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	<title>psicologia scolastica Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
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		<title>Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 09:56:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
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		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-giorno-della-gazzella-una-storia-di-bullismo/">Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa, lavorando come psicologo scolastico presso una scuola media, ho avuto modo di ricevere allo sportello di ascolto la visita Federica, una ragazza che, per alcuni elementi del suo aspetto fisico associai subito <strong>“gazzella spenta”</strong>.</p>
<p>Alta e slanciata (frequentava la seconda media ed era alta quasi come me), chiaramente sportiva, sembrava però sgonfiata, come afflosciata su sé stessa. La sua innegabile prestanza fisica, non nel senso di abbondanza o floridità, ma nel senso di forza, solidità e compattezza, sembrava azzerata da uno sguardo ed un atteggiamento di sconforto e abbattimento evidente.</p>
<p>Non faccio in tempo a chiederle cosa la porti a chiedere aiuto, che i suoi occhi si riempiono di lacrime: <strong>alcuni suoi compagni hanno sparso per i corridoi della scuola una sua foto piuttosto imbarazzante</strong> (fortunatamente solo per la sua espressione “poco riuscita”), suscitando ilarità e sberleffi da parte di altri ragazzi.</p>
<p>In poche battute si delineano i contorni di <a title="5 strategie utili contro bullismo" href="http://www.psicologogallarate.com/5-strategie-utili-per-aiutare-il-proprio-figlio-a-non-diventare-vittima-di-bullismo/">una classica situazione di bullismo</a>: un piccolo gruppo di ragazzi, capeggiati da un paio di membri più carismatici, si divertono con “scherzi” più o meno pesanti a colpire ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro compagno di classe. La tecnica è sempre chirurgica: il “ciccione” viene colpito sulla sua trippa, il “secchione” sulla scarsa simpatia che suscita per invidia nei compagni, la “bruttina” per l&#8217;aspetto estetico e così via.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cerco di approfondire il discorso per comprendere meglio la situazione e mi rendo conto che, man mano che prosegue il racconto, l&#8217;immagine che aveva inizialmente colpito la mia fantasia, quella della gazzella spenta, va arricchendosi di particolari interessanti: vedo accanto a lei una gazzella sovrappeso, una con gli occhiali, una con le gambe storte, ecc. tutte inseguite da pochi leoni abili nel colpirle nelle loro fragilità.</p>
<p>Chi ha una minima esperienza con il<strong> bullismo</strong> conosce bene una caratteristica strutturale del fenomeno:<strong> pochi soggetti</strong> (il bullo e i suoi complici) <strong>ne colpiscono alcuni</strong> (una o poche più vittime), <strong>potendo contare su una maggioranza silenziosa</strong> (i cosiddetti “spettatori”) spesso individualmente infastiditi dalla prepotenza usata, ma zittiti dall&#8217;omertà che circonda gli episodi: <strong>finché nessuno parla, l&#8217;empatia per la vittima si spegne e la violenza rimane, mascherata da scherzo o gioco.</strong></p>
<p><strong>Molti disapprovano i leoni, ma nessuno lo dice</strong>. Molti potrebbero sostenere le gazzella, ma nessuno osa farlo. Questo permette a pochi leoni di sbranare molte gazzelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma cosa succederebbe se dieci, venti, cinquanta, cento gazzelle caricassero a corna basse i due o tre leoni che spaventano la savana?</p>
<p>Quando faccio questa domanda a Federica il suo sguardo rimane sorpreso, non capisce dove voglia andare a parare. Allora divento più esplicito.</p>
<p>Le chiedo secondo lei cosa pensino lei, il compagno secchione, quella bruttina, quello grasso, quello con vestiti non firmati, quella con i capelli “troppo ricci”, quello un po&#8217; bassino, quella “carina ma timida”, quello “gay perchè non gioca a calcio”, ecc. di questi suoi compagni così forti, e la risposta è una sola, condivisa: nessuno li sopporta, ma non sanno cosa fare.</p>
<p>Ancora una domanda: lei come sta quando vede preso in giro uno di questi suoi compagni? E gli altri presi in giro come stanno, secondo lei, quando un altro viene irriso?</p>
<p>Ancora una volta Federica è sicura della risposta: a nessuno piace vedere queste prepotenze, ma questi sono forti, sono uniti. Io aggiungo: sono incontrastati.</p>
