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	<title>psicologia sociale Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>“È un complotto!” Quando la paranoia diventa sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 10:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[paranoia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e società]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[psicosi]]></category>
		<category><![CDATA[teorie del complotto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei problemi più rilevanti che Facebook (e i social network in generale) si trovano ad affrontare è il difficile filtro nei confronti di notizie infondate<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/complotto-paranoia-sociale/">“È un complotto!” Quando la paranoia diventa sociale</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei problemi più rilevanti che Facebook (e i social network in generale) si trovano ad affrontare è il difficile filtro nei confronti di notizie infondate e cialtronerie spacciate per verità.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel vasto panorama “bufalaro”, una delle costanti più ricorrenti è il tema del complotto.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Quando la panzana incontra la paranoia.</h3>
<p align="JUSTIFY">Società segrete di scienziati, politici, imprenditori e lobbisti di vario genere detengono verità nascoste con cui manipolano l&#8217;informazione allo scopo di influenzare (e comandare) la maggioranza.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come mai queste notizie esercitano oggi tanto fascino?</strong> E come mai hanno tanta presa su molte persone, che finiscono per credere maggiormente a notizie prive di fondamento piuttosto che a fonti valide e verificabili?</p>
<p align="JUSTIFY">Il problema, al di là di battute e ironie, è tutt&#8217;altro che banale, tanto da spingere sia Facebook e Google ad attivarsi per contrastare il fenomeno delle bufale online.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;<strong>influenzamento del pubblico da parte dei media è un fatto tanto noto quanto inevitabile e (forse) ingovernabile</strong>: l&#8217;accentuazione dell&#8217;attenzione su particolari notizie piuttosto che altre, effettuata anche a scopo politico, esiste ovunque e rappresenta certamente una delle sfide più critiche per il sistema democratico.</p>
<p align="JUSTIFY">Qui però non parliamo di politica, ma di psicologia. La questione che voglio approfondire non riguarda tanto le conseguenze sociali del problema: quello che ci interessa provare a fare è capire <strong>perché notizie di questo tipo esercitino tanto fascino su alcune persone e perché risultino tanto difficili da estirpare</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">La società di oggi prevede (anzi, ha la necessità) che tutti siamo molto informati su una serie di cose: essendo elettori e non sudditi, abbiamo l&#8217;onore e l&#8217;onere di partecipare alla vita politica del paese e, in qualche modo, dire e fare la nostra parte nella vita del paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa condizione di potere muove porta con sé un dilemma: <strong>sono davvero padrone del mio potere?</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>O c&#8217;è qualcuno che mi influenza?</strong> Sono capace di capire se qualcuno mi sta influenzando?</p>
<p align="JUSTIFY">In parte queste domande sono legittime, frutto del senso critico di chi vuole pensare con la propria testa.</p>
<p align="JUSTIFY">Per alcune persone però l&#8217;idea del controllo diventa centrale e la paura che questo possa essere sottratto diventa un&#8217;angoscia che apre la strada all&#8217;idea di “poteri forti” che agiscano per ingannare, fiaccare, indebolire.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Questi sono i casi in cui la preoccupazione si trasforma in paranoia.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Idee di questo tipo sono diffusissime in moltissimi paesi, a volte con conseguenze drammatiche: basta pensare all&#8217;effetto di alcune campagne anti-vaccino nel mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">Pochi forse sanno che la diceria per cui i vaccini siano un male è diffusa da molti anni anche in paesi medio-orientali con ragioni totalmente diverse da quelle che hanno preso piede da noi recentemente. In questi paesi l&#8217;idea è che i vaccini siano uno strumento usato “dalle potenze occidentali per indebolire e ammansire le popolazioni dei paesi che vogliono colonizzare”, con il risultato che molti paesi che avevano quasi eliminato alcune patologia (come la tbc), le stanno vedendo rifiorire.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa idea di fondo porta però ad una conseguenza determinante: se temo che esista un potere forte che cerca di condizionarmi, cesserò di credere ai canali ufficiali (quindi quelli generalmente più accreditati), perché li riterrò maggiormente influenzati da queste “eminenze grigie”, finendo per dare più credito a fonti assolutamente non verificate ma lontane dalla visione “ufficiale” (come ad esempio sta accadendo per il ritorno in voga di teorie sulla non sfericità della terra o teorie anti-evoluzionistiche).