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	<title>efficacia personale Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 08:11:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 09:56:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare figli]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo fa, lavorando come psicologo scolastico presso una scuola media, ho avuto modo di ricevere allo sportello di ascolto la visita Federica, una ragazza che, per<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-giorno-della-gazzella-una-storia-di-bullismo/">Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa, lavorando come psicologo scolastico presso una scuola media, ho avuto modo di ricevere allo sportello di ascolto la visita Federica, una ragazza che, per alcuni elementi del suo aspetto fisico associai subito <strong>“gazzella spenta”</strong>.</p>
<p>Alta e slanciata (frequentava la seconda media ed era alta quasi come me), chiaramente sportiva, sembrava però sgonfiata, come afflosciata su sé stessa. La sua innegabile prestanza fisica, non nel senso di abbondanza o floridità, ma nel senso di forza, solidità e compattezza, sembrava azzerata da uno sguardo ed un atteggiamento di sconforto e abbattimento evidente.</p>
<p>Non faccio in tempo a chiederle cosa la porti a chiedere aiuto, che i suoi occhi si riempiono di lacrime: <strong>alcuni suoi compagni hanno sparso per i corridoi della scuola una sua foto piuttosto imbarazzante</strong> (fortunatamente solo per la sua espressione “poco riuscita”), suscitando ilarità e sberleffi da parte di altri ragazzi.</p>
<p>In poche battute si delineano i contorni di <a title="5 strategie utili contro bullismo" href="http://www.psicologogallarate.com/5-strategie-utili-per-aiutare-il-proprio-figlio-a-non-diventare-vittima-di-bullismo/">una classica situazione di bullismo</a>: un piccolo gruppo di ragazzi, capeggiati da un paio di membri più carismatici, si divertono con “scherzi” più o meno pesanti a colpire ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro compagno di classe. La tecnica è sempre chirurgica: il “ciccione” viene colpito sulla sua trippa, il “secchione” sulla scarsa simpatia che suscita per invidia nei compagni, la “bruttina” per l&#8217;aspetto estetico e così via.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cerco di approfondire il discorso per comprendere meglio la situazione e mi rendo conto che, man mano che prosegue il racconto, l&#8217;immagine che aveva inizialmente colpito la mia fantasia, quella della gazzella spenta, va arricchendosi di particolari interessanti: vedo accanto a lei una gazzella sovrappeso, una con gli occhiali, una con le gambe storte, ecc. tutte inseguite da pochi leoni abili nel colpirle nelle loro fragilità.</p>
<p>Chi ha una minima esperienza con il<strong> bullismo</strong> conosce bene una caratteristica strutturale del fenomeno:<strong> pochi soggetti</strong> (il bullo e i suoi complici) <strong>ne colpiscono alcuni</strong> (una o poche più vittime), <strong>potendo contare su una maggioranza silenziosa</strong> (i cosiddetti “spettatori”) spesso individualmente infastiditi dalla prepotenza usata, ma zittiti dall&#8217;omertà che circonda gli episodi: <strong>finché nessuno parla, l&#8217;empatia per la vittima si spegne e la violenza rimane, mascherata da scherzo o gioco.</strong></p>
<p><strong>Molti disapprovano i leoni, ma nessuno lo dice</strong>. Molti potrebbero sostenere le gazzella, ma nessuno osa farlo. Questo permette a pochi leoni di sbranare molte gazzelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma cosa succederebbe se dieci, venti, cinquanta, cento gazzelle caricassero a corna basse i due o tre leoni che spaventano la savana?</p>
<p>Quando faccio questa domanda a Federica il suo sguardo rimane sorpreso, non capisce dove voglia andare a parare. Allora divento più esplicito.</p>
<p>Le chiedo secondo lei cosa pensino lei, il compagno secchione, quella bruttina, quello grasso, quello con vestiti non firmati, quella con i capelli “troppo ricci”, quello un po&#8217; bassino, quella “carina ma timida”, quello “gay perchè non gioca a calcio”, ecc. di questi suoi compagni così forti, e la risposta è una sola, condivisa: nessuno li sopporta, ma non sanno cosa fare.</p>
<p>Ancora una domanda: lei come sta quando vede preso in giro uno di questi suoi compagni? E gli altri presi in giro come stanno, secondo lei, quando un altro viene irriso?</p>
<p>Ancora una volta Federica è sicura della risposta: a nessuno piace vedere queste prepotenze, ma questi sono forti, sono uniti. Io aggiungo: sono incontrastati.</p>
