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	<title>problemi relazionali Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Quelli che non riescono a lasciare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 16:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi relazionali]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[soffrire per amore]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti quanti sognano sin da piccoli di trovare “la persona giusta”: i più fortunati la trovano, gli altri si accontentano. E poi ci sono quelli che sanno benissimo che la persona che hanno trovato non è quella giusta, ma non riescono a staccarsi da lei.</p>
<p>Alcuni chiamano questa condizione “dipendenza affettiva”, altri “masochismo erogeno”, altri ancora “amore malato”, ma la sostanza è sempre quella: ci si trova incastrati in una relazione che genera sofferenza e malessere, si comprende che non è la persona giusta, ma non si riesce ad uscirne.</p>
<p>Ho già avuto modo in passato di parlare delle cosiddette nuove dipendenze, una delle quali sarebbe appunto la dipendenza affettiva. Questo tipo specifico di problema rappresenterebbe tuttavia una specifica eccezione all&#8217;interno di questo gruppo, perché ciò di cui non si riuscirebbe a fare a meno non è una cosa o un comportamento, ma una persona.</p>
<p><b>Ma come si distingue una dipendenza affettiva?</b></p>
<p>Un primo aspetto essenziale è legato alla qualità del rapporto: la relazione non è serena, non fa star bene, diventando anzi un ostacolo alla realizzazione del soggetto in altri ambiti (lavoro, studio, amicizie, …). Malgrado questa mancanza di benessere e serenità, però chi sperimenta una dipendenza affettiva sente di non poter fare a meno di questo specifico rapporto, che viene continuamente cercato, talvolta anche con comportamenti eccessivamente invasivi e persecutori.</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica rilevante è la mancanza di simmetria nel rapporto: il bisogno di vicinanza da parte di uno dei due non corrisponde al sentimento dell&#8217;altro. La combinazione di questi fattori genera frequentemente un&#8217;escalation simmetrica: uno diventa sempre più fuggitivo, l&#8217;altro sempre più “inseguente”.</p>
<p>Questo porta ad avvicinare <b>dipendenza affettiva e stalking: esistono punti di contatto o sono problemi diversi?</b></p>
<p>Generalmente si pensa alla dipendenza affettiva come ad una problematica prevalentemente femminile (la donna che non riesce a lasciare l&#8217;uomo indifferente), mentre lo stalking come una problematica che riguarda soprattutto uomini (che non accettano la fine di una relazione con la compagna). La mia esperienza e la mia impressione è che i punti di contatto tra queste due condizioni siano molto maggiori delle differenze, che spesso possano essere ricondotte a fattori circostanziali (come la reazione del partner indipendente alle pressioni del richiedente) e, in secondo ordine, anche ad una certa influenza di fattori culturali legati alle modalità relazionali maschile e femminile.</p>
<p>Lo stalker è sempre qualcuno che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione o la presa di distanza da parte di un&#8217;altra persona: in questo caso la frustrazione del proprio bisogno porta ad una ricerca spasmodica dell&#8217;altro (cosa che nella dipendenza affettiva pura è possibile ma non necessaria) attraverso modalità sempre più invasive e fastidiose, che possono arrivare ad assumere anche proporzioni violanti la privacy e la libertà dell&#8217;altro.</p>
<p><b>Ma che cosa fa in modo che una persona sviluppi una forma di dipendenza affettiva?</b> Che cosa fa in modo da non riuscire a liberarsi di una relazione che, ripetiamo, non è mai connotata da serenità e felicità, ma da sofferenza, magari anche solo legata al reiterato rifiuto dell&#8217;altro di assecondare le nostre richieste?</p>
<p>In breve possiamo riconoscere tre forme di pensiero tipico che incastrano il dipendente affettivo:</p>
<ul>
<li>“<b>senza l&#8217;altro, non ce la posso fare”</b>: la presenza dell&#8217;altro e la sua vicinanza vengono visti come condizioni necessarie per la sopravvivenza stessa e la felicità personale;</li>
</ul>
<ul>