</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come per ogni paranoia, l&#8217;idea che si genera risulta non criticabile né attaccabile</strong>: chiunque porti prove contrarie a questa idea viene immediatamente considerato volutamente o inconsciamente “addomesticato dal sistema”, e quindi non affidabile.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò significa che <strong>gli sforzi per convincere una persona dell&#8217;infondatezza di una determinata idea risultano inutili, se non controproducenti, finendo per cementarla ancora di più.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo chi ha esperienza di persone paranoiche sa che l&#8217;eliminazione di questo tipo di pensiero è difficilissima, se non impossibile, proprio per queste ragioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Essere parte del gruppo che conosce la verità, a differenza di tutti quelli che credono alla versione ufficiale, è anche una <strong>motivazione di valorizzazione personale grandissima</strong> (“noi siamo i pochi che sanno in un mondo di ignoranti”), a cui diventa difficile rinunciare, perché significherebbe non solo uscire da una elite, ma anche ammettere un errore.</p>
<p align="JUSTIFY">Se al momento, purtroppo, il contrasto ad idee di questo tipo risulta essere una misura irrinunciabile, dall&#8217;altra non fa altro che finire per dare ragione a chi crede che ci sia “qualcuno che decide cosa devi sapere”, rendendo reale quella che inizialmente era paranoia.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Generalmente chi crede a questo tipo di cose è una persona con una stima di sé estremamente bassa, e che necessita quindi di sentirsi più intelligente degli altri non grazie allo studio, ma alla ricerca di informazioni non convenzionali, elitarie, appunto.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Ciò significa che il vero obiettivo di lavoro con questi soggetti non può passare tanto dal contrastare ciò che pensano, quanto dal capire <strong>come mai abbiano bisogno di andare a credere ad una verità infondata per sentirsi bene, e far sì che possano essere trovate altre vie di valorizzazione di sé</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio in questo senso il tema passa dalla sfera sociale a quella individuale, diventando una questione a noi pertinente.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapersi confrontare con il mondo è un compito difficile per chi fatica a confrontarsi con sé stesso, dando adito a distorsioni sempre più alienanti.</p>
<p align="JUSTIFY">Capire questo diventa il primo passo per poter acquisire uno sguardo più realistico e critico, indipendente e consapevole.</p>
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		<title>Il razzismo come costruzione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 13:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema del razzismo occupa sempre più frequentemente le pagine dei nostri giornali per episodi di intolleranza e violenza, talvolta con epiloghi gravi. Si tratta solo<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-razzismo-come-costruzione-sociale/">Il razzismo come costruzione sociale</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft " src="http://www.piuculture.it/wp-content/uploads/2017/11/Schermata-2015-03-20-alle-13.35.42-e1509816630834.png" alt="razzismo" width="358" height="196" />Il tema del razzismo occupa sempre più frequentemente le pagine dei nostri giornali per episodi di intolleranza e violenza, talvolta con epiloghi gravi. Si tratta solo di un male dei nostri tempi, o quella della discriminazione di altri individui è un male di lungo corso?</h4>
<p>Da diverso tempo mi occupo di razzismo e di episodi di discriminazione.</p>
<p>Un incontro particolarmente fruttuoso ed interessante è stato quello con l&#8217;amico e collega Alberto Mascena, presidente di AIFCOM, l&#8217;Associazione Italiana Famiglie e Coppie Miste, costantemente impegnato nella riflessione e comprensione del tema dell&#8217;incontro tra culture.</p>
<p>Le riflessioni che abbiamo condiviso sono state raccolte in questo articolo, che abbiamo recentemente postato sulla rivista online State of Mind.</p>
<h4>Lo condivido in questa sede per chi non abbia ancora avuto modo di leggerlo.</h4>
<p><a href="http://www.stateofmind.it/2018/03/razzismo-costruzione-sociale/">Clicca qui per andare all&#8217;articolo: &#8220;Il razzismo come costruzione sociale&#8221;</a></p>
<p>Buona Lettura!</p>
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		<title>L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 16:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo di ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La conoscenza è lo strumento principale per poter affrontare il mondo con efficacia, per questo la battaglia per la scolarizzazione diffusa è stata determinante per la<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/analfabetismo/">L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 align="JUSTIFY">La conoscenza è lo strumento principale per poter affrontare il mondo con efficacia, per questo la battaglia per la scolarizzazione diffusa è stata determinante per la costruzione di una società democratica.</h4>