<p>È il momento di cambiare le cose, e <strong>per questo le do due compiti: chiedere collaborazione ed offrire alleanza.</strong></p>
<p><strong>C&#8217;è almeno un compagno o compagna che ritiene che le sia veramente amico e che non è bersaglio di prepotenze?</strong> Bene, a lui/lei dovrà chiedere di non ridere la prossima volta che le faranno uno scherzo che sa che le dà fastidio ma, se se la sente, difenderla. Questa sarà la collaborazione richiesta.</p>
<p><strong>L&#8217;alleanza invece dovrà essere chiesta ad almeno un&#8217;altra “gazzella”</strong> (ma può farlo anche con due, tre o quante ne vuole): quando una delle due gazzelle viene colpita da un leone, l&#8217;altra non ride ma manifesta solidarietà alla vittima. Inoltre questa gazzella dovrà trovarsi a sua volta un collaboratore che dia manforte.</p>
<p>Le chiedo se è chiaro cosa voglio da lei, Federica conferma pensierosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trascorrono tre settimane prima che riveda Federica, e quando la richiamo allo sportello la gazzella che mi trovo davanti sembra tutt&#8217;altro che spenta. Adesso sì che sembra perfino più alta di me.</p>
<p>Il suo sorriso è più solare, la sua schiena più dritta. Non mi ha ancora detto nulla, ma so già dal suo aspetto come sono andate le cose.</p>
<p>Il suo racconto, semplicemente, me lo conferma.</p>
<p>Inizialmente non era sicura di chi scegliere come alleato, ma poi i leoni stessi gli hanno dato un&#8217;occasione. Durante una lezione di ginnastica, una battuta al “ciccione” le ha dato lo spunto per parlare. E ha iniziato a farlo con “il gay” e “la timida”: ha detto come stava quando veniva offesa, o quando vedeva qualcuno offeso dai leoni, come stava adesso che vedeva Ciccio preso in giro dai leoni, e ha chiesto alleanza per non essere più deboli.</p>
<p><strong>Le gazzelle hanno accettato felici un patto che, senza saperlo, ciascuno di loro stava solo aspettando veder formulato</strong>, scegliendo di fare più di quanto avessi chiesto loro: invece che limitarsi a difendersi tra di loro, ognuno di loro ha parlato con il proprio compagno di banco e hanno deciso di difendere “il ciccione”. La pallonata di pochi minuti dopo ha visto uno scenario inedito:<strong> i tre leoni per la prima volta si sono trovati contro sei gazzelle, alle quali se ne è aggiunta in fretta un&#8217;altra, un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora, fino a diventare il resto della classe.</strong></p>
<p>Federica è felice, non solo perché nei corridoi non ci saranno più sue foto, ma perché<strong> ha scoperto che a nessuno piaceva vederla umiliata</strong>, perché ha potuto dimostrare la sua amicizia ai compagni e venirne ricambiata.</p>
<p><strong>Perché ha capito che si può essere più forte dei leoni.</strong></p>
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		<title>I buoni propositi (non) muoiono all&#8217;alba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2015 15:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[autoefficacia]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
		<category><![CDATA[processi psicologici automatici]]></category>
		<category><![CDATA[trappole psicologiche]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Capodanno, si sa, è la festa dei buoni propositi: moltissimi infatti, stappando la bottiglia allo scoccare della mezzanotte decidono che questo sarà l&#8217;anno del cambiamento che tanto desiderano, rispetto ad abitudini consolidate e che, per vari motivi, vorrebbero perdere.</p>
<p align="JUSTIFY">Chi si ripromette di smettere di fumare, chi di portare a termine una dieta, chi di andare a correre almeno due volte a settimana, chi di spendere meno in shopping, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">Eppure, più che mai il detto risulta azzeccato, molto spesso “i buoni propositi nascono all&#8217;alba e muoiono all&#8217;aurora”.</p>
<p align="JUSTIFY">Che cosa fa sì che <b>spesso le nostre buone intenzioni si infrangano in pochi giorni</b>, al massimo poche settimane? Se è vero che il raggiungimento di questo obiettivo è qualcosa che desideriamo, che sappiamo farci bene, che vorremmo davvero avere, <b>perché non riusciamo a portarlo a termine?</b></p>
<p align="JUSTIFY">Mutuo da alcuni testi del noto psicoterapeuta Giorgio Nardone <b>5 “trappole mentali”</b> che spesso determinano il <b>fallimento degli impegni</b> che ci prefiggiamo di perseguire.</p>
