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	<title>separazione Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Superare il tradimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 13:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, quello del tradimento è uno scoglio contro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">
Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, <b>quello del tradimento è uno scoglio contro cui molte coppie vanno ad incagliarsi</b>, uscendone ora malconce, ora affondate, ora trasformate, ma mai indenni.</h2>
<p align="JUSTIFY">Non sempre tuttavia chi subisce il tradimento decide di rompere il legame, aprendo la strada alla possibilità per la coppia di superare questo evento.</p>
<p align="JUSTIFY">Frequentemente capita che, giungendo a chiedere aiuto psicologico, la persona tradita ponga al terapeuta la domanda se abbia senso cercare di perdonare e andare avanti, capendo cosa ha fatto sì che le cose andassero così, o se la strada debba essere invece quella della rottura definitiva.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma è davvero possibile superare un evento di questo tipo e andare avanti insieme? </b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa può aiutare un coppia a farlo in modo da uscirne rafforzata?</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali trappole si nascondono in questo percorso? </b></p>
<p align="JUSTIFY">Parlare di tradimento significa, innanzitutto, parlare di un <a href="http://www.donnamoderna.com/salute/Single-e-coppia/diversi-tipi-tradimento">fenomeno multiforme</a>: esistono forme di tradimento con significato, percorsi e prognosi talmente diverse che meriterebbero un libro dedicato specificamente all&#8217;argomento (che certamente è già stato scritto). Chi lavora con coppie assiste a tradimenti di ripicca, di autoaffermazione o di autosabotaggio, tradimenti veri o inventati, imprigionanti o liberanti, taciuti o minacciati, sbandierati o minimizzati (dal traditore e/o dal tradito), unici o seriali&#8230; e per tanti tradimenti, altrettante risposte messe in atto dall&#8217;altro partner a determinare un universo di costellazioni estremamente vario ed articolato.</p>
<p align="JUSTIFY">Volendo tuttavia ragionare sulla possibilità di superare realmente la difficile prova del tradimento, è possibile individuare <b>alcuni elementi comuni</b> alle diverse situazioni e che sarebbe bene valutare in partenza, <b>per aumentare la possibilità che il percorso compiuto dalla coppia possa portare a frutti soddisfacenti per entrambi</b> e duraturi, perché realmente cambianti lo status di cose che hanno portato al tradimento stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo elemento assolutamente imprescindibile è legato alla presenza di una <b>disponibilità di entrambi i partner a mantenere viva la relazione</b>: chi ha subito il tradimento e chi lo ha commesso devono quindi sentire che la prosecuzione della relazione è un obiettivo impegnativo ma desiderato, sul quale sentono di poter e voler investire.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrettanto importante è che <b>tale investimento non sia fatto “in nome di qualcun altro”, ma per la coppia stessa</b>: tenere insieme un rapporto per figli, genitori, parenti, amici, ecc. è una delle trappole più diffuse e dannose in termini psicologici (soprattutto quando il vincolo è identificato con i figli), nonché uno degli autoinganni più frequenti nelle coppie che non riescono a separasi. Molto spesso il coniuge che decide di “sopportare l&#8217;altro per non far soffrire i bambini” nasconde dietro questa giustificazione la propria incapacità di rompere il rapporto, scaricando poi la responsabilità sui figli, che finiscono triangolati nel conflitto. Se da una parte è evidente che una separazione non sarà mai una scelta facile in presenza di minori, dall&#8217;altra il tentativo di tenere insieme una coppia con conflitti, accuse e tradimenti più o meno sottaciuti rischia di avere conseguenze ben più gravi ed un clima di tensione che non può che essere dannoso a chi lo vive, figli compresi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;interesse a proseguire, per tornare al nostro discorso, non solo deve essere reciproco ma anche personale, indipendente da altri rapporti e relazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo