasentare spesso la disinformazione: basti pensare che cercando su google la parola “gender”, una delle più ripetute nel discorso attuale, vengano trovati più facilmente contenuti che parlano della “teoria di gender” (qualunque cosa si intenda con questa espressione) che non di cosa effettivamente si tratti quando si parla di “gender” e non di “sesso”, ad esempio.</p>
<p align="JUSTIFY">In virtù di questo, anche alla luce di alcune richieste alle quali mi è capitato di dover rispondere sia in ambito clinico che nei contesti scolastici in cui lavoro, ho ritenuto opportuno provare a <strong>tratteggiare una panoramica dei termini del discorso, nella speranza di fare un po&#8217; di chiarezza su un tema molto importante,</strong> la cui banalizzazione o definizione impropria può generare non solo confusione ma anche difficoltà a chi magari vive un periodo o un percorso di definizione di sé rispetto a questa tematica.</p>
<p align="JUSTIFY">Diciamo subito che la ricerca nel campo psichiatrico e psicologico ha iniziato ad affrontare il tema dell&#8217;identità sessuale in modo più specifico ed approfondito a partire dagli anni &#8217;50: l&#8217;emancipazione femminile e la rivoluzione sociale iniziata in quegli anni hanno infatti posto in evidenza la necessità di rivedere ed ampliare i concetti usati fino a quel momento per parlare di identità sessuale.</p>
<p align="JUSTIFY">A partire da quegli anni è infatti emerso con sempre maggiore evidenza l&#8217;<strong>impossibilità di identificare sessualità “fisica” e “psicologica”, con la conseguente necessità di prendere in considerazione un ventaglio più ampio di componenti.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente si ritiene che per operare una corretta definizione dell&#8217;identità sessuale personale sia necessario riferirsi ad almeno quattro elementi.</p>
<p align="JUSTIFY">Vediamoli nel dettaglio.</p>
<p align="JUSTIFY">La prima componente è il <strong>sesso</strong>: con questo ci si riferisce alla <strong>componente fisica e biologica della sessualità</strong>, che comprende genitali esterni ed interni, corredo cromosomico, componente ormonale.</p>
<p align="JUSTIFY">Tale componente assume ovviamente un&#8217;importanza fondamentale nel determinare il livello di partenza dello sviluppo personale. Anche coloro che vivono con disagio il proprio corpo ed il proprio sesso “originale”, arrivando a cambiarlo nel corso della vita, non possono che riferirsi a quello che ha significato per loro essere quello che sono (o che sono stati).</p>
<p align="JUSTIFY">È bene ricordare come tale componente non sia affatto “categoriale” come si vorrebbe far credere: studi anatomici e genetici hanno infatti messo in luce come la differenziazione sessuale individuale anche nei mammiferi più evoluti parta da una condizione ibrida che va poi definendosi nel corso dei primi mesi di sviluppo intrauterino: in pratica maschi e femmine inizialmente possiedono strutture proprie di entrambi i sessi, che vengono poi sviluppate o atrofizzate in base ad una serie di fattori, principalmente ormonali. Nei casi in cui questa differenziazione vada incontro a problemi, è possibile che si vengano a creare casi di compresenza di tratti somatici maschili e femminili (spesso associati a sterilità, ma non sempre), come ad esempio la ginecomastia: cioè la presenza del seno in soggetti di sesso maschile.</p>
<p align="JUSTIFY">La seconda componente è l&#8217;<strong>identità sessuale (o gender)</strong>: con questa espressione ci si riferisce all<strong>&#8216;auto-percezione del soggetto della propria sessualità</strong>, cioè come la persona percepisce se stessa in riferimento a questa dimensione. Oggi si è evidenziato come tale percezione non possa essere definita da categorie rigide, quanto piuttosto da un gradiente: cioè una dimensione che prevede una linea di continuità tra l&#8217;essere maschio e l&#8217;essere femmina, passando attraverso varie gradazioni e sfumature intermedie (senza per questo significare un orientamento sessuale corrispondente).</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò significa che un uomo può sentire alcune parti di sé come femminili (o viceversa una donna può sentire alcune parti di sé come maschili) in un gradiente che va da zero al 100% di sé, senza che ciò significhi che sia omosessuale, ma semplicemente che ha una propria visione di sé in un determinato modo. È chiaro che tale dimensione appare quindi eminentemente intra-psichica e personale, e non si sovrappone al sesso “fisico” in senso stretto.</p>