<p>È il momento di cambiare le cose, e <strong>per questo le do due compiti: chiedere collaborazione ed offrire alleanza.</strong></p>
<p><strong>C&#8217;è almeno un compagno o compagna che ritiene che le sia veramente amico e che non è bersaglio di prepotenze?</strong> Bene, a lui/lei dovrà chiedere di non ridere la prossima volta che le faranno uno scherzo che sa che le dà fastidio ma, se se la sente, difenderla. Questa sarà la collaborazione richiesta.</p>
<p><strong>L&#8217;alleanza invece dovrà essere chiesta ad almeno un&#8217;altra “gazzella”</strong> (ma può farlo anche con due, tre o quante ne vuole): quando una delle due gazzelle viene colpita da un leone, l&#8217;altra non ride ma manifesta solidarietà alla vittima. Inoltre questa gazzella dovrà trovarsi a sua volta un collaboratore che dia manforte.</p>
<p>Le chiedo se è chiaro cosa voglio da lei, Federica conferma pensierosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trascorrono tre settimane prima che riveda Federica, e quando la richiamo allo sportello la gazzella che mi trovo davanti sembra tutt&#8217;altro che spenta. Adesso sì che sembra perfino più alta di me.</p>
<p>Il suo sorriso è più solare, la sua schiena più dritta. Non mi ha ancora detto nulla, ma so già dal suo aspetto come sono andate le cose.</p>
<p>Il suo racconto, semplicemente, me lo conferma.</p>
<p>Inizialmente non era sicura di chi scegliere come alleato, ma poi i leoni stessi gli hanno dato un&#8217;occasione. Durante una lezione di ginnastica, una battuta al “ciccione” le ha dato lo spunto per parlare. E ha iniziato a farlo con “il gay” e “la timida”: ha detto come stava quando veniva offesa, o quando vedeva qualcuno offeso dai leoni, come stava adesso che vedeva Ciccio preso in giro dai leoni, e ha chiesto alleanza per non essere più deboli.</p>
<p><strong>Le gazzelle hanno accettato felici un patto che, senza saperlo, ciascuno di loro stava solo aspettando veder formulato</strong>, scegliendo di fare più di quanto avessi chiesto loro: invece che limitarsi a difendersi tra di loro, ognuno di loro ha parlato con il proprio compagno di banco e hanno deciso di difendere “il ciccione”. La pallonata di pochi minuti dopo ha visto uno scenario inedito:<strong> i tre leoni per la prima volta si sono trovati contro sei gazzelle, alle quali se ne è aggiunta in fretta un&#8217;altra, un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora, fino a diventare il resto della classe.</strong></p>
<p>Federica è felice, non solo perché nei corridoi non ci saranno più sue foto, ma perché<strong> ha scoperto che a nessuno piaceva vederla umiliata</strong>, perché ha potuto dimostrare la sua amicizia ai compagni e venirne ricambiata.</p>
<p><strong>Perché ha capito che si può essere più forte dei leoni.</strong></p>
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		<title>Bocciati e sopravvissuti: trappole e risorse di una bocciatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2015 14:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[bocciatura]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[superare un fallimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la fine dell&#8217;anno scolastico si tirano le somme del percorso svolto e per molti studenti l&#8217;esito (più o meno atteso) è la bocciatura. Anche in<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Con la fine dell&#8217;anno scolastico si tirano le somme del percorso svolto e per molti studenti l&#8217;esito (più o meno atteso) è la bocciatura.</h3>
<h4><strong>Anche in una situazione come questa è possibile trovare delle risorse utili</strong> da sfruttare per poter proseguire nel modo più efficace possibile il proprio percorso personale, <strong>a patto di riuscire ad evitare alcune trappole mentali</strong> che rischiano di bloccarci e rendere difficile riprendersi da un fallimento scolastico.</h4>
<p><strong>Due tra le più frequenti tra queste trappole mentali sono legate all&#8217;attribuzione di colpa</strong>: “è colpa dei prof, ce l&#8217;avevano con me!”, ma anche “è tutta colpa mia, sono una bestia!”.</p>
<p>Entrambe queste idee <strong>semplificano il problema</strong> <strong>del fallimento scolastico:</strong> la prima attribuendo la  responsabilità ad altri ed impedendo la messa in gioco personale e la seconda demolendo totalmente la persona ed impedendo di vedere margini di cambiamento.</p>
<p>Se il rapporto con gli insegnanti (o un insegnante) non ha funzionato, è sempre bene <strong>chiedersi se possa esserci stato qualcosa nel mio atteggiamento di partenza che a determinare un atteggiamento ostile da parte di altri</strong>.</p>
