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	<title>peppa pig Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Chi ha paura di Peppa Pig?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2014 20:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[peppa pig]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non conosce Peppa Pig alzi la mano. Schivare il rosa-molto-rosa maialino inventato da Astley &#38; Baker nel 2004 e ormai “cucinato e servito” in tutte<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/chi-ha-paura-di-peppa-pig/">Chi ha paura di Peppa Pig?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>Chi non conosce Peppa Pig alzi la mano.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Schivare il rosa-molto-rosa maialino inventato da Astley &amp; Baker nel 2004 e ormai “cucinato e servito” in tutte le salse (sì, il gioco di parole è voluto&#8230;), è un&#8217;impresa tanto ardua da averlo inserito di diritto tra i fenomeni mediali degli ultimi dieci anni, seguito dal consueto codone di polemiche ed accuse più o meno sensate.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/4MEa_7PkoUo?rel=0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY">Dalla dipendenza psicologica, ai messaggi subliminali, dall&#8217;istigazione alla volgarità, fino all&#8217;istigazione anti-animalista (accusa legata alla rappresentazione irrealistica di animali felici di vivere in anguste case umane), la povera maialina parrebbe essere accusata di ogni male possibile ed immaginabile (tranne forse l&#8217;apologia del nazismo e l&#8217;abigeato).</p>
<p align="JUSTIFY">Il problema di per sé non si porrebbe più di tanto, se non fosse che&#8230; Peppa Pig ai bambini piace!</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Che fare allora? C&#8217;è del vero in tutte queste preoccupazioni?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">O se non proprio in queste, esistono ragioni per preoccuparsi seriamente nell&#8217;esporre i bambini a certi cartoni animati?</p>
<p align="JUSTIFY">Onestamente, prima di arrivare ad una disamina più dettagliata del cartone animato in questione, introduco una domanda che sorge un po&#8217; spontanea: la mia generazione (che ad occhio e croce dovrebbe essere la stessa di quei genitori oggi tanto preoccupati per Peppa Pig) è stata certamente la generazione dei “nativi televisivi”, quelli cresciuti tra “Bim Bum Bam” e i cartoni giapponesi, quelli <strong>passati tra una dozzina di invasioni aliene, disastri atomici, sacre scuole di arti marziali e lottatori mascherati che ammazzavano gli avversari a suon di mosse segrete e colpi proibiti.</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>In confronto a tutto questo, cosa potrà mai fare un maialino?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Detto ciò, vale la pena di osservare con un occhio più critico e consapevole (dal punto di vista psicologico) un prodotto che entra quotidianamente nelle nostre case anche senza accendere la tv.</p>
<p align="JUSTIFY">Una prima precisazione riguarda il <strong>target del cartone animato: i bambini under 4 anni</strong> (dopo questa età, solitamente, l&#8217;interesse del bambino tenderebbe spontaneamente a diminuire, sostituito da altri programmi con altre storie).</p>
<p align="JUSTIFY">Le caratteristiche di Peppa Pig sono state <strong>studiate appositamente per essere comprese ed apprezzate da bambini molto piccoli</strong>. La scelta, ad esempio, di un format con <strong>storie narrativamente lineari</strong>, semplici, quotidiane si deve al modo di elaborare le informazioni della mente del bambino fino ai 4-5 anni secondo i principi di sequenzialità e concretezza: un&#8217;eventuale sequenza mostrata successivamente ma logicamente contemporanea non sarebbe compresa, così come filoni narrativi paralleli, o eccessivamente articolati.</p>
<p align="JUSTIFY">A differenza di noi adulti che siamo attratti dalla suspance, <strong>i bambini necessitano una chiusura delle sequenze di interazioni</strong>: le azioni iniziate devono essere concluse rapidamente per essere capite. Il bagaglio di memoria del bambino, ancora in via di addestramento, non permette sospensioni del racconto o collegamenti tra episodi. Quello che per un adulto è “una storia noiosa, priva di attrattiva e monotona”, è per il bambino una storia chiara e comprensibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">La stessa scelta di <strong>tematiche quotidiane</strong> si lega alla necessità di mescolare sempre una prevalenza di elementi conosciuti con pochi nuovi, possibilmente riconducibili a quelli noti: l&#8217;<strong>alternanza tra conosciuto e nuovo</strong>, assicurata anche dalla sovrabbondanza di spiegazioni (la voce narrante che spiega costantemente ciò che accade) permette al bambino di seguire al meglio lo svolgimento della storia (ecco anche perchè i personaggi sono pochi, ripetitivi e stereotipati).</p>