<p align="JUSTIFY">Prestarci attenzione può aiutare a non far crollare il vostro castello di buoni propositi.</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>più è vietato, più lo desidero</b>: diceva Bertoldo che il modo migliore per far fare qualcosa a qualcuno è vietarglielo. È esperienza comune il cosiddetto “fascino del proibito”, per cui quanto più un divieto diventa stringente, tanto più forte è la tentazione di violarlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo fa sì che molti impegni di rinuncia finiscano per rendere ancora maggiore il desiderio per il “frutto proibito”, rendendo ancora più difficile resistergli;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>il successo apparente</b>: dice il detto che i buoni propositi nascano all&#8217;alba e muoiano all&#8217;aurora, ma le cose non stanno sempre così: se l&#8217;obiettivo che ci si pone è profondamente desiderato, si riesce a tenere duro fino ad ottenere i primi risultati significativi, anche a costo di sforzi considerevoli. A questo punto, però, possono subentrare diverse trappole: sentire che il problema è ormai alle spalle, dirsi che “a questo punto posso anche concedermi una piccola concessione-premio per i miei sforzi”, o semplicemente iniziare a sentire l&#8217;impegno come meno desiderato. Questo fa sì che i risultati ottenuti vengano poi rapidamente persi, facendo abbandonare ogni proposito virtuoso.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Esaurimento forze e ribellione</b>: correlato con il precedente, del quale può essere anche una variante più estrema, questa trappola potrebbe essere definita come quella “dell&#8217;azione e reazione della motivazione”. Ci si impegna allo stremo delle forze in un obiettivo importante, resistendo anche alle prime tentazioni di cedimento, fino a rendersi conto che quella che pensavamo essere una fatica a tempo determinato, diventa invece una corsa infinita. A quel punto, esausti e frustrati, “scoppiamo e rimbalziamo sul versante opposto” e, per dirla con Oscar Wilde, per liberarci di una tentazione ci abbandoniamo totalmente ad essa, perdendo in rapido tempo tutti i benefici ottenuti.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>i costi imprevisti del sacrificio</b>: se si ha un “vizio”, uno sfizio, o un&#8217;abitudine insana ma a cui si è affezionati, è perché, in fondo, una parte di questo piace, appaga. La perdita di questo sfizio, soprattutto nelle prime fasi del proposito, quelle generalmente più intransigenti, fa sì che assieme a ciò che vorremmo togliere eliminiamo anche il “correlato piacevole”. Questo non solo abbassa la soddisfazione per i risultati ottenuti, e quindi la motivazione, ma potrebbe renderci anche meno popolari agli occhi di chi, magari, condivideva con noi quel lato piacevole dell&#8217;esperienza, aspetto non irrilevante quando questo è qualcuno che non vogliamo perdere.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>L&#8217;escalation del fare e disfare</b>: ho tenuto questa trappola per ultima perché talvolta, più che un meccanismo a sé stante, rappresenta un tentativo di riparazione al fallimento di un percorso per l&#8217;insorgere di uno dei meccanismi precedenti. È frequente l&#8217;idea che, in seguito ad una caduta non sia sufficiente riprendere il percorso precedente come prima, ma “darci una piccola multa” per dissuaderci dal cadere un&#8217;altra volta. Questo però avrà come conseguenza inevitabile il fatto di trovarci di fronte ad un ostacolo ancora più impegnativo del precedente, dietro al quale possono esserci due esiti infausti: il fallimento o&#8230; il successo.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa rende infausto il successo? Il fatto che, essendo ottenuto con sforzo eccezionale può farci venire maggior voglia di ricompensarci in qualche modo&#8230; magari una delle piccole deroghe del secondo meccanismo presentato.</p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Se ti sembra di riconoscere in alcuni di questi meccanismi dei trabocchetti mentali nei quali ti è capitato di cadere, nell&#8217;<a title="5 gradini (+1) per scoprirsi più efficaci" href="http://www.psicologogallarate.com/5-gradini-1-per-scoprirsi-piu-efficaci/">articolo seguente puoi trovare <strong>5</strong><b> suggerimenti</b> <strong>(+1)</strong> </a>da tenere a mente per provare a superare le trappole e riuscire a rimanere in linea con il tuo obiettivo, migliorando la tua efficacia personale.</p>
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		<title>Il circo della farfalla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 22:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1 - Psicologia e arte]]></category>
		<category><![CDATA[autoefficacia]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
		<category><![CDATA[film psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia dell'handicap]]></category>
		<category><![CDATA[risorse personali]]></category>
