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	<title>psicologia clinica Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Indagine su un&#8217;epidemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 09:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia clinica]]></category>
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		<category><![CDATA[trattamento psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro inchiesta recentemente uscito in Italia svela i reali risultati delle ricerche condotte sugli psicofarmaci e sui loro effetti da parte delle principali case farmaceutiche,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/indagine-effetti-psicofarmaci/">Indagine su un&#8217;epidemia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Un libro inchiesta recentemente uscito in Italia svela i reali risultati delle ricerche condotte sugli psicofarmaci e sui loro effetti da parte delle principali case farmaceutiche, e di come la loro pubblicazione sia stata manipolata a scopi commerciali con conseguenze impressionanti.</h2>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"> Vi fidereste dei risultati di una ricerca sugli effetti del cibo da fastfood sull&#8217;organismo finanziata da Mc Donald e Burger King?</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">O seguireste mai delle linee guida sull&#8217;approccio al fumo proposte da Camel e Malboro?</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Molto probabilmente no.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Eppure da oltre trent&#8217;anni <strong>grava sulla psichiatria mondiale (almeno quella improntata alle direttive promosse dall&#8217;APA l&#8217;Associazione Psichiatrica Americana) un conflitto di interessi impressionante</strong>, con il quale le cause farmaceutiche sono riuscite a imporre la propria influenza su tutti i principali organi di controllo sugli effetti dei farmaci nella cura dei disturbi mentali.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Questo meccanismo è stato studiato, analizzato e descritto da un giornalista americano, <a href="http://www.madinamerica.com/">Robert Whitaker</a>, in un suo libro vincitore di premi internazionali per il giornalismo d&#8217;inchiesta e <a href="http://www.fioriti.it/libri/scheda.php?PHPSESSID=3D96=&amp;idSezione=1&amp;idLibro=184&amp;idUser=">recentemente uscito anche in Italia per Giovanni Fioriti</a>: <strong>“Indagine su un&#8217;epidemia”</strong>.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Eloquente il sottotitolo “Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell&#8217;epoca del boom degli psicofarmaci”.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Nel libro Whitaker, che tiene a precisare di essere stato condotto ad occuparsi di questo argomento non per ragioni di interesse personale, ma esclusivamente sulla scia di alcune scoperte “accidentali” capitategli nel corso della sua attività di giornalista, rivela come, a partire dagli anni &#8217;80 le principali case farmaceutiche abbiano avviato una campagna di persuasione dell&#8217;opinione pubblica, anche attraverso la corruzione di organi di controllo nazionali, per promuovere il mercato psicofarmacologico.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Il giornalista rivela le modalità di costruzione di consenso, anche con il discredito delle voci critiche operato tramite pressioni dirette ed indirette sul mondo accademico, politico e giornalistico, la manipolazione dei risultati, l&#8217;occultamento di risultati negativi e degli effetti dannosi emersi da molteplici ricerche svolte su tutti i principali psicofarmaci: ansiolitici, antidepressivi, stabilizzanti dell&#8217;umore, antipsicotici, ecc.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Alternando analisi giornalistica e presentazione di alcuni casi individuali (che ovviamente non hanno alcuna valenza clinica, ma moltissimo valore umano) Whitaker mostra l&#8217;esito di un approccio al disturbo psichico ed al suo trattamento basato solo su un approccio organicista, sull&#8217;equazione problema psicologico = cervello rotto. L&#8217;inchiesta viene condotta ovviamente in riferimento al contesto americano, nel quale alcune modalità di applicazione risentono di specificità tipiche della cultura e della società statunitense, modelli tuttavia talvolta presi ad ispirazione anche nel nostro paese.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">In contrapposizione a questo approccio vengono proposti esempi di esperienze diverse, basate su un&#8217;idea di trattamento diversa da quella prettamente o prioritariamente farmacologica, nel quale l&#8217;accento viene posto sulla dimensione individuale, familiare e sociale del disturbo psicologico: anche in questo caso l&#8217;analisi giornalistica va a fondo delle proposte presentate, mettendone in evidenza problematiche e punti di forza, risultati a breve e lungo termine.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Il valore sostanziale di questo libro è la sua capacità di <strong>smontare il mito della “pallottola magica psichiatrica”</strong> (espressione molto yankee dell&#8217;autore), la pillola capace di risolvere i problemi dell&#8217;animo, e la necessità di tornare a dare risposte più complesse ed articolate a chi vive una sofferenza interna, per non creare epidemie fantasma, ma offrire un aiuto capace di cambiare le cose.