<p>Anche nel caso poi in cui abbiamo effettivamente trovato sul nostro cammino una persona che ci ha preso in antipatia a priori, è bene riconoscere che sapersi relazionare con persone ostili può rappresentare un&#8217;importante lezione di vita: colleghi, capi, vicini di casa, clienti, ecc. possono essere persone con cui fatichiamo a sintonizzarci, ma essere costretti a farlo per causa di forza maggiore.</p>
<p>Se invece sentiamo che il problema ha a che fare con il modo in cui noi abbiamo affrontato il nostro compito, <strong>darsi dell&#8217;incapace servirà solo a farci percepire l&#8217;impossibilità di cambiare alcunché della nostra situazione</strong>. Ben diverso invece è <strong>pensare a quanto accaduto come l&#8217;esito di qualcosa che dobbiamo e possiamo capire e cambiare,</strong> per poter vivere in modo diverso l&#8217;anno che verrà.</p>
<p>Un&#8217;altra trappola mentale molto rischiosa è l&#8217;<strong>identificazione con il fallimento, ovvero passare dall&#8217;idea di aver fallito un obiettivo, a quella di essere un fallito</strong>. Più che mai in questo caso è importante che <strong>riconoscere l&#8217;infondatezza di questo pensiero e riattivarsi quanto prima impegnandosi in un compito che ci restituisca senso di efficacia e di padronanza personale,</strong> dandosi da fare per un obiettivo significativo, utile, appagante.</p>
<p>Evitate queste trappole, possiamo concentrarci sulle risorse di cui parlavamo: <strong>ma quali sarebbero queste risorse?</strong></p>
<ul>
<li><strong>“Ripetere aiuta”</strong>, dicevano i latini. È stato infatti ampiamente dimostrato che riprendere in mano cose già sentite o studiate anche molto tempo prima, permette alla mente di memorizzare le cose meglio e con minor fatica, perché si hanno già a disposizione alcuni elementi di base che dobbiamo solo ampliare e solidificare.Grazie alla minor fatica che si dovrebbe fare per apprendere, diventa quindi possibile provare a sperimentare nuovi metodi di studio personali, che in un anno pieno di difficoltà potrebbe essere più difficile tentare, a causa dell&#8217;insicurezza relativa al nostro rendimento.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Fermarsi e ripartire è meglio che proseguire traballando.</strong> L&#8217;idea “non mi interessa come, l&#8217;importante è passare” è molto spesso totalmente fallimentare. Accumulare buchi da rattoppare finisce per essere una strategia deleteria da molti punti di vista: non si padroneggiano mai realmente le conoscenze, si finisce per avere un&#8217;immagine personale poco sicura e padrona della situazione, aumentano l&#8217;ansia e l&#8217;insicurezza, si finisce per essere “quello che si salva sempre per il rotto della cuffia”. Al contrario darsi la possibilità di far propri gli argomenti con sicurezza per creare basi più solide da cui partire, permette di muoversi poi con maggiore disinvoltura, evitando fatica e frustrazione negli anni a venire.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>aria nuova!</strong> All&#8217;interno di un gruppo si può finire per incarnare un determinato ruolo dal quale è difficile staccarsi (il somaro, il lazzarone, il prepotente, il menefreghista, ecc.), e che finisce per compromettere la nostra possibilità di esprimere liberamente il nostro potenziale. In questo senso il fatto di dover ricominciare in un gruppo diverso, può rappresentare un&#8217;occasione di rimessa in gioco positiva, magari grazie alla possibilità anche di scegliere una classe che (almeno sulla carta) offre maggiori possibilità di integrarsi al meglio.</li>
<li><strong>Cambio di rotta?</strong> In questo caso il discorso vale in particolare per le superiori, ma potrebbe essere applicato anche ai ragazzi più piccoli, magari per la scelta di corsi sperimentali particolari. L&#8217;occasione di ripetere un anno scolastico può offrire infatti l&#8217;opportunità di ripensare un percorso di studi che, al momento della scelta iniziale, si immaginava diverso da come si è poi rivelato, optando per una scelta più vicina a ciò che cercavamo. Se da una parte è vero che per cambiare scuola non serve essere bocciati, è vero anche che doversi inserire in un corso con materie nuove, magari mai fatte prima, potendosi concentrare solo su queste e contando sull&#8217;effetto ripetizione per tutte le altre (generalmente italiano, matematica, storia, ecc.), semplifica le cose, dando la possibilità di un inserimento più morbido.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Guardiamoci negli occhi&#8230; </strong>è possibile imparare molto più da un fallimento che da un successo, se si guarda con attenzione ciò che è accaduto e si cerca di riflettere con senso critico su ciò che non è andato come doveva andare. Fare in modo che il ragazzo riconosca la propria responsabilità ed esprima le proprie idee con consapevolezza offre la possibilità per maturare ed assumere la guida del proprio percorso, perché può capire sulla propria pelle che, alla fine, chi si scontra con un anno perso è lui: non i professori, i genitori, i compagni, il preside o altri&#8230;</li>