aspetto ne segue un altro, cioè la <b>disponibilità alla messa in gioco da parte sia di entrambi i partner, che della coppia in quanto tale</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Da una parte, infatti, nessuno dei due soggetti può partire da un atteggiamento di attribuzione totale della responsabilità dell&#8217;accaduto all&#8217;altro: sebbene è evidente che il tradimento sia stato attuato ad un certo punto da uno dei due partner che potrebbe quindi passare come quello maggiormente responsabile, al contempo non possono non essere considerati i fattori che hanno portato questa persona al tradimento stesso. È possibile che la persona abbia iniziato a portare lo sguardo fuori dalla coppia non trovando più soddisfazione ad alcune sue richieste all&#8217;interno della stessa, o vedendo non più considerati aspetti prima ritenuti importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Trascurare le ragioni che hanno portato a tradire può far aumentare il rischio di un nuovo futuro tradimento</b>, perché i bisogni che hanno portato alla rottura della fedeltà e dell&#8217;esclusività del legame, se non riconosciuti, torneranno a bussare alla porta della coppia, che non potrà che tornare ad aprirsi ad intrusioni non gradite.</p>
<p align="JUSTIFY">La messa in gioco della coppia, invece, ha a che fare con la consapevolezza che questa possa rompersi: in sostanza, <b>se si vuole che una coppia riesca a mettersi al lavoro veramente per la propria sopravvivenza, deve partire dal presupposto che essa non sia scontata</b>, che possa rompersi, e che quindi il punto nel quale si decide se proseguire o meno il cammino insieme non è alle spalle, ma davanti a loro. Questo permette a ciascuno di dare il massimo per la coppia, ma anche di sentire liberamente la possibilità di esprimere ciò che funziona e cosa no, e di portare all&#8217;altro le proprie richieste in modo più autentico e libero.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ultimo aspetto, evidentemente legato ai precedenti è la <b>chiarezza rispetto alle reciproche richieste ed alla reciproca disponibilità a soddisfarle</b>. Lo spauracchio della rottura della relazione, la voglia di chiudere la crisi, la presenza di sensi di colpa e rimorsi possono infatti spingere uno o entrambi i partner a tacere domande importanti, trascurare richieste significative, o ad accettare condizioni troppo onerose, magari perfino incompatibili con i propri bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">“<b>Questa cosa non mi sta bene, ma dato che ho sopportato finora, devo andare avanti a sopportare per non vanificare la fatica fatta fin qui”</b>: un pensiero come questo è una trappola mentale estremamente diffusa e pericolosa (spesso alla base anche di situazioni di abuso e violenza cronica), che condanna la persona a restare incastrata in una condizione insoddisfacente, bloccando la spinta al cambiamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Come si vede ciascuno di questi aspetti è strettamente collegato con gli altri: <b>nessuno di questi è sufficiente, e tutti sono necessari</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non esistono ricette dall&#8217;esito certo, ma solo premesse utili per un lavoro fruttuoso</b>, grazie alle quali è possibile <a title="Per Contattarmi" href="http://www.psicologogallarate.com/contatti_psicologo_gallarate/"><b>pensare di iniziare un percorso</b></a> che aiuti a disincagliare la coppia dallo scoglio trovato e provare, se possibile, a proseguire la navigazione, più forti di prima.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Figli che odiano i genitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 12:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione genitoriale]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione parentale]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/alienazione-parentale/">Figli che odiano i genitori</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Si chiama “alienazione parentale” ed è una delle situazioni più drammatiche che possano verificarsi come “effetto collaterale” di una separazione: coma nasce? Come riconoscerla? Ma soprattutto: come si può intervenire?</h2>
<p>Vediamo una situazione prototipica:</p>
<p>Marco ha dodici anni ed ha sempre avuto un rapporto splendido con il padre. La cosa è cambiata drammaticamente da alcuni mesi, da quando cioè la crisi coniugale ha portato i genitori a separarsi.</p>