<p align="JUSTIFY">Anche i <strong>tempi narrativi brevi</strong>, con puntate che durano circa cinque minuti ricalcano i tempi di attenzione continuativa attesi in questa età, offrendo anzi un&#8217;occasione di addestramento alla concentrazione per eventuali soggetti con difficoltà.</p>
<p align="JUSTIFY">Occorre tenere presente, inoltre, come prima dell&#8217;età scolare il bambino sia interessato a capire il modo di funzionamento della vita di tutti i giorni: <strong>vuole capire cosa fanno le persone e perchè</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Da questo punto di vista è innegabile che Peppa Pig sia un prodotto ben strutturato.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma basta questo a farci lasciare serenamente i bambini davanti alla televisione? Esistono delle critiche psicologicamente opportune per un prodotto che raggiunge milioni di bambini nel mondo?</p>
<p align="JUSTIFY">Una critica abbastanza diffusa e che personalmente condivido è legata al contenuto delle puntate e la totale assenza di alcuna indicazione pedagogica più elaborata del “volemose bene”: se nessuno chiede ad un cartone animato di educare i bambini al posto nostro, d&#8217;altra parte si sarebbe potuto tentare di proporre ogni tanto una situazione di litigio tra fratelli o amici gestita con strategie di compromesso anche semplici, o mostrando processi di costruzione condivisa di regole e norme familiari.</p>
<p align="JUSTIFY">La conclusione di ogni situazione critica con una battuta, un grugnito e risate sbellicanti tutti giù per terra appare fuori luogo anche per quella che è l&#8217;esperienza di un bambino di 2-3 anni, che sa molto bene che se non fa quello che dicono i genitori, questi si arrabbiano, non ridono di certo!</p>
<p align="JUSTIFY">Al di là tuttavia di una serie di considerazioni “contenutistiche”, credo che la più importante riflessione debba riguardare piuttosto la <strong>modalità di approccio a quello che, per tanti bambini, è evidentemente il “primo prodotto mediatico conosciuto e riconosciuto”.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Non si può trascurare che la televisione è uno dei molteplici vettori di contenuti che scandiscono la vita di tutti, bambini compresi: per questo è essenziale che questi siano accompagnati a conoscerne i linguaggi, i codici, i generi, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">Così come per tutte le esperienze di vita, <strong>anche per quanto riguarda il rapporto con i media il bambino necessita di essere educato</strong>: la presenza del genitore non solo per regolamentare i tempi di visione, ma soprattutto per <strong>accompagnarlo alla visione diventa un&#8217;importante esperienza educativa</strong>, oltre che un&#8217;occasione di condivisione di uno spazio ludico con lui.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che voglio dire è che, se da una parte i vari messaggi più meno catastrofici sono evidentemente privi di senso e fondamento, dall&#8217;altra <strong>l&#8217;accompagnamento e l&#8217;educazione passo passo deve essere svolta anche per quanti riguarda il mondo dei media</strong>, per favorire l&#8217;apprendimento delle strategie di fruizione più adeguate. L&#8217;accompagnamento e la condivisione da parte di almeno un genitore, dovrebbero essere una costante indipendentemente dal programma scelto.</p>
<p align="JUSTIFY">Certamente un programma tarato per la mente di un bambino di pochi anni difficilmente intercetterà l&#8217;interesse di un adulto, che per cui finirà per trovarlo piuttosto noioso, lento e malfatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Generalmente a quel punto la soluzione può essere quella di concentrarsi non sullo schermo, ma sul bambino che ci sta davanti e vederlo affascinarsi della scoperta del mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche attraverso una famiglia di maiali.</p>
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