		<category><![CDATA[superare i propri limiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raramente capita di incontrare storie intense e potenti come quella narrata in un cortometraggio che avuto modo di scoprire solo di recente, che sta ricevendo molte<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-circo-della-farfalla/">Il circo della farfalla</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" alignleft" src="https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR8dVFKOpGUplHrEufl4gv0CpIlr-qrGtEUkR4DmHgeqIXiQSNAiQ" alt="Circo della farfalla" width="298" height="169" />Raramente capita di incontrare storie intense e potenti come quella narrata in un cortometraggio che avuto modo di scoprire solo di recente, che sta ricevendo molte conferme dal pubblico di internet, chiamato “il circo della farfalla”.</p>
<p align="JUSTIFY">La storia si svolge all&#8217;inizio del XX secolo, ed è ambientata nel modo circense e dei side-show, quel mondo triste e ghettizzato dei cosiddetti “fenomeni da baraccone”, un mondo del quale aveva già parlato un altro film estremamente toccante: Elephant Man, dal quale tuttavia questo cortometraggio prende le distanze in modo molto evidente.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jjOmiLerT7o?rel=0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">Il film contiene al suo interno un messaggio tanto chiaro, potente e pregnante da non necessitare molte parole per un commento che rischierebbe solo di banalizzare e ridurre il valore che le immagini riescono a trasmettere con tanta efficacia e poesia.</p>
<p align="JUSTIFY">Credo tuttavia che ancora più significativa sia la storia dell&#8217;attore protagonista del film, il serbo-australiano Nick Vujicic, che in diversi video racconta la sua vicenda esistenziale ed il modo in cui è riuscito a trasformare in modo sorprendente uno degli handicap più invalidanti e limitanti in splendido esempio di vita e forza di volontà.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/mzeeDjFanCU?rel=0" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">Dei tanti messaggi che questo film veicola, ce n&#8217;è uno in particolare che mi sembra pregnante per chi è alla ricerca di un cambiamento di aspetti insoddisfacenti o dolorosi della propria vita, ed è il messaggio che emerge dal confronto tra il “tipo di spettacolo” offerto dai due diversi circhi del film.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo circo costruito sul dolore e l&#8217;orrore, sul limite e sulla mancanza, con uno sguardo che non può che portare alla resa, perchè fermo a contemplare ciò che non c&#8217;è, ciò che manca.</p>
<p align="JUSTIFY">Il secondo circo, invece, offre lo spettacolo dell&#8217;unicità individuale, dell&#8217;irripetibile occasione nascosta dentro ciascuno di realizzare se stessi, anche attraverso le proprie difficoltà, con la consapevolezza che “più grande è la lotta, più glorioso è il trionfo”. È di fronte a questa scommessa impegnativa che si generano l&#8217;entusiasmo, la capacità di scoprire e sorprendere, la speranza e la forza di cambiare. La bellezza.</p>
<p align="JUSTIFY">Parole che potrebbero suonare come retorica, se non fossero realizzate nello splendido volo finale nel circo della farfalla.</p>
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		<title>5 strategie per chiedere con efficacia</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/5-strategie-per-chiedere-con-efficacia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 13:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare con efficacia]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
		<category><![CDATA[imparare a chiedere]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia delle relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Conosci le strategie per chiedere con efficacia? Per molte persone riuscire a vedere soddisfatte le proprie richieste risulta un&#8217;impresa difficile ed impegnativa e non solo per<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/5-strategie-per-chiedere-con-efficacia/">5 strategie per chiedere con efficacia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h2 align="JUSTIFY">Conosci le strategie per chiedere con efficacia?</h2>
<h3 align="JUSTIFY">Per molte persone riuscire a<strong> vedere soddisfatte le proprie richieste risulta un&#8217;impresa difficile ed impegnativa e non solo per timidezza ma perché mancano di strumenti che migliorano l&#8217;efficacia comunicativa</strong>.</h3>
<p align="JUSTIFY">La psicologia della comunicazione ha individuato <strong>alcune semplici strategie che aumentano la possibilità di ottenere una risposta affermativa quando chiediamo qualcosa</strong>, aumentando la nostra efficacia personale e la qualità delle nostre relazioni, che risultano più soddisfacenti per noi e, di riflesso, anche per gli altri.</p>