</ul>
<p>Se finora alcune scelte erano state vissute in modo passivo o superficiale, dover rendere ragione di un anno perso può spingerlo a cambiare approccio, adottandone uno più adulto.</p>
<p>Un anno non si perde o si guadagna soltanto in base all&#8217;esito di un percorso scolastico: ci sono promozioni che faranno perdere molti anni in prospettiva e bocciature che ne faranno guadagnare altrettanti a lungo termine.</p>
<p><strong>Nessun percorso può essere giudicato da un solo passo, ma dal modo in cui questo passo si inserisce tra gli altri, perfino quando sembra essere un passo falso.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/bocciati-e-sopravvissuti-trappole-e-risorse-di-una-bocciatura/">Bocciati e sopravvissuti: trappole e risorse di una bocciatura</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Siamo in pugno ai bulli?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 22:14:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[come contrastare il bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piovono bulli. Improvvisamente le scuole di oggi vengono catapultate su tutti i siti di informazione a dipingere un quadro in cui pare che bullismo e violenza<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/siamo-in-pugno-ai-bulli/">Siamo in pugno ai bulli?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="JUSTIFY">Piovono bulli. Improvvisamente le scuole di oggi vengono catapultate su tutti i siti di informazione a dipingere un quadro in cui pare che bullismo e violenza regnino incontrastati.</h3>
<p align="JUSTIFY">Giornalisti e opinionisti si scannano, prendendo a prestito gli episodi odierni per lanciare attacchi diretti principalmente alle famiglie dei bulli in questione, indicate come le fucine della violenza.</p>
<p align="JUSTIFY">È davvero così?</p>
<p align="JUSTIFY">Un paio di precisazioni appaiono necessarie.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Primo: stiamo facendo di tutta l&#8217;erba un fascio?</h3>
<p align="JUSTIFY">La violenza è violenza, su questo non ci piove. Tuttavia occorre fare una distinzione: esiste un&#8217;enorme differenza tra il prendere di mira un compagno e prendere di mira un professore.</p>
<p align="JUSTIFY">Sia da un punto di vista disciplinare che da uno clinico l&#8217;attacco ad un docente indica un livello di criticità esponenzialmente più grave. Classificare tutti come “bulli” rischia di confondere le acque in base ad un unico denominatore comune: la prepotenza, appunto, tralasciando tutto il resto.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando un ragazzo attacca un adulto (insegnante, controllore, poliziotto o semplice viandante) significa che ha appreso nel proprio contesto di appartenenza che esistono degli adulti che possono essere umiliati impunemente, o che l&#8217;umiliazione e la denigrazione dell&#8217;altro è una prassi impunita.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando un ragazzo assiste alla denigrazione o all&#8217;aggressione di un genitore ai danni dell&#8217;altro, o un nonno che attacca e umilia un genitore, è altamente probabile che finisca per attuare lo stesso comportamento a propria volta, soprattutto se in qualche modo finisce per sentirsi investito di un&#8217;autorità o uno status superiore a quello del genitore.</p>
<p align="JUSTIFY">Come ho detto: la violenza è sempre da condannare, ma non possiamo farci accecare. Episodi di prevaricazione tra pari, per quanto gravi e drammatici possano essere, rientrano in una cornice certamente più facilmente affrontabile e con una maggiore probabilità di intevento efficace, di quando invece anche la barriera intergenerazionale è stata infranta.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Un secondo punto che diventa doveroso sollevare riguarda “i responsabili” di questa situazione.</h3>
<p align="JUSTIFY">Molti puntano il dito contro le famiglie. Ma è davvero tutta loro la responsabilità?</p>