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/D_S7ZrFN_g8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Aria nuova nella visione del rapporto medico-psicologo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 09:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi liberi professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia della salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Alimentazione sana, evitare di fumare, praticare attività fisica non possono più essere considerati consigli che il medico dà ai suoi pazienti, ma vere e proprie prescrizioni<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Alimentazione sana, evitare di fumare, praticare attività fisica non possono più essere considerati consigli che il medico dà ai suoi pazienti, ma vere e proprie prescrizioni terapeutiche, al pari dei farmaci.</strong> Per questo sempre di più sta diventando evidente come<strong> una cura della persona che non consideri anche il cambiamento di abitudini e comportamenti, e quindi che contempli anche l&#8217;intervento psicologico come parte integrante del lavoro terapeutico, rischia di restare parziale, se non fallimentare&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se a dirlo fosse uno psicologo la cosa non farebbe notizia, ma quando invece l&#8217;affermazione viene fatta nientemeno che dal <strong>dott. Dario Grisillo, presidente della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, nel corso del suo intervento al 2° Forum Ambiente Salute Alimentazione, </strong>tenutosi a Milano dal 1 al 3 luglio 2015, la cosa comincia ad assumere una connotazione più interessante, perché evidenzia a lettere sempre più chiare come un trattamento che consideri la persona come un tutt&#8217;uno in tutto i suoi ambiti e non come uno spezzatino che vive contesti indipendenti e non comunicanti tra loro sia l&#8217;unico che può dare risultati realmente efficaci, e non illusioni temporanee ma inefficaci nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento, con il quale il dott. Grisillo presentava l&#8217;avvio del <a href="http://www.one-health.it/">progetto One Health</a>, promosso tra le altre associazioni anche da <a href="http://plpitalia.it/">PLP-Psicologi Liberi Professionisti</a>, sottolinea come <strong>la sinergia di professionisti rischi di essere insufficiente se non si traduce in un cambiamento culturale: la visione della persona come un tutt&#8217;uno non solo corpo-mente, ma anche con il suo contesto culturale, relazionale ed ambientale.</strong> Ciò significa, per citare un altro esempio tratto dal medesimo intervento, che curare l&#8217;ipertensione con una pillola è facile, ma inutile se non si fa in modo che le persone inizino a cambiare le abitudini che aiutano a combattere il problema, ad esempio non prendendo la macchina per andare nel negozietto dietro casa: un cambiamento certamente più difficile e che non tutti paradossalmente sono disposti a fare, sebbene sia più sano e con meno effetti collaterali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo cambiamento <strong>il ruolo che devono svolgere gli psicologi non può che essere centrale, per favorire una cura della salute, diffondere una mentalità che ponga al centro la responsabilità personale del proprio benessere</strong> e<strong> la possibilità di prendersi cura direttamente e attivamente di sé, a partire da scelte concrete quotidiane.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Blue Whale: la balena che fa paura a tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 12:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[autolesionismo]]></category>
		<category><![CDATA[blue whale]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia clinica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so voi, ma personalmente fino a pochi giorni fa io ignoravo cosa fosse il Blue Whale. Precisamente fino a quando su internet circolò la notizia<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Non so voi, ma personalmente fino a pochi giorni fa io ignoravo cosa fosse il Blue Whale.</h2>
<p align="JUSTIFY">Precisamente fino a quando su internet circolò la notizia dell&#8217;arresto in Russia dell&#8217;inventore del “gioco online che istiga gli adolescenti al suicidio”. Inutile dire che la notizia ha tutte le carte in regola per far saltare sulla sedia chiunque abbia un figlio adolescente (e non solo), motivo per cui si è registrata in questi ultimi giorni un&#8217;impennata mediatica rispetto a questi temi e questo “gioco” in particolare.</p>
<p align="JUSTIFY">(scusate le virgolette ripetute ma, ritenendo il gioco un&#8217;attività essenziale allo sviluppo ed importante per la vita, la ritengo sostanzialmente inconciliabile con l&#8217;idea stessa del suicidio)</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo che alcuni genitori mi hanno chiesto ragguagli in merito (costringendomi per la verità a documentarmi in prima persona sulla questione), ho pensato che potesse essere utile cercare di portare chiarezza su un argomento serio e delicato, ma che proprio per questo merita di essere trattato con rispetto e non con toni scandalistici.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Quali sono le notizie reali?</h3>
<p align="JUSTIFY">Partiamo dai dati di fatto.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;autolesionismo in adolescenza è un problema che da diversi anni a questa parte ha visto aumentare non solo la sua frequenza, ma anche la precocità nell&#8217;esordio.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo i dati che abbiamo rilevano come sia <strong>sempre più diffuso il ricorso a varie modalità autolesive (soprattutto graffi e tagli) anche tra pre-adolescenti</strong> (i primi episodi possono comparire anche attorno ai 10 anni). Da sempre questo tipo di condotta avviene prevalentemente tra le ragazze, sebbene alcuni osservatori rilevino un aumento anche tra i ragazzi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Altro dato importante è la correlazione tra autolesionismo e social network:</strong> è sempre più diffusa la prassi di condividere immagini di graffi e tagli via chat con amici o contatti, con l&#8217;obiettivo di muovere una richiesta di aiuto, o suscitare una reazione nell&#8217;altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Se frequentemente tali immagini possono essere anche solo riprese da internet e non relative a se stessi, rappresentano comunque un segnale molto significativo e da prendere in seria considerazione, anche per l&#8217;effetto imitativo che possono generare. Personalmente ritengo sempre importante non banalizzare segnali di questo tipo ed affrontare direttamente il discorso con il ragazzo o ragazza che li manda.</p>