<p align="JUSTIFY">Vediamo alcune di queste strategie:</p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Dichiarare con chiarezza le nostre richieste.</b> Per quanto questo punto sembri banale, molto spesso le persone che si ritengono incomprese dagli altri non si rendono conto di affidare questa comprensione alla lettura della mente, cioè di <b>aspettarsi che l&#8217;altro “capisca da solo quello di cui ho bisogno, o quello che dovrebbe fare per rendermi felice”</b>, lasciando tuttalpiù indizi e mezze frasi che attirino l&#8217;attenzione dell&#8217;altro.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa aspettativa <b>risulta essere estremamente deleteria all&#8217;interno di un rapporto</b>, perché ha un alto rischio di generare una duplice frustrazione: in chi riceve la richiesta indiretta, perché sente che l&#8217;altro gli sta chiedendo qualcosa che però potrebbe non essere chiaro e, al contempo, potrebbe farlo sentire sotto il ricatto morale per cui, se non capisce la richiesta, è cattivo, ma anche nel richiedente che può vedere facilmente frustrate le sue aspettative. Ai suoi occhi, inoltre, il fastidio dell&#8217;altro potrebbe essere percepito non come generato dal proprio comportamento poco chiaro, ma come assenza di disponibilità dell&#8217;altro, o disinteresse, generando una spirale negativa.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco perché la prima regola deve essere quindi quella di esplicitare con chiarezza le nostre richieste, domandando apertamente ciò che desideriamo.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>A chi chiedo?</b> Lanciare una bottiglia nel mare può essere il gesto disperato di un naufrago senza altri mezzi di comunicazione con il mondo, ma tendenzialmente non è una strategia che può dare molti frutti. Allo stesso modo le richieste inviate senza un destinatario specifico tendono a non essere molto considerate, perché nessuno se ne sente direttamente interpellato. <b>Anche quando la richiesta è urgente ed impellente è più efficace scegliere un destinatario specifico (scelto piuttosto a caso), piuttosto che lanciare messaggi di aiuto nella speranza che qualcuno li raccolga.</b> Questa indicazione ci giunge anche da alcuni studi di psicologia sociale che hanno rivelato un fenomeno chiamato <b>“diffusione di responsabilità”</b>: in pratica quando non siamo certi che sia nostro dovere intervenire in una certa situazione più difficilmente ci muoviamo ad agire, anche se soggettivamente vorremmo fare qualcosa, perché non vediamo altri che si attivano a farlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Sebbene questo meccanismo non sia attivo sempre e comunque (sono tanti gli esempi di altruismo spontaneo in situazioni particolarmente critiche), è però vero che indirizzare una richiesta ad un destinatario specifico può fare in modo che questo si attivi più facilmente, e che quindi riusciamo ad ottenere con più tempestività ciò di cui abbiamo bisogno.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;altra indicazione apparentemente banale, ma molto utile è quella di <b>dare un motivo che giustifichi la nostra richiesta</b>. Le richieste accompagnate da un motivo anche banale o sottinteso tendono infatti a ricevere risposta affermativa più facilmente di quelle che ne sono prive. Chiedere quindi “mi presti una penna, perché non ne ho una mia” è una scelta strategicamente più efficace che chiedere una penna senza alcun motivo.</p>
<p align="JUSTIFY">È chiaro poi che, quanto più impegnativa sarà la richiesta fatta, tanto più valido dovrà essere il motivo che la accompagna.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>Qualche strategia non guasta&#8230; o no? </b><span style="line-height: 1.5;">Nei corsi di efficacia personale (una tendenza molto in voga fino a qualche anno fa) venivano spesso date indicazioni sulle strategie di vendita mutuate dal marketing, come la “tecnica del piede nella porta” (cioè fare all&#8217;inizio una richiesta piccola per creare un aggancio e poi sottoporre la richiesta vera e propria) o della “porta in faccia” (cioè fare prima una richiesta esagerata che sarà rifiutata, per avanzarne poi una minore che l&#8217;altro, non volendo opporci un nuovo rifiuto, accetterà più facilmente). </span><b style="line-height: 1.5;">Queste strategie tuttavia possono essere applicate efficacemente solo in relazioni poco significative dal punto di vista affettivo</b><span style="line-height: 1.5;"> (quali appunto quelle tipiche del marketing), </span><b style="line-height: 1.5;">mentre possono risultare disfunzionali in un rapporto più intimo</b><span style="line-height: 1.5;">, in cui l&#8217;altro può sentirsi ingannato dal nostro trabocchetto. In questi casi, al contrario, meglio procedere con chiarezza, evitando trucchi machiavellici, ribadendo quindi la nostra richiesta, fornendo piuttosto ulteriori spiegazioni e chiarimenti sul valore che questa ha per noi.