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	<title>a cosa serve la psicoterapia Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Vite di Pi &#8211; La psicoterapia spiegata da un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 21:52:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1 - Psicologia e arte]]></category>
		<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cos'è la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[film psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia al cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Oggi le ho raccontato due storie. [&#8230;] In entrambe la nave affonda, in entrambe la mia famiglia muore e in entrambe ho sofferto molto. Però lei<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/vite-di-pi-la-psicoterapia-spiegata-da-un-film-2/">Vite di Pi &#8211; La psicoterapia spiegata da un film</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">«Oggi le ho raccontato due storie. [&#8230;]</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">In entrambe la nave affonda, in entrambe la mia famiglia muore e in entrambe ho sofferto molto.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Però lei quale preferisce??»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Nel momento in cui ho sentito porre questa domanda mi sono sentito toccato sul vivo, come se l’interrogativo fosse rivolto davvero a me, come se in qualche modo urgesse una risposta da parte mia, se non a chi aveva domandato, almeno a me stesso.<span id="more-102"></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Faccio un passo indietro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Le parole che tanto mi hanno colpito non mi sono state dette da un paziente, ma dal protagonista del film “Vita di Pi”, Pi, appunto, giunto alla fine dell&#8217;emozionante racconto della sua vicenda.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Comprenderne il senso e la profondità risulta difficile per chi non ha avuto modo di seguirne la vicenda, che provo quindi di riassumere per sommi capi, cercando di non svelare troppi aspetti di una storia che merita di essere assaporata in tutta la sua bellezza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Piscine (questo lo sfortunato nome del protagonista del film che, per scappare al tormento di un nome troppo storpiabile, decide di ribattezzarsi semplicemente Pi), è un bambino indiano dotato di una particolare sensibilità ed intelligenza, capace tanto di imparare a memoria centinaia di cifre decimali del Pi greco, quanto di interrogarsi sulle questioni più profonde dell&#8217;uomo e della sua ricerca di rapporto con Dio. La sua infanzia si svolge nel grande giardno zoologico di proprietà del padre, il cui “pezzo forte” risulta essere la nobile e maestosa Richard Parker, una tigre del bengala che affascina e intimorisce il giovane Pi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Le vicissitudini esistenziali si snodano tra successi e crisi, giochi e amori, finchè le difficoltà economiche convincono il padre di Pi a cercare fortuna in Canada, portando con sé famiglia ed animali dello zoo nella traversata oceanica. Tutti i piani vengono tuttavia bruscamente distrutti da una violenta tempesta, che affonda la nave nel cuore dell&#8217;oceano, costringendo Pi ad un rocambolesco naufragio su una scialuppa di salvataggio sulla quale cercano un disperato rifugio anche Richard Parker (la tigre), una iena, un orango e una zebra.</span></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/KAOjdBvjwV8?rel=0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il viaggio che segue, narrato da un Piscine cresciuto e che quindi sappiamo sin dall&#8217;inizio del film scampato alla tragedia, è la storia poetica e drammatica di come, morti tre dei quattro animali sulla barca, Piscine impari a convivere con la tigre, a domarla, conoscerla, rispettarla e comprenderla.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ma proprio quando il viaggio giunge all&#8217;agognata salvezza, incalzato da due scettici ispettori di una compagnia assicuratrice, che stentano a credere alla storia del naufragio con gli animali, Pi racconta un&#8217;altra storia, nella quale la poesia lascia il posto alla brutalità disarmante di una lotta per la sopravvienza nella quale quattro uomini naufraghi si sono uccisi a vicenda per sopravvivere, ultimo dei quali è rimasto il solo Piscine.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Queste sono le due storie di Pi e qui cade la domanda iniziale, posta da un Piscine sopravvissuto e cresciuto, ad un narratore in cerca di storie da raccontare: come dicevo una domanda stringente e diretta, e che mi sembra porre una questione fondamentale per chi abbia a che fare con storie tormentose, sia perchè terapeuta, sia perchè vissute in prima persona.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il tema della ri-narrazione della propria vicenda esistenziale era già stato narrato almeno in altri due film molto appassionanti, &#8220;Big Fish &#8211; Le Storie di una Vita Incredibile&#8221; e &#8220;Train de Vie&#8221;, i quali mi paiono tuttavia intenderla in modo totalmente diverso. Un modo che spesso capita di incontrare nella nostra esperienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Nel film di Tim Burton, ad esemio, la rielaborazione della propria storia appare come un gioco di fantasia, un diletto per rendere speciale una vita probabilmente ordinaria, quasi un esercizio creativo che aggiunga alla quotidianità un brio speciale, un&#8217;eccezionalità che, certamente preziosa, risulta tuttavia capace solo di distrarre dai drammi che la vita può portare con sé, di fronte ai quali possiamo armarci di fantasia e immaginare altro, senza però affrontarli.