<p align="JUSTIFY">Liquidare un messaggio con contenuto autolesivo come “ragazzata” o “esibizione per attirare l&#8217;attenzione” rischia di far perdere un&#8217;importante occasione per rivelare un disagio o una crisi personale.</p>
<h3>Esiste un autolesionismo “per gioco”?</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;">La risposta richiede un approfondimento: in adolescenza esistono (sono sempre esistite) delle prove da superare, delle prove di coraggio, delle sfide “ai limiti” che possono anche portare a sfidare una paura, correre un rischio grosso. L&#8217;assunzione di sostanze, la guida imprudente, giochi e sfide adrenaliniche non sono certo una scoperta odierna: dai riti di iniziazione dei giovani nelle tribù, fino alle gare automobilistiche di “Gioventù Bruciata” sono migliaia gli esempi di tali prove e del valore che queste possono aver assunto nel tempo e nella società.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;aspetto chiave di queste prove, tuttavia, è il “riuscire a farcela”</strong>, dimostrare di essere più forti della sfida, del dolore, della paura. Non restare vittima, sopravvivere.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora, può capitare a volte purtroppo che “il gioco vada male”, che qualcosa non vada nel verso giusto e la situazione volga al peggio, ma è importante comprendere che la spinta che muove ad affrontare queste sfide non è il desiderio di morire, ma al contrario il “riuscire a vivere”.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;autolesionismo “vero” non è mai per gioco: è sempre e solo un segnale di sofferenza, a volte un tentativo di lenire l&#8217;angoscia.</span></p>
<h3 align="JUSTIFY">Come riconoscere l&#8217;autolesionismo “vero” da una “prova di coraggio”?</h3>
<p align="JUSTIFY">Il singolo episodio non è sempre facilmente distinguibile, se non cercado di riconoscere alcuni fattori contestuali importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>La solitudine è una delle principali differenze tra questi due tipi di comportamento</strong>: nessuno ostenta il proprio dolore, al massimo può condividerlo con una strettissima cerchia di persone dalle quali spera di ricevere aiuto, o che spera che possano dimostrargli la loro vicinanza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: 14pt;"><strong>L&#8217;altro aspetto importante è la ricorsività, la frequenza</strong>.</span> Purtroppo una sofferenza che porti ad un gesto come un taglio, o una condotta a rischio non sparisce facilmente e prima o poi il ragazzo o la ragazza lo rifarà. <span style="font-size: 14pt;">Occorre avere uno sguardo attento e “duraturo”, capace di cogliere anche quello che non viene detto immediatamente.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Se capita di vedere ripetutamente graffi, tagli, bruciature o simili su braccia, gambe o pancia, o se ripetutamente si presentano situazioni in cui un ragazzo o una ragazza si mettono in evidente condizione di rischio, occorre non sottovalutare il problema, e pensare di affrontare il discorso magari chiedendo un aiuto.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Ma allora cos&#8217;è questo Blue Whale? Dobbiamo preoccuparci?</h3>
<p align="JUSTIFY">Chi conosce meglio questo Blue Whale, lo descrive come una specie di sfida circolante online, piuttosto diffusa in alcuni paesi ma quasi sconosciuta in altri, che prevede anche alcune “prove di coraggio” autolesionistiche. Purtroppo in questo caso, come in molti altri, aver dato visibilità mediatica a questo messaggio ha contribuito solo a renderlo un fenomeno, e quindi a diffonderlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia dobbiamo essere chiari: <span style="font-size: 14pt;"><strong>nessun “gioco” può fare il lavaggio del cervello ad un ragazzo</strong>, spingendolo a fare qualcosa che altrimenti non farebbe.</span></p>
<p align="JUSTIFY">E fortunatamente nella stragrande maggioranza dei casi la risposta a provocazioni come questa è un rifiuto auto-tutelante. Ciò non significa che invece, chi già viva sentimenti di tristezza e scoraggiamento, isolamento e solitudine, possa essere spinto dalla propria sofferenza dentro scelte pericolose, tra le quali possiamo certamente considerare anche un “gioco” come Blue Whale.</p>
<p align="JUSTIFY">Se spesso l&#8217;influenza dei pari viene vista come un fattore di rischio, al contrario penso che <span style="font-size: 14pt;"><strong>la presenza di amici che possano segnalare condizioni di rischio</strong> e mettere in allarme gli adulti rappresenta un <strong>importante fattore protettivo</strong></span>. Chi prova sentimenti depressivi più facilmente cerca l&#8217;aiuto di un coetaneo, dal quale è più facile che si senta capito, e che può quindi raccogliere per primo i segnali di allarme ed aiutarci a vedere ciò che ci è nascosto.</p>
<p align="JUSTIFY">Far venire a galla la balena.</p>
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