</span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><b>La parolina magica, si sa, non è abracadabra, ma grazie</b>. Ringraziare l&#8217;altro quando soddisfa una nostra richiesta, rimandare il nostro senso di appagamento e gratitudine, <b>fa in modo che l&#8217;altro si sente più motivato una prossima volta ad assecondare una nostra richiesta.</b> Per questo motivo l&#8217;efficacia nel chiedere non si esaurisce nell&#8217;ottenere ciò che si vuole, ma anche nel fare in modo che l&#8217;altro se ne vada contento di avercelo dato. Per questo motivo ringraziare, rinforzare, restituire qualcosa sono ottimi mezzi per aumentare la nostra possibilità di ottenere soddisfazione alle nostre richieste future.</p>
</li>
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<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/5-strategie-per-chiedere-con-efficacia/">5 strategie per chiedere con efficacia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Il naso della maestra</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 22:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda: Quale ritenevano che fosse la loro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda:</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Quale ritenevano che fosse la loro “dote psicologica” più utile nel lavoro con i ragazzi.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel silenzio imbarazzato che, come sempre in queste occasioni, segue la domanda “dell&#8217;esperto”, prese la parola una delle insegnanti con maggiore esperienza del gruppo, la quale, per rompere il ghiaccio, affermò con una certa determinazione che certamente una delle capacità più utili che aveva acquisito con il tempo era </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>&#8220;il fiuto&#8221; </b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(seguirono alcuni ancora timidi cenni di assenso da parte di alcune colleghe).</span></span></span><br />
<span id="more-73"></span></p>
<p><span style="color: #333333;">“<span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con gli anni – spiegò alla mia richiesta di chiarimento – ho imparato a riconoscere da subito i bambini che mi daranno dei grattacapi, quelli più impegnativi, diciamo, e quelli invece che, posso metterci la mano sul fuoco, sono già capaci di stare a scuola e che daranno meno problemi. Capirlo subito mi è utile per sapere come comportarmi e gestirmi di conseguenza nei loro confronti&#8230; e al 90% ci azzecco”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le chiesi allora cosa le permettesse di essere un cecchino tanto infallibile. La risposta, alquanto più incerta della precedente, spiegò come “tutto un insieme di cose” le permettesse di farsi questa idea, elencando sostanzialmente alcuni clichè facilmente intuibili, che andavano dal contesto familiare, all&#8217;irrequietezza del bambino, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La maestra aveva ragione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anni di esperienza parevano dire di sì. Molto apprezzata dai genitori (così diceva la responsabile dell&#8217;istituto, forte dei tanti riscontri favorevoli), era certamente un&#8217;insegnante che “sapeva tenere una classe e sa sempre come prendere un bambino”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aggiungo che la donna dava tutta l&#8217;impressione di essere (e non ho motivo di sospettare il contrario) una persona votata al proprio lavoro, dedita all&#8217;educazione e l&#8217;istruzione dei bambini, desiderosa di far emergere e apprezzare le potezialità e le inclinazioni particolari di ciascun bambino, appassionata dell&#8217;arte di essere insegnante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando infine chiesi anche alle altre maestre se ritenevano che la loro collega avesse ragione, e se ritenessero che “il fiuto” fosse una dote utile, diverse di loro, mostrandosi solidali e concordi con l&#8217;altra, ammisero che si trattava certamente di una competenza necessaria, che permetteva di risparmiare fatica e iniziare a capire da subito come comportarsi “nei diversi casi”, ovvero come rispondere ai diversi bambini. Loro stesse, alla fin fine, avevano un&#8217;abbondante casistica che dimostrava di “averci azzeccato” sin dalla prima occhiata, o quasi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le maestre in questione compivano tuttavia </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>un errore fondamentale</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nella loro analisi della situazione, un errore tanto comune da essere universale: ignorare l&#8217;effetto della loro impressione sul modo di rispodere alla situazione, ai diversi bambini, e l&#8217;esito che questo aveva avuto, sin dall&#8217;inizio, sulle interazioni successive.