<p align="JUSTIFY">Per secoli la capacità di leggere e scrivere è stata un privilegio di pochi: scribi, dottori e letterati in genere rappresentavano la vera casta che aveva accesso al potere.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutto questo ha avuto fine con l&#8217;avvento della democrazia che, basata sulla partecipazione di tutti alla presa di decisioni, ha richiesto la diffusione delle competenze per accedere al dibattito politico, alla partecipazione collettiva. Da qui la lotta per l&#8217;istruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;analfabetismo (cioè il non saper leggere, scrivere e fare calcoli) è ormai stato sconfitto, almeno nelle società “occidentali”: la stragrande maggioranza della popolazione legge, scrive e conosce (almeno in linea teorica) le principali formule matematiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Malgrado questo importante risultato però il problema dell&#8217;alfabetizzazione pare essere tutt&#8217;altro che risolto. E non parlo delle sempre più frequenti problematiche nell&#8217;apprendimento della letto-scrittura (i cosiddetti disturbi specifici dell&#8217;apprendimento), quanto di due nuove forme di analfabetismo emergenti: l&#8217;<strong>analfabetismo di ritorno</strong> e l&#8217;<strong>analfabetismo funzionale</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">
<h4 align="JUSTIFY">In cosa consistono queste due problematiche?</h4>
<h4 align="JUSTIFY">Con analfabetismo di ritorno si intende la perdita di capacità di lettura, scrittura e calcolo non per mancanza di apprendimento di queste funzioni, ma per il loro “deterioramento da disuso”.</h4>
<p align="JUSTIFY">Così come per qualsiasi altra attività, anche la lettura, scrittura e competenza matematica richiede esercizio, costanza continuità. La perdita di questo esercizio significa un peggioramento qualitativo.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò non significa ovviamente che una persona non riconosca più le lettere o non sappia più fisicamente scrivere una parola, ma che si può stancare prima, ad esempio, e riuscire a rimanere concentrato solo per brevi testi, o magari che riesce a comprendere solo testi meno articolati, più semplici.</p>
<h4 align="JUSTIFY">L&#8217;analfabetismo funzionale, invece, riguarda la capacità di utilizzare correttamente le informazioni che si hanno a disposizione.</h4>
<p align="JUSTIFY">Distinguere un testo ironico da uno serio, un testo affidabile da uno non affidabile, uno scientifico da uno divulgativo è una competenza necessaria e fondamentale, perché chi non riesce a farlo non può agire correttamente.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo tipo di problema comporta il fatto che chi riceve delle informazioni non riesca a “incasellarle” nella maniera corretta, equiparando pettegolezzi a dati di fatto, finendo per basare il proprio agire su informazioni scorrette.</p>
<p align="JUSTIFY">Il problema maggiore con questo tipo di problemi è il fatto che, a differenza dell&#8217;analfabetismo primario, in cui il soggetto “sa di non sapere”, cioè è consapevole del fatto di non aver mai appreso a leggere, scrivere o contare, in questo caso generalmente la persona non si accorge del problema.</p>
<p align="JUSTIFY">Un po&#8217; come accade per la <a href="https://www.focus.it/scienza/scienze/che-cos-e-la-macchia-cieca">macula cieca</a>, il soggetto non si rende conto del “vuoto”.</p>
<p align="JUSTIFY">Senza voler entrare troppo in discorsi sociologici, possiamo sottolineare come il <strong>sovraffollamento informativo attuale non faciliti certamente una corretta ponderazione delle fonti e delle informazioni disponibili</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fenomeno, per quanto possa finire per connettersi al problema della disinformazione, non è sovrapponibile a questo: &#8220;disinformazione&#8221; significa circolazione di informazioni false o imprecise (è quindi un problema di chi emette le informazioni), mentre l&#8217;analfabetismo riguarda chi riceve queste informazioni, perché non sa interpretarle correttamente.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Che fare?</h4>
<p align="JUSTIFY">Purtroppo, come può essere immaginabile, non esistono soluzioni semplici per questo problema.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse l&#8217;unica strategia applicabile è quella di cercare il più possibile di mantenere attiva la propria mente, offrendo sollecitazioni, stimoli, mantenendo una certa abitudine a leggere, scrivere, fare conti, non affidandosi costantemente alle “protesi della mente” che sono i dispositivi elettronici.</p>
<p align="JUSTIFY">Molteplici ricerche, per altro, sottolineano come queste funzioni rappresentino una delle migliori ginnastiche la mente, che rimane in questo modo più allenata e vitale, meno propensa a deteriorarsi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come dire: ciò che fa bene alla nostra società (avere cittadini capaci di leggere la realtà), in fondo fa bene anche al singolo.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/analfabetismo/">L&#8217;Analfabetismo 2.0. La sfida invisibile</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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