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	<title>terapia familiare Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 08:01:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2015 13:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione a cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina? Uno, basta che la lampadina sia motivata a cambiare! Questa vecchia barzelletta mette al centro della nostra attenzione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/motivazione-al-cambiamento/">Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina?</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Uno, basta che la lampadina sia motivata a cambiare!</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Questa vecchia barzelletta mette al centro della nostra attenzione la <b>motivazione al cambiamento,</b> uno dei concetti chiave nei percorsi di psicoterapia, perché ha a che fare con l&#8217;intenzione dalla persona, il suo progetto di vita, l&#8217;idea che lei stessa ha rispetto alla propria situazione esistenziale.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;idea che <b>non sia possibile giungere ad alcun cambiamento se la persona non è motivata a farlo è condivisa da tutti gli approcci terapeutici</b>, ed al contempo facilmente intuibile e condivisibile anche a chi non sia particolarmente esperto di questioni “psi” (un&#8217;idea peraltro che dovrebbe anche essere sufficiente a contrastare la diceria talvolta ancora in voga per cui “lo psicologo è uno che ti legge nella mente e ti fa il lavaggio del cervello”).</p>
<p align="JUSTIFY">Per capire però cosa questo significhi nel concreto può essere necessaria qualche precisazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti noi abbiamo avuto esperienza di “cambiamenti controvoglia”: tutte le volte che siamo stati convinti ad un acquisto da un abile venditore, tutte le volte che ci siamo adattati a delle richieste fatteci da altri che non soddisfacevano le nostre, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi cambiamenti contraddicono l&#8217;idea da cui siamo partiti? Evidentemente no.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Il cambiamento che si cerca di ottenere con una psicoterapia, infatti, è di un tipo qualitativamente diverso</b> da quello messo in atto nelle situazioni presentate sopra, nelle quali la scelta riguardava una questione momentanea, transitoria, o relativa ad aree circoscritte e specifiche, peculiari.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contrario <b>il cambiamento perseguito con un percorso psicologico si riferisce alle modalità di funzionamento complessive della persona in aree per lei significative</b>: il modo di vivere i rapporti, o di gestire alcune relazioni, come vengono lette determinate situazioni e quindi le modalità con cui vi si reagisce. Questi cambiamenti, come si intuisce, non possono essere momentanei e transitori, perché coinvolgono dimensioni chiave della vita. E nessuno di questi, evidentemente, può essere effettuato in modo efficace senza una reale motivazione della persona a farlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Un altro aspetto importante da tenere presente rispetto a questo tema <b>riguarda “la mobilità” delle motivazioni, cioè la sua capacità di trasformarsi e cambiare nel tempo</b>, aumentando o diminuendo, comparendo o sparendo.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che inizialmente poteva essere un cambiamento desiderato, ad un certo punto può apparire troppo oneroso, e perdere la sua appetibilità, o il cambiare di alcune condizioni intorno a noi può far vacillare la nostra determinazione o magari rovesciarla.</p>
<p align="JUSTIFY">È evidente che <b>un lavoro psicologico non può esimersi dall&#8217;affrontare e comprendere queste oscillazioni</b>, per permettere alla persona di soppesarle e ponderarle, considerandole ma non lasciandone trasportare, per poter continuare a lavorare per i propri cambiamenti desiderati anche quando aumentano le resistenze o le incertezze, aiutandola a riequilibrare il rapporto costi-benefici.</p>
<p align="JUSTIFY">Esiste poi un ultimo aspetto tanto importante quanto sottovalutato circa le potenzialità di un cambiamento sul contesto intorno a noi, un aspetto con il quale mi trovo sempre più a confrontarmi grazie al lavoro con coppie e famiglie in cui non sempre tutte le persone si sentono ugualmente motivate a cambiare, e dove può anche capitare che alcuni finiscano per assumere una posizione di disinteresse o ostilità nei confronti del percorso psicologico.</p>