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale errore può essere facilmente spiegato facendo riferimento ad una dinamica tipica delle interazioni umane e sociali, evidenziata dalla psicologia all&#8217;inizio degli anni settanta e comunemente chiamata </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“</span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>profezia che si autoavvera”</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. In sostanza quello che accade è che</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>l&#8217;aspettativa</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che abbiamo rispetto ad una situazione, un evento, una persona, ecc. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>ci porta a pensare ed agire in modo tale da favorire, senza che ce ne accorgiamo, proprio ciò che ci attendevamo.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;esempio della classe può essere chiarificatore: nel momento in cui le maestre si aspettano che un bambino le faccia disperare, saranno molto più vigili, attente, tese, determinate a farsi valere, pronte a rilevare i segnali di insubordinazione del bambino per poterli contrastare prima che diventino più difficili da reprimere. È intuibile come questa disposizione renda la relazione più tesa, aumentando la possibilità che l&#8217;alunno avverta disagio nel rapporto, reagendo con maggiore insofferenza, rispondendo proprio nel modo in cui ci si aspettava. Allo stesso modo, ma in senso opposto, l&#8217;aspettativa che un alunno sia bravo, brillante, ecc. determina un clima più fiducioso e stimolante attorno a lui, permettendogli quella serenità necessaria a realizzare le proprie potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma, a guardar bene, in questa vicenda, quante profezie si sono “autoavverate”?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quelle dell&#8217;insegnante le abbiamo già viste, ma in fondo anche il preside, con la sua certezza dell&#8217;affidabilità e bravura dell&#8217;insegnante, non potrebbe aver creato attorno a lei un clima favorevole, carico di quella stima essenziale perché la persona possa esprimere al meglio le proprie competenze?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È altrettanto possibile che, forte di questa convinzione, confermata da riscontri almeno in parte auto-realizzati, abbia finito per accogliere diversamente i diversi pareri (inevitabili) provenienti dai genitori dei bambini, avvalorando maggiormente quelli positivi e attribuendo quelli negativi a casi specifici, tratti caratteriali dei genitori recriminanti, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi le colleghe: riconoscendo e validando l&#8217;opinione espressa dalla maestra che aveva parlato per prima è credibile che l&#8217;abbiano fatta sentire parte di una buona squadra di lavoro, disponendola favorevolmente nei loro confronti, rendendo possibile una conferma dell&#8217;immagine stessa di questa insegnante come professionista brava, disponibile, con la quale riconoscersi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In fondo, la sua capacità di togliere tutti d&#8217;imbarazzo prendendo la parola davanti allo psicologo, non è un segno della sua competenza? Ma forse chi ha parlato lo ha fatto proprio perchè sapeva di avere la stima altrui&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infine i genitori, almeno quelli soddisfatti dell&#8217;insegnante: mostrando ai figli di riporre stima e fiducia nell&#8217;insegante, rendono possibile che il bambino veda la maestra come credibile, affidabile, legittimata, favorendo un loro migliore comportamento a scuola, una maggiore sicurezza nel chiedere un aiuto alla maestra che, competente e disponibile, prontamente lo dava, confermando l&#8217;ipotesi iniziale dei genitori&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Facilmente si potrebbe obiettare che è tuttavia innegabile che ci siano bambini più irrequieti ed altri più controllati, ma se proviamo a sostituire due termini così “predittivi” come “irrequieto” e “controllato”, con due più neutri, come “reattivo” e “posato”, possiamo facilmente vedere come l&#8217;interferenza dei nostri giudizi agisca nelle diverse situazioni sin dal linguaggio che spontaneamente usiamo, determinando il nostro modo di predire l&#8217;esito delle cose.