<p>Da quel momento il ragazzo ha iniziato a portare attacchi feroci al padre che fino a poco prima adorava, accusandolo perfino di cose che lui non ha mai fatto e finendo per desiderare di rompere del tutto i rapporti con lui fino a farsi togliere il cognome a favore di quello della madre.</p>
<p>Inutile chiedere ai due ex coniugi: da una parte il padre è fermo nel decretare la responsabilità materna nell&#8217;ostilità del ragazzo, cosa resa evidente dal fatto che “all&#8217;improvviso mio figlio ha iniziato a parlare esattamente come la mia ex moglie”, mentre dall&#8217;altra parte la madre ritiene che semplicemente oggi il figlio, uscito dalle illusioni infantili, abbia aperto gli occhi sul padre.</p>
<p>Il coro familiare intorno ripete la litania del proprio schieramento a favore dell&#8217;uno o dell&#8217;altro, aumentando ulteriormente l&#8217;asperità del conflitto, con ripercussioni evidenti sul processo di separazione e la possibilità di trovare una via consensuale alla risoluzione della questione.</p>
<p><strong>L&#8217;alienazione parentale consiste proprio in questo processo di rottura spesso insanabile del rapporto genitore-figlio a cui segue l&#8217;instaurazione di un clima ostile fino alla violenza verbale (più raramente anche fisica) da parte dei figli verso un genitore.</strong></p>
<p>La casistica sempre più frequente ha portato a una revisione di questo problema relazionale: inizialmente vista come una sindrome legata soltanto alla posizione del figlio rispetto al genitore, si è portati oggi a riconoscere l&#8217;aspetto più articolato e complesso del problema, nel quale l&#8217;antagonismo agito da parte del minore è solo la punta di un iceberg che coinvolge tutto il nucleo familiare: ex coniugi e famiglie estese comprese.</p>
<p>Il nuovo modo di vedere a questo problema, e quindi di intervenire su di esso, <strong>ha messo in luce proprio il ruolo giocato da tutti gli attori della scena familiare</strong>. Tanto il “genitore alleato” del minore, tanto quello “attaccato” (uso questa dicitura solo in senso indicativo, non assoluto), così come il clima familiare caratteristico del nucleo allargato, hanno un ruolo determinante nella costruzione del quadro complessivo che deve essere riconosciuto e preso in considerazione se si vuole comprendere e risolvere la situazione.</p>
<p>È bene dire che <strong>il fattore tempo gioca spesso un fattore determinante per la possibilità di risoluzione o miglioramento della situazione</strong>: tempestività e prevenzione rappresentano sicuramente un valore aggiunto per un problema che, al contrario, se trascurato, rischia di diventare irreversibile a causa delle molteplici implicazioni che determinano spesso un&#8217;escalation del conflitto ed una fossilizzazione delle posizioni.</p>
<p>La visione più articolata del processo fa anche sì che la sua risoluzione non possa più essere ascritta ad un soggetto solo, ma inserita in una cornice più ampia, che comprenda il nucleo familiare nel suo complesso.</p>
<p>Ovviamente l&#8217;indicazione più utile per chi ravvedesse una situazione di questo tipo all&#8217;interno del suo nucleo familiare è quella di <strong>contattare quanto prima uno specialista, rivolgendosi ad un consultorio o ad un terapeuta</strong> che possa aiutare a compiere una valutazione per procedere quanto prima ad un intervento che possa favorire la risoluzione del problema prima di un suo inasprimento.</p>
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		<title>Separazione: come parlarne ai figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 15:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi familiari]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fine di un rapporto di coppia è sempre un momento difficile e doloroso. Le cose diventano poi ancora più impegnative quando sono presenti sulla scena<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/separazione-come-parlarne-ai-figli/">Separazione: come parlarne ai figli</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY">La fine di un rapporto di coppia è sempre un momento difficile e doloroso. Le cose diventano poi ancora più impegnative quando sono presenti sulla scena dei figli che, pur testimoni di momenti di tensione e scontro, possono vivere con angoscia l&#8217;idea di una separazione dei genitori.</h3>