<li>“<b>se ho sopportato fin qui, non mollerò adesso”</b>: le sofferenze e i tentativi compiuti finora giustificano quelli che saranno fatti in seguito. Ciò significa che più una persona ha fatto, e più farà, perché sente che mollare significherebbe perdere tutto l&#8217;investimento fatto.</li>
<li>“<b>lui/lei cambierà per amore mio/potrò cambiarla/o con il mio amore”</b>: esiste un&#8217;aspettativa magica e irrealistica, che l&#8217;altro a un certo punto vedrà nella nostra insistenza il nostro amore e che quindi passerà dal rifiutare al corrispondere i nostri sentimenti.</li>
</ul>
<p>Se questi sono, per sommi capi, gli elementi salienti di una forma di pensiero che costruisce ed alimenta la dipendenza affettiva, è chiaro che il percorso personale che porta a questo stato di cose appare meno facilmente definibile in termini generali, ma comprensibile solo in relazione al caso specifico.</p>
<p>Certamente la premessa fondamentale che pone le basi per un superamento del problema parte dal riconoscimento della dipendenza affettiva stessa: rendersi conto di essere in una condizione di incapacità di uscire da un rapporto e riconoscersi in quanto sopra descritto è il primo passo necessario per avviare il cambiamento.</p>
<p><b>Chi vive una condizione di dipendenza affettiva è il primo prigioniero di se stesso</b>: se l&#8217;altro può sentirsi perseguitato ma al contempo ha spesso anche la possibilità di prendere comunque le distanze, questa mossa di indipendenza non è possibile a chi vive nell&#8217;ossessione di un&#8217;altra persona.</p>
<p><b>Riuscire a rompere questa catena non significa quindi tanto o solo imparare a lasciare, ma prima di tutto imparare a essere liberi.</b></p>
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		<title>SOS Suoceri: difficili equilibri familiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 13:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti familiari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[gestire il conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[gestire le crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia della famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.</p>
<p>Il problema della <strong>ridefinizione dei confini tra il nuovo nucleo composto da due partner e le loro famiglie</strong> è talmente comune e universale da essere un classico di commedie vecchie e nuove, vignette e film: chi ha apprezzato, tanto per citare uno dei titoli più famosi a riguardo, “Ti presento i miei”, sa di cosa sto parlando. Parlare di suocera e nuora (o suocera e genero&#8230;) significa nell&#8217;immaginario comune parlare di cane e gatto e, sebbene nella realtà dei fatti la situazione non sia ovviamente sempre così, è pur vero che <strong>anche nelle situazioni più riuscite qualche aggiustamento reciproco è sempre da mettere in conto</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="http://raccontidicasa.it/wp-content/uploads/2013/04/suocera-invadente-190x190.jpg" alt="suocera" width="190" height="190" />Moltissimi i libri (o siti) della cosiddetta “psicologia pret a porter” (cioè quei manualetti della serie “come vivere felici e risolvere tutti i problemi in 10 regole”) esibiscono leggi universali per risolvere la questione (“la coppia deve difendere e tutelare i propri spazi vitali”, “intrusioni da parte delle famiglie estese sulla vita matrimoniale finiscono per minare alla radice la stabilità della coppia”, ecc.) che generalmente ottengono il solo effetto di aumentare la frustrazione di chi cerca invano di realizzarle. <strong>La situazione è sempre più complessa di quella considerata generalmente in questi pamphlet e tra volere qualcosa e riuscire ad attuarlo intercorrono sempre una serie di fattori.</strong></p>
<p>La situazione attuale, infatti, non può prescindere da alcuni essenziali dati di fatto: difficoltà economiche, esigenze familiari, problemi di salute sono solo alcune delle ragioni che rendono impossibile per una coppia (o uno dei due coniugi) porre i limiti e le barriere illustrate come essenziali, se non a costi enormi dal punto di vista pratico o emotivo.</p>
<p>L&#8217;esempio più classico può essere quello di un figlio che nel momento in cui inizia ad avviare una vita di autonoma con una propria famiglia si trova a dover fronteggiare la malattia di un genitore, o a necessitare aiuto nell&#8217;accudimento di un bambino: situazioni cioè che legittimamente richiamano l&#8217;attenzione verso il proprio nucleo e la necessità di un osmosi con esso.</p>