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino irrequieto ci darà grattacapi, uno reattivo e pronto, soddisfazioni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino controllato ci apparirà represso, uno posato e ponderante, più capace di pensare prima di agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un caso unico, relegato alle aule di scuola? Assolutamente no, come facilmente si può intuire. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Processi simili intervengono continuamente nella nostra esperienza,</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> agendo nei rapporti con i colleghi, con i conoscenti, perfino con le cose: se sono sicuro di non essere portato per il computer, la matematica o il ballo latino americano ad esempio, più difficilmente proverò ad cimentarmi con la materia, o lo farò con tanta insicurezza ed ansia, che la mia mente e il mio corpo, irrigiditi dal disagio, non avranno modo di esprimere al meglio le loro potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al contrario, </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>se il modo in cui mi approccio a queste attività sarà carico e convinto, sarò più reattivo, motivato e concentrato, nonché capace di fronteggiare eventuali fallimenti.</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Allo stesso modo, verso una persona che immagino simpatica, disponibile, in sintonia con me, sarò portato a essere più accogliente e affabile, favorendo un suo sentirsi accolta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il risultato, in entrambi i casi, sarà esattamente quello che ci attendevamo.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"> </span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Ciò naturalmente non significa che il nostro pensiero o le nostre aspettative decidono il nostro futuro</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: la convinzione di essere un grande pianista non ci permette, da sola, di suonare neppure una canzonetta, ma ci può disporre nel modo più favorevole ad esprimere le nostre potenzialità, aumentando le possibilità di successo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;azione di questo meccanismo è universale ed inevitabile: le aspettative sono una strategia essenziale alla nostra mente per reagire alle situazioni in modo rapido ed efficace, senza soffermarsi ogni volta ad analizzare grosse quantità di informazioni necessarie ad agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Queste strategie, come tutte le strategie della nostra mente, possono divenire molto più utili se impariamo a conoscerle e, per quanto possibile, indirizzarle, togliendo almeno in parte il pilota automatico.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Come farlo?</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo passo necessario è la</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>consapevolezza</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: accorgerci di un atteggiamento negativo, pessimista, di aspettative infauste che ci stanno influenzando sul modo di porci, può essere utile per renderci conto che il futuro è ancora da scrivere e capire cosa possiamo fare per far andare le cose diversamente.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo segue poi la </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>necessità di agire in modo diverso</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, perché sono le scelte concrete che fanno la differenza. Comportarci come se le cose andassero come vogliamo è la strada migliore per aumentare la possibilità che le cose vadano davvero così: come ci comporteremmo se&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questo bambino (o questo collega) fosse il migliore che abbiamo mai avuto?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">sapessimo già di essere piaciuti a chi ci fa un colloquio di lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nel nostro ufficio ci fosse un clima affiatato?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questa fosse la persona giusta per noi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si tratta di ingannarsi. Ma di </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>provare a scrivere una nuova profezia, e poi lasciarla realizzare.</b></span></span></span></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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