<h3 align="JUSTIFY">Come parlare ai figli della separazione? Quando è bene farlo, e chi deve occuparsene?</h3>
<h3 align="JUSTIFY">In che modo accompagnarli ad affrontare i cambiamento?</h3>
<p align="JUSTIFY">Certamente un evento come la separazione oggi è molto più frequente e pensabile di quando sia stato nel passato: oggi famiglie separate o ricomposte sono estremamente frequenti, talvolta anche con ricomposizioni multiple (cioè con entrambi i coniugi che hanno già avuto alle spalle almeno un&#8217;altra separazione).</p>
<p align="JUSTIFY">Questo ovviamente non riduce la quota di sofferenza legata all&#8217;evento, sebbene lo può porre, almeno in certi casi, entro certi limiti di maggiore comprensibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Senza dubbio è bene precisare che non sempre e non necessariamente “separarsi” significa “traumatizzare” un figlio: non sono infrequenti i casi in cui sono i figli stessi a chiedere a genitori litigiosi di separarsi, magari avendo visto l&#8217;esperienza di un amico risolversi in meglio, o semplicemente perché non riescono più a sopportare di vivere in un contesto di guerra costante.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Questo ci porta, tanto per cominciare, a porre due premesse importanti:</h4>
<ol>
<li>
<h4 align="JUSTIFY">talvolta i figli possono già sentire “odore di separazione” ben prima che gliene parliamo noi;</h4>
</li>
<li>
<h4 align="JUSTIFY">la “soluzione separazione” può rappresentare per un figlio una via accettabile o addirittura preferibile rispetto alla tensione familiare in cui si sente immerso.</h4>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Penso quindi che possa risultare abbastanza chiaro che personalmente credo molto poco alla frase “ci separeremmo, ma stiamo insieme per i figli”: credo che in questi casi, proprio per il bene dei figli, sarebbe bene ammettere a se stessi e agli altri, che è bene concludere un rapporto che non ha ragione di essere, e non porre i figli nella terribile posizione di “sequestratori” dei genitori, che “sarebbero liberi di rifarsi una vita, se solo non ci fossero i figli tra i piedi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiarito questo, è bene considerare poi alcune accortezze nell&#8217;affrontare il discorso, che possono favorire un&#8217;evoluzione della situazione più sicura per i figli, il cui compito sarà comunque quello di riuscire a mantenere un legame con entrambi i genitori (laddove non esistano condizioni di impedimento, come violenze familiari, o altro), pur nel nuovo assetto familiare.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Quali sono queste accortezze?</h3>
<p align="JUSTIFY">(una precisazione: data l&#8217;impossibilità di esporre considerazioni universalmente valide, proprio per la vastità e complessità di situazioni, analizzerò una situazione-tipo, a partire dalla quale orientarsi poi per i singoli casi)</p>
<h3 align="JUSTIFY">Un primo aspetto importante riguarda la tempistica: quando parlare ai figli dell&#8217;idea di separarsi.</h3>
<p align="JUSTIFY">Chiaramente un&#8217;idea come questa è bene che sia messa sul tavolo quando questa è già stata decisa da parte dei coniugi, non quando è ancora un&#8217;ipotesi da valutare.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal momento in cui viene comunicata questa cosa è bene che prima della messa in atto effettiva della separazione passi un tempo sufficiente perché il figlio metabolizzi l&#8217;idea, senza tuttavia che questo si protragga a tempo indefinito.</p>
<h4 align="JUSTIFY">In sostanza il “momento giusto” per farlo sono poche settimane prima che il genitore uscente lasci la casa.</h4>