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">È la soluzione adottata quando si crede di non poter sostanzialmente cambiare le cose, o quando non ci interessa realmente provare a farlo: ciò che otteniamo è semplicemente dare una luce più brillante ma artificiosa alle vicende, che possono tuttavia progressivamente finire per allontanarsi dalla realtà, risultando inaccettabili per chi, vicino a noi, non è disposto ad accettare favole belle.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">È questa la divergenza che divide padre e figlio all’inizio di “The Big Fish”, appunto: il figlio che chiede di conoscere la verità su una storia che è anche sua, e che conosce solo nelle irrealistiche epopee narrategli dal padre, per indorare una vita banale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Simile per certi versi la drammatica storia degli ebrei in fuga dallo sterminio raccontata con maestria da Radu Mihàileanu, in un film nel quale la vicenda narrata si svela essere una pura illusione del protagonista, un sogno che nulla ha del confronto con una realtà probabilmente percepita come impossibile da elaborare, da affrontare, nella quale l&#8217;unica libertà possibile è il sogno. In tal caso l’illusione appare certamente più umana, comprensibile (chi, infatti, potrebbe mai accettare l’orrore e la disperazione dell’olocausto?), ma sostanzialmente identica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ogni illusione, prima o poi, finisce, e quanto più questa ci ha portato lontano dalla realtà, tanto più diventa duro riaffrontarla.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">“Vita di Pi” mi pare invece affrontare il problema da un punto di vista diverso, molto vicino a quella che credo possa essere la risposta possibile, in un percorso terapeutico, a chi chiede un aiuto per affrontare un profondo dolore personale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">La storia narrata è quella di un ragazzo che deve necessariamente affrontare i propri demoni interiori, sopravvivere ad un&#8217;esperienza della quale non può evitare di affrontare gli esiti che costituiscono il suo presente, e questo è quello che fa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Credo che il film rappresenti con efficacia la questione centrale che tormenta chi giunge ad intraprendere un percorso psicologico: trovare una nuova possibilità di raccontare la propria storia, comprendere il significato che porta con sé, dandosi la possibilità di sopravvivere ai suoi aspetti più critici o dolorosi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">C&#8217;è una possibilità di rileggere la nostra esperienza senza negarla, trasformarla, dimenticarla?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ha un senso trovare un modo diverso di raccontare il nostro passato, restandovi al contempo fedeli?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">A tali domande mi sembra che il film offra una risposta non banale, mostrando come la rilettura con altri occhi della nostra storia ci permetta di ricomprendere senza stravolgere ciò che è accaduto. Possiamo così scoprire, sentire e comprendere la tigre che c’è dentro di noi da sempre o che, scaturita da un dramma toccatoci in sorte, ci porta a fare i conti con sentimenti ancestrali, apparentemente incontrollabili, con i quali diventa difficile scendere a patti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">La metafora che costruisce il racconto, non cela la realtà, ma ne riconosce un valore ed un senso diverso, per comprendere il quale può essere necessario lasciar sedimentare il sentore più vivido dell’esperienza, il vissuto più crudo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il potere del racconto è il potere del linguaggio, grazie al quale è possibile toccare l&#8217;intoccabile, rendendolo più avvicinabile e comprensibile, accettabile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">E il mondo del linguaggio, della parola, è il mondo della psicoterapia, nel quale possiamo scoprirci capaci di camminare fianco a fianco con la tigre.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"><i>Ps: L&#8217;articolo prende spunto dal film Vita di Pi senza pretendere di esserne una lettura critica. Il film ha proprie tematiche, trame narrative e chiavi di lettura che esulano dalla questione psicoterapeutica. Semplicemente la sua visione mi ha sollecitato la riflessione che ho condiviso in questo articolo.</i></span></p>
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		<title>I mal di testa di Giorgio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 12:00:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgio soffriva di mal di testa terribili. Non sapeva dire con certezza quando fossero cominciati, né quale fosse la causa, ricordava soltanto che, dall&#8217;adolescenza in poi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Giorgio soffriva di mal di testa terribili. Non sapeva dire con certezza quando fossero cominciati, né quale fosse la causa, ricordava soltanto che, dall&#8217;adolescenza in poi aveva iniziato a soffrire di fitte strazianti che gli impedivano di studiare, giocare, fare sport&#8230; insomma, gli impedivano di fare una vita normale, come tutti.</p>
<p align="JUSTIFY">Un giorno Giorgio decise di affrontare il problema e risolverlo una volta per tutte, per cui si recò dal medico che gli prescrisse tutti gli esami più sofisticati e specifici. Il verdetto fu terribile: l&#8217;unica soluzione poteva essere la castrazione!</p>