<p align="JUSTIFY">In questi casi è importante tenere presente che, <b>se non possiamo costringere l&#8217;altro a voler cambiare, possiamo però favorire delle condizioni ottimali perché questo cambiamento si verifichi</b>: la modifica di un nostro atteggiamento può sparigliare le carte, rendendo insostenibile un equilibrio fossilizzato, mantenuto anche grazie a comportamenti di altri che in realtà non condividiamo.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;esempio più classico può essere l&#8217;eterno problema del chi butta la spazzatura: possiamo spingere a motivare altri a farlo con mille parole, oppure provare a resistere per due settimane alla tentazione di buttarla noi, producendone invece più possibile, facendo traboccare quel cestino che abitualmente svuotiamo con tanta solerzia, facendo in modo che l&#8217;obiettivo “cura della casa” non sia più percepito come prioritario solo da noi, ma che venga condiviso anche da altri familiari.</p>
<p align="JUSTIFY">Può essere che <b>il nostro cambiamento cioè porti altri ad adottare comportamenti che non avrebbero avuto, o semplicemente a mostrare aspetti di sé che prima non erano visibili o che non avevano occasione di mostrare</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Come dire che forse, a ben vedere, può anche non servire alcuno psicologo a cambiare una lampadina, ma potrebbe bastare il cambiamento di un&#8217;altra per farle emettere una luce nuova.</p>
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		<title>Conflitti e contenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi familiari]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/conflitto-di-coppia/">Conflitti e contenti</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso si pensa che serenità e conflittualità siano due dimensioni contrapposte e inversamente proporzionali: essere “la famiglia del mulino bianco” viene spesso indicato come un ideale irraggiungibile ma desiderato, ambito.</p>
<p align="JUSTIFY">La ricerca psicologica rivela però una realtà molto diversa: <b>i gruppi che registrano il maggior benessere sono quelli nei quali i conflitti possono essere espressi liberamente sia che si parli di contesti familiari che lavorativi. Ammettere e &#8220;legittimare&#8221; un conflitto di coppia, o tra genitore e figlio, piuttosto che tra colleghi permetterebbe di vivere più serenamente in quel contesto.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Indipendentemente dal contesto osservato, più il gruppo è abituato ad affrontare conflitti, più diventa capace di gestirli, più riesce a ridurre il livello di aggressività al proprio interno e quindi a sopravvivere. Non solo: in questi gruppi si lavora meglio, sono più produttivi e registrano un maggior livello di benessere personale.</p>
<p align="JUSTIFY">Al contrario <b>nei gruppi nei quali il conflitto viene eluso</b>, minimizzato o evitato (magari proprio cercando di nasconderlo dietro un clima cordiale), <b>così come in quelli in cui viene impedito</b>, <b>si riscontra un maggiore livello di negatività</b>, un sentimento sotterraneo, più difficile da affrontare dell&#8217;aggressività, e quindi tendenzialmente più logorante. I membri di questi gruppi si sentono ovviamente meno valorizzati, si riconoscono meno nel gruppo e disinvestono.</p>
<p align="JUSTIFY">In pratica: <b>meno si dà libero corso al conflitto, più questo ci perseguiterà</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Traducendo il discorso per quanto riguarda un conflitto di coppia o in una famiglia ciò significa che <strong>quanto più divergenze e visioni diverse trovano spazio di emersione, tanto maggiore sarà il benessere reale in casa</strong>. Tanto meno si ha paura di litigare, tanto più ci si vaccinerà dalla repressione del conflitto e si imparerà a gestirlo e superarlo.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Perché il conflitto sia costruttivo diventa importante che riesca a restare “un conflitto aperto”</b>, cioè che <b>offra a tutti i contendenti la possibilità di esprimere le proprie diverse posizioni</b>, ma anche di <b>assumersi un ruolo ed una responsabilità nella soluzione</b>, ben sapendo che ci possono essere situazioni in cui una via di mezzo non è possibile, rendendo necessario che qualcuno faccia un passo indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">Dare spazio al confronto non significa rendere sempre tutti contenti (evidentemente un&#8217;opzione impossibile), ma fare in modo che ciascuno senta comunque di aver avuto modo di esprimersi.</p>
<p align="JUSTIFY">I fattori che permettono creare un clima di questo tipo sono molteplici, alcuni individuali, altri contestuali: <b>ciò significa che la buona volontà del singolo può non essere sufficiente a creare il clima ottimale</b> (pur essendo comunque una premessa indispensabile), <b>ma che può essere necessario un percorso di tutto il gruppo coppia, famiglia, o equipe che sia</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Talvolta il percorso può essere più lungo ed impegnativo, richiedendo tempo e messa in gioco da parte di ciascuno.</p>
<p align="JUSTIFY">A tutti viene chiesto di esporsi e lasciar esporre e accettare, laddove il contesto lo renda possibile, che le decisioni non negoziabili non vedano uscire sempre lo stesso vincitore, pena il ritorno ad un clima nel quale, alla fine, i perdenti finiranno per minare le fondamenta del lavoro e avere la propria rivalsa su un contesto (lavorativo, familiare, di coppia ecc.) dal quale non si sentono apprezzati e riconosciuti.</p>