<p><strong>Il problema del rapporto “tra suocera e nuora” non è mai un problema a due, ma coinvolge sempre almeno un terzo, cioè il partner/figlio</strong>, che si trova al centro della questione con la responsabilità e necessità di gestire il territorio di confine tra i due nuclei a cui appartiene (ovviamente il medesimo discorso vale al variare del sesso dei soggetti: suocera e genero, suocero e nuora, suocero e genero).</p>
<p>In questo ambito più che mai le modalità che permettono di costruire un equilibrio stabile ed efficace variano da un caso all&#8217;altro, a seconda delle prassi proprie delle due famiglie d&#8217;origine e di quella costruita dalla nuova coppia.</p>
<p>Ogni arrangiamento offre vantaggi e svantaggi: autonomia e indipendenza da una parte, sostegno e aiuto dall&#8217;altra possono però tradursi anche in una faticosa solitudine o in un&#8217;intrusività fastidiosa che possono rappresentare un serio ostacolo alla serenità di coppia.</p>
<p><strong>Quali aspetti privilegiare e quali mettere in secondo piano diventa determinante nella scelta della coppia</strong>, finendo al centro di discussioni e liti nel momento in cui le visioni divergono e non si giunge ad un accordo condiviso.</p>
<p>Riuscire a cogliere i reali significati in gioco dietro diventa determinante per comprendere possibilità e vincoli, richieste possibili ed impossibili per arrivare a costruire un nuovo equilibrio sostenibile per tutti.</p>
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		<title>Teste calde: quando scoppia la rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 06:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[gestire la rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi emotivi]]></category>
		<category><![CDATA[problemi lavorativi]]></category>
		<category><![CDATA[problemi relazionali]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia incontrollata]]></category>
		<category><![CDATA[scatti di rabbia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono gli scatti di rabbia? Cosa fa in modo che un&#8217;emozione che dovrebbe difenderci diventi fonte di problemi? “Cantami o Diva del Pelide Achille l&#8217;ira<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/scatti-di-rabbia/">Teste calde: quando scoppia la rabbia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Cosa sono gli scatti di rabbia? Cosa fa in modo che un&#8217;emozione che dovrebbe difenderci diventi fonte di problemi?</h3>
<p>“Cantami o Diva del Pelide Achille l&#8217;ira funesta” recita l&#8217;inizio dell&#8217;Iliade.</p>
<p>Una rabbia cieca e furibonda è il sentimento centrale di uno dei poemi conosciuti e studiati del mondo. Tuttavia per chi, come Achille, succede di precipitare in uno stato di ira esplosiva, raramente capita di trovarci qualcosa di poetico.</p>
<p><strong>La rabbia è una delle emozioni più importanti (ma anche più controverse) del nostro mondo emotivo e relazionale, perché può diventare pericolosa tanto per chi la subisce, quanto per chi la esprime.</strong></p>
<p>Soffocarla, negarla, scaricarla, reprimerla sono alcune delle modalità con cui viene gestita quando si temono lo conseguenze di sfogarla liberamente.</p>
<p><strong>Per alcune persone però queste strade sono impossibili</strong>: la rabbia è un problema incontrollabile, di fronte al quale si sentono disarmate. Non la rabbia altrui. La propria stessa rabbia.</p>
<p>Il problema può manifestarsi anche solo in alcuni contesti, o solo con certe persone (magari quelle affettivamente più vicine), o magari solo in un certo momento della giornata o della vita.</p>
<p>“A un certo punto vedo rosso e non capisco più niente, e mi ritrovo in preda a una rabbia grandissima” è la sensazione che generalmente viene riportata.</p>
<p>Il termine clinico è “<strong>discontrollo della rabbia</strong>”, o “<strong>discontrollo degli impulsi</strong>” ed indica l&#8217;<strong>impossibilità o la forte difficoltà della persona nel controllare gli scatti d&#8217;ira, che possono sfociare in esplosioni verbali o anche fisiche</strong>.</p>
<p>Non rientrano in questa casistica quindi le situazioni di persone abitualmente violente o crudeli, che vedono nella prevaricazione dell&#8217;altro un modo di relazione legittimo.</p>