<p align="JUSTIFY">In queste settimane il figlio (o i figli) possono comprendere meglio quello che sta accadendo, porre le domande che sentono sorgere, prepararsi al momento riorganizzando i rapporti con ciascuno dei due genitori.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo spazio di tempo è dovere dei genitori rassicurarli rispetto alla prosecuzione del rapporto tra loro, mostrando quale sarà il posto del figlio nella nuova vita del genitore: quale sarà la sua camera, quale il momento che sarà riservato al loro rapporto, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">I principali rischi che è bene cercare di scongiurare in questo frangente riguardano da una parte la possibile auto-colpevolizzazione da parte di un figlio nella fine del rapporto (meno frequente di quanto si pensi, in realtà) e la triangolazione del figlio nel conflitto dei genitori, cioè il fatto che il figlio si schieri (se non lo ha già fatto) per l&#8217;uno contro l&#8217;altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Per evitare questo è bene che i genitori evitino di entrare nelle specifiche motivazioni relative alla loro decisione, presentandola come “una decisione a cui siamo arrivati insieme, nell&#8217;interesse di tutti, per cui abbiamo pensato che sia meglio che il papà e la mamma vadano a vivere ognuno per conto suo da adesso in poi”.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiaramente, in situazioni in cui il conflitto si sia già palesato o in cui i figli abbiano già assistito a scontri tra i genitori, è molto probabile che esistano già degli schieramenti di un qualche tipo.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contempo è bene sempre cercare di evitare che la separazione diventi l&#8217;occasione per cementare anche questi schieramenti, magari arrivando anche a spaccature tra fratelli (uno pro-mamma, l&#8217;altro pro-papà), cercando il più possibile di non entrare in questioni di torti o ragioni davanti ai figli.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Questo ci porta all&#8217;altra domanda: chi deve parlare di separazione?</h3>
<h4 align="JUSTIFY">La modalità ottimale è che siano entrambi i genitori ad affrontare il discorso congiuntamente, trasmettendo l&#8217;idea che la decisione sia di entrambi, ed evitando anche in questo caso di entrare nel dibattito su responsabilità e colpe.</h4>
<p align="JUSTIFY">Ciò non toglie che ci possano poi essere momenti distinti nei quali ciascuno dei due genitori risponde alle domande del figlio, soprattutto quelle riguardanti il nuovo assetto che il rapporto dovrà prendere, ed evitando di parlare dell&#8217;altro genitore e di questioni della coppia.</p>
<p align="JUSTIFY">È chiaro che una variabile determinante è data anche dalla reazione del figlio stesso alla nostra comunicazione. Sia che la sua sia una reazione di tristezza, sia che sia rabbiosa, sia che sia di apparente indifferenza, è sempre bene rispettarla e lasciare che possa essere espressa liberamente (a patto che il ragazzo non arrivi a far del male a se stesso o ad altri).</p>
<h3 align="JUSTIFY">Dare il tempo di metabolizzare quanto ascoltato e poterlo riprendere successivamente è spesso necessario, rispettando il diritto di manifestare la rabbia come sente liberamente.</h3>
<p align="JUSTIFY">Quello che è importante tenere a mente è che la separazione è un evento che coinvolge i figli solo in termini indiretti: è molto più probabile che ad essere colpito sia il coniuge che la subisce, ma che magari, per qualsiasi ragione, non riesce a chiedere aiuto o ad esprimere il proprio bisogno.</p>
<p align="JUSTIFY">Un errore che quindi è bene evitare è quello, ad esempio, di mandare il figlio in “psicoterapia preventiva” (“volevamo farlo venire a parlare con lei perché ci stiamo separando”), una decisione che potrebbe trasmettere il messaggio paradossale che “devi per forza avere un problema, altrimenti c&#8217;è qualcosa che non va”.</p>
<p align="JUSTIFY">Tenere gli occhi aperti sulla situazione e sullo stato d&#8217;animo è necessario, ma esistono casi in cui prevenire non è meglio che curare. In passaggi come questo è anzi bene tenere presente che i veri interlocutori che il figlio desidera sono i genitori, a cui chiedere chiarimenti, conferme, rassicurazioni, o a cui esprimere rabbia.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Una terza persona, anche quando terapeuta, potrebbe essere percepita come “messa lì per scaricare la patata bollente”, o peggio ancora per patologizzare il figlio.</h4>
<p align="JUSTIFY">La strada migliore in questi casi è, al contrario, fare il possibile perchè ciascuno possa trovare la sua nuova posizione nell&#8217;assetto familiare trasformato, mettendo in gioco se stesso e gli altri familiari per trovare il nuovo equilibrio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/separazione-come-parlarne-ai-figli/">Separazione: come parlarne ai figli</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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