<p align="JUSTIFY">Come dire: litigate, e vivete felici.</p>
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		<title>SOS Suoceri: difficili equilibri familiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 13:31:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra una coppia e le rispettive famiglie d&#8217;origine è da sempre un tema caldo, sul quale si concentrano rituali e tradizioni, leggende e barzellette.</p>
<p>Il problema della <strong>ridefinizione dei confini tra il nuovo nucleo composto da due partner e le loro famiglie</strong> è talmente comune e universale da essere un classico di commedie vecchie e nuove, vignette e film: chi ha apprezzato, tanto per citare uno dei titoli più famosi a riguardo, “Ti presento i miei”, sa di cosa sto parlando. Parlare di suocera e nuora (o suocera e genero&#8230;) significa nell&#8217;immaginario comune parlare di cane e gatto e, sebbene nella realtà dei fatti la situazione non sia ovviamente sempre così, è pur vero che <strong>anche nelle situazioni più riuscite qualche aggiustamento reciproco è sempre da mettere in conto</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="http://raccontidicasa.it/wp-content/uploads/2013/04/suocera-invadente-190x190.jpg" alt="suocera" width="190" height="190" />Moltissimi i libri (o siti) della cosiddetta “psicologia pret a porter” (cioè quei manualetti della serie “come vivere felici e risolvere tutti i problemi in 10 regole”) esibiscono leggi universali per risolvere la questione (“la coppia deve difendere e tutelare i propri spazi vitali”, “intrusioni da parte delle famiglie estese sulla vita matrimoniale finiscono per minare alla radice la stabilità della coppia”, ecc.) che generalmente ottengono il solo effetto di aumentare la frustrazione di chi cerca invano di realizzarle. <strong>La situazione è sempre più complessa di quella considerata generalmente in questi pamphlet e tra volere qualcosa e riuscire ad attuarlo intercorrono sempre una serie di fattori.</strong></p>
<p>La situazione attuale, infatti, non può prescindere da alcuni essenziali dati di fatto: difficoltà economiche, esigenze familiari, problemi di salute sono solo alcune delle ragioni che rendono impossibile per una coppia (o uno dei due coniugi) porre i limiti e le barriere illustrate come essenziali, se non a costi enormi dal punto di vista pratico o emotivo.</p>
<p>L&#8217;esempio più classico può essere quello di un figlio che nel momento in cui inizia ad avviare una vita di autonoma con una propria famiglia si trova a dover fronteggiare la malattia di un genitore, o a necessitare aiuto nell&#8217;accudimento di un bambino: situazioni cioè che legittimamente richiamano l&#8217;attenzione verso il proprio nucleo e la necessità di un osmosi con esso.</p>
<p><strong>Il problema del rapporto “tra suocera e nuora” non è mai un problema a due, ma coinvolge sempre almeno un terzo, cioè il partner/figlio</strong>, che si trova al centro della questione con la responsabilità e necessità di gestire il territorio di confine tra i due nuclei a cui appartiene (ovviamente il medesimo discorso vale al variare del sesso dei soggetti: suocera e genero, suocero e nuora, suocero e genero).</p>
<p>In questo ambito più che mai le modalità che permettono di costruire un equilibrio stabile ed efficace variano da un caso all&#8217;altro, a seconda delle prassi proprie delle due famiglie d&#8217;origine e di quella costruita dalla nuova coppia.</p>
<p>Ogni arrangiamento offre vantaggi e svantaggi: autonomia e indipendenza da una parte, sostegno e aiuto dall&#8217;altra possono però tradursi anche in una faticosa solitudine o in un&#8217;intrusività fastidiosa che possono rappresentare un serio ostacolo alla serenità di coppia.</p>
<p><strong>Quali aspetti privilegiare e quali mettere in secondo piano diventa determinante nella scelta della coppia</strong>, finendo al centro di discussioni e liti nel momento in cui le visioni divergono e non si giunge ad un accordo condiviso.</p>
<p>Riuscire a cogliere i reali significati in gioco dietro diventa determinante per comprendere possibilità e vincoli, richieste possibili ed impossibili per arrivare a costruire un nuovo equilibrio sostenibile per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/sos-suocera-suoceri/">SOS Suoceri: difficili equilibri familiari</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia. Nel video parlo di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia.</p>
<p>Nel video parlo di come io intendo il lavoro con le coppie, quando ritengo opportuno effettuarlo (e quando no), e perché può risultare molto utile anche per problematiche individuali.<br />
Buona visione!</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zx9MYk8uWnA" width="100%" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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