<p align="JUSTIFY">La terza componente è il cosiddetto “<strong>ruolo di genere</strong>”. Questa dimensione si lega alla <strong>visione sociale della sessualità</strong>: in sostanza cosa ci si attende in un determinato contesto sociale da una persona di quel determinato sesso? Quali comportamenti sono socialmente identificati come caratteristici della figura femminile, piuttosto che di quella maschile?</p>
<p align="JUSTIFY">È evidente che <strong>tali visioni possano essere totalmente diverse in contesti storici e sociali diversi</strong>, fino ad arrivare a visione diametralmente opposte, con ovviamente la percezione da parte di ciascuno che la modalità in uso nel proprio contesto sociale fosse “la più ovvia” e quelle diverse da questa “le più bizzarre o sbagliate”. È altrettanto evidente che un soggetto posa scegliere di aderire in modo più o meno pedissequo o di prendere le distanze in modo più o meno marcato dagli standard sessuali del proprio contesto pur mantenendo una coincidenza tra sesso, identità di genere e orientamento sessuale, come ad esempio mostrato nel film “Billy Elliot”, in cui un bambino eterosessuale faticava ad essere accettato nel proprio contesto solo perché praticava la danza classica, attività generalmente identificata come femminile.</p>
<p align="JUSTIFY">Un esempio lampante nel mondo occidentale odierno è rappresentato ad esempio dalla rivoluzione del ruolo maschile all&#8217;interno della casa: se fino a venti, trenta anni fa poteva risultare alquanto strano che un uomo si dedicasse alla cura della casa o dei bambini, oggi la cosa non fa più alcun effetto, almeno nelle generazioni più giovani.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;ultima componente dell&#8217;identità sessuale è l&#8217;<strong>orientamento sessuale</strong>, cioè <strong>chi venga identificato dal soggetto come partner sessuale</strong>: maschi, femmine o entrambi.</p>
<p align="JUSTIFY">Stante quindi delle premesse così articolate, è chiaro che <strong>la visione dell&#8217;identità sessuale fatta propria dalla psicologia moderna non possa essere quella di un elemento dato alla nascita e immodificabile, quanto quella di un processo di definizione di sé complesso, che comprende elementi personali, relazionali e contestuali nella definizione di sé e della propria identità</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">In tale cornice oggi si è giunti a considerare quindi come problematiche non tanto le situazioni in cui vengano elaborate identità sessuali diverse dal sesso di partenza (anche perché, da quanto detto sopra, dovrebbe apparire evidente l&#8217;inevitabile specificità di ciascuno nel vivere e percepire la propria sessualità) quanto quelle situazioni in cui il soggetto viva con disagio la propria condizione in senso lato, sia essa omosessuale, eterosessuale, bisessuale o altro ancora.</p>
<p align="JUSTIFY">In sostanza <strong>ciò che conta non è tanto il punto di arrivo del percorso personale di una persona, quanto il fatto che questa senta di star bene con quello che è</strong>: alla luce di questo sono quindi chiare le ragioni per cui da ormai oltre trentanni l&#8217;omosessualità e il transessualismo non siano più considerati patologie mentali, così come la presa di posizione netta da parte degli ordini degli psicologi contro le cosiddette “terapie riparative dell&#8217;omosessualità”.</p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo ancora oggi disinformazione e pregiudizio giocano un ruolo determinante rispetto alla visione sociale di queste condizioni, condizionando in modo significativo la presa di coscienza ed autoaccettazione da parte delle persone che si riconoscono in un quadro identitario di questo tipo.</p>
<p align="JUSTIFY">La speranza è che, <strong>così come per altre forme di discriminazione gradualmente superate nel corso della storia, anche per questa il tempo faccia il suo corso, aiutando sempre più persone a capire che l&#8217;errore sta nell&#8217;occhio di chi guarda e non nella sostanza di chi vive, e permettere un&#8217;integrazione più autentica e reale</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/identita-sessuali/">Identità sessuali: viaggio nella costruzione di sé</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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