<p>Le persone che soffrono di scatti di rabbia “patologici” vengono identificate come “teste calde” o “un po&#8217; fumine”, ma raramente come “cattive”, perché pur vedendo delle ragioni nelle proprie reazioni, spesso si vergognano molto per queste e vorrebbero riuscire a non averne.</p>
<p>Uno dei problemi maggiori legato agli scatti di rabbia è legato alle conseguenze che possono verificarsi anche quando sono sporadici: <strong>un singolo episodio di perdita di controllo può avere esiti drammatici anche irreparabili su persone, cose o relazioni sociali</strong>.</p>
<h3>Ma cosa porta una persona ad avere scatti di rabbia? Come capire quando sono patologici?</h3>
<p>Ovviamente, essendo la rabbia un&#8217;emozione universale, <strong>episodi di rabbia incontrollata possono capitare nella vita di tutti</strong>: momenti di stress fisico o mentale, momenti di vita particolarmente negativi o di scarsa lucidità possono concorrere a determinare perdite del controllo momentanee anche in persone che non hanno generalmente problemi nel gestire la propria aggressività.</p>
<p>Quando invece la cosa si presenta con una frequenza maggiore non è possibile attribuire il problema a circostanze casuali ma diventa necessario comprendere meglio la cosa.</p>
<h3>Come orientarsi per capire se gli scatti di rabbia sono patologici o meno?</h3>
<p><strong>Le domande da farsi sono tre:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Da quanto tempo si presenta il problema?</strong></li>
<li><strong>In quali contesti capitano gli episodi di rabbia? È uno solo o pochi, o è un problema generalizzato?</strong></li>
<li><strong>La rabbia provata è proporzionata alla situazione?</strong></li>
</ol>
<p>Per quanto banali possano sembrare queste domande, spesso la loro risposta può non essere così scontata perché <strong>chi vive la rabbia “da dentro” può avere una percezione molto diversa da chi la vede “da fuori”</strong>, spesso minimizzando o giustificando le proprie reazioni.</p>
<p>Focalizzarsi sul momento dell&#8217;esordio è fondamentale. <strong>La rabbia è infatti prima di tutto una reazione difensiva ad una situazione percepita come minacciosa o mortificante</strong>, contro la quale una parte di noi decide di scagliarsi: maggiore è la minaccia percepita, maggiore la reazione attivata.</p>
<p>Questo significa che se in un dato momento della vita si sono iniziate a provare reazioni incontrollabili di rabbia, significa che è aumentata la quota di minaccia percepita o perché sono cambiate alcune condizioni esterne, o perché è in qualche modo aumentata la nostra vulnerabilità.</p>
<p>È chiaro che queste semplici considerazioni rappresentano il lavoro di apertura di una partita per il cambiamento che può essere anche molto articolata.</p>
<h3>Cosa fare? Come si può intervenire e prevenire problemi maggiori?</h3>
<p><strong>Spesso, a livello comunicativo, vengono proposti corsi per il controllo della rabbia o la gestione della rabbia</strong>: vere e proprie lezioni, a volte alternate a gruppi di sostegno reciproco, per apprendere strategie di gestione.</p>
<p>Certamente queste proposte possono essere utili, soprattutto per chi ha sperimentato questo problema per tutta la vita, magari perché per varie ragioni può aver avuto un contesto poco educante sulla rabbia, o perché ha avuto esperienza di violenze ripetute e legittimate. Persone a cui è stata data troppa importanza (per cui non hanno mai imparato a sopportare una frustrazione) o a cui non ne è stata data affatto (per cui hanno sempre dovuto, letteralmente, difendersi con le unghie e con i denti) possono trovarsi in questa casistica.</p>
<p>Generalmente tuttavia nell&#8217;esperienza di tutti sono state presenti persone che ci hanno mostrato “come si fa” a controllare la rabbia o gestirla efficacemente: <strong>il problema non è una mancanza di conoscenze, ma la possibilità di applicarle, di potersi trovare in un ruolo e una posizione relazionale in cui sono possibili altri modi di porsi.</strong></p>
<p>Trovare queste possibilità è il cuore di un percorso di risoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/scatti-di-rabbia/">Teste calde: quando scoppia la rabbia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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