<p align="JUSTIFY">Pareva, infatti, che l&#8217;origine del problema consistesse in un&#8217;anomala pressione che i testicoli esercitavano alla base della colonna vertebrale, avviando una catena nevralgica che aveva come risultato ultimo e definitivo, appunto, i terribili mal di testa sofferti da Giorgio.</p>
<p align="JUSTIFY">Non pago ad arrendersi Giorgio si rivolse ad altri medici più specializzati, a centri più all&#8217;avanguardia, cliniche universitarie. Il responso era sempre il medesimo: le cefalee erano dovute alla pressione dei testicoli alla base della schiena, per cui l&#8217;unica soluzione possibile risultava essere la rimozione di tale pressione.</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio non si arrese ancora, decise stoicamente di sopportare il dolore, nella speranza che le cose si risolvessero, ma il dolore non passava anzi, col trascorrere del tempo sembrava crescere sempre più, finché la scelta divenne inevitabile, e Giorgio decise di operarsi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;intervento dette immediati benefici. Non appena risvegliatosi dall&#8217;anestesia Giorgio si sentì liberato dal dolore alla testa finalmente libero di pensare, ragionare, correre, vivere senza quelle martellanti fitte. Certo la rinuncia era stata gravosa, e fu per questo che Giorgio, appena uscito dalla clinica decise di provare a risollevarsi il morale, regalandosi un costoso abito nuovo.</p>
<p align="JUSTIFY">Entrò in un negozio dove fu subito accolto da un commesso molto gentile.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Voglio un abito! &#8211; Esclamò Giorgio.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Certamente! Le porto subito una 48 – rispose il commesso.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è esatto! – si stupì Giorgio – ma, scusi, come fa a sapere che porto la 48?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – spiegò il commesso – sono pagato per capire al volo queste cose. E già che ci sono le porto anche una camicia taglia media&#8230; anche se il collo mi sembra un po&#8217; abbondante: direi 42 cm di collo, mentre torace e manica mi sembrano regolari: 110 e 65 cm&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio rimase a bocca aperta: &#8211; non è possibile, è tutto esatto, come fa a saperlo?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – rispose il commesso &#8211; sono pagato per capire al volo queste cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli abiti calzavano a pennello.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; adesso direi di pensare a delle scarpe da abbinare – aggiunse il commesso – le porto un paio 42 e mezzo?</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio era sempre più strabiliato: &#8211; incredibile! anche questo è giusto, ma come fa?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – rispose con un sorriso modesto il commesso – sono pagato per intuire al volo queste cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Vestito di tutto punto Giorgio si rimirava davanti allo specchio.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; dato che ha acquistato abito, camicia e scarpe, il nostro negozio è lieto di regalarle un capo di biancheria &#8211; aggiunse il commesso dirigendosi con Giorgio verso le casse – le metterei nella borsa quindi anche questi boxer taglia L.</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio scoppiò a ridere: &#8211; Stavolta si sbaglia, amico mio! Mi spiace ma non porto la L, ma la M!</p>
<p align="JUSTIFY">Il commesso si fermò stupito a fissare Giorgio con occhio chirurgico.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Non è possibile: lei porta la L, senza dubbio &#8211; sentenziò il commesso &#8211; Se portasse la M i suoi testicoli premerebbero con forza alla base della sua colonna vertebrale e lei soffrirebbe di terribili mal di testa.</p>
<p align="JUSTIFY">La morale di questa storia è che non è detto che quando cerchiamo spiegazioni e soluzioni ai nostri problemi, le risposte offerte dalla medicina (pur fondate dal punto di vista clinico ed efficaci a risolvere il disagio) siano necessariamente le migliori, in termini di costi, benefici, e prospettive future.</p>
<p align="JUSTIFY">Il modo in cui guardi al tuo problema influenzerà come cercherai le soluzioni, determinando, quindi, quali strategie finirai per adottare.</p>
<p align="JUSTIFY">La psicologia può aiutarti a trovare prospettive nuove e nuove strade da percorrere.</p>
<p>Basta darsi la possibilità di pensarci.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 15:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[4 - Altro]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia familiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia. Nel video parlo di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un programma radiofonico su Radio Lombardia per parlare di terapia di coppia.</p>
<p>Nel video parlo di come io intendo il lavoro con le coppie, quando ritengo opportuno effettuarlo (e quando no), e perché può risultare molto utile anche per problematiche individuali.<br />
Buona visione!</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zx9MYk8uWnA" width="100%" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/cose-la-terapia-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/">Cos&#8217;è la terapia di coppia? Intervista a Radio Lombardia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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