<p align="JUSTIFY">Posto che certamente il contesto familiare rappresenta l&#8217;humus privilegiato nel quale si forma e cresce l&#8217;individuo, al contempo credo che un serio interrogativo vada posto su un certo approccio educativo coltivato e diffuso in questi anni. È quell&#8217;approccio, spesso legittimato da uno psicologismo improprio, che tende a vedere in qualsiasi forma di disagio una valida ragione per “abbassare l&#8217;asticella”, che attribuisce al contesto ed alle istituzioni una responsabilità ed un impegno per contrastare la difficoltà e il disagio, maggiore di quella che viene richiesta al soggetto stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il proliferare di percorsi formativi “cuciti su misura per l&#8217;alunno”, nonché un fiorire di diagnosi in età evolutiva assolutamente inedito, sono un elemento del quadro educativo attuale che a mio giudizio non è estraneo al problema divenuto evidente in questi giorni.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Dentro a concetti vaghi e poliedrici come “problemi di apprendimento” e “disagio comportamentale” sono state infilate situazioni spesso totalmente dissimili tra loro, col risultato di togliere alla scuola i propri strumenti sanzionatori, o renderli insignificanti.</h3>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;alunno che urla in faccia al professore “chi comanda qui? Mi metta 6!” mette in scena un ribaltamento dei ruoli reso possibile anche dall&#8217;idea “il mio disagio è un problema tuo, quindi è un tuo dovere risolverlo!”.</p>
<p align="JUSTIFY">Forme più o meno esplicite di questo modo di pensare si incontrano sempre più frequentemente, attuate talvolta dagli alunni, altre volte dai loro genitori, con escalation non meno forti di quelle finite sui social in questi giorni.</p>
<p align="JUSTIFY">Sarebbe importante cogliere la vera occasione offerta da questi episodi, che non quella di limitarsi al solito vecchio ritornello “oh tempora! Oh mores!”, ma interpellarci seriamente su quale tipo di approccio vogliamo privilegiare: se uno che distribuisce etichette passivizzanti, o uno che aiuti ciascuno a farsi carico del proprio problema e attivarsi per risolverlo.</p>
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		<title>Manuale minimo di sopravvivenza all&#8217;anno scolastico per genitori</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/manuale-minimo-di-sopravvivenza-allanno-scolastico-per-genitori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 13:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[adhd]]></category>
		<category><![CDATA[dsa]]></category>
		<category><![CDATA[figli adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi in Lombardia e in tante altre regioni inizia l&#8217;anno scolastico, e per chi come me lavora moltissimo con alunni, insegnanti, famiglie e con tutto il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/manuale-minimo-di-sopravvivenza-allanno-scolastico-per-genitori/">Manuale minimo di sopravvivenza all&#8217;anno scolastico per genitori</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi in Lombardia e in tante altre regioni inizia l&#8217;anno scolastico, e per chi come me lavora moltissimo con alunni, insegnanti, famiglie e con tutto il mondo della scuola, è impossibile non dedicare un pensiero speciale ed un augurio, accompagnato da una riflessione semiseria, che dedico in particolare ai genitori di alunni grandi e piccoli.<br />
Da un po&#8217; di anni infatti il percorso scolastico è diventato un&#8217;esperienza familiare, che coinvolge i genitori (ma a volte anche nonni, zii, vicini di casa, ecc.) non meno dei figli.<br />
A tutti questi adulti che a breve inizieranno a sentirsi pressati da compiti da far fare (o da fare), da verifiche da preparare, materiali da cercare&#8230; ecco qualche pensiero in libertà con cui vorrei augurare a tutti un bellissimo anno scolastico.<br />
Non perché privo di difficoltà, ma perché ogni difficoltà aiuti i nostri figli a crescere.</p>
<p><strong>1) Lasciate che a scuola ci vadano i vostri figli, voi avete già dato!</strong><br />
Ovvero: seguite i vostri figli, ma non anticipateli. Se vi chiedono, rispondete, se c&#8217;è da controllare, controllate, ma lasciate che si gestiscano un po&#8217; più autonomamente di come facevano l&#8217;anno scorso: cosa vorreste che facessero autonomamente entro la fine dell&#8217;anno? Bene, iniziate subito con un passo in quella direzione.</p>
<p><strong>2) Gli insegnanti sono i vostri migliori alleati: collaborate con loro.</strong><br />
Cercare il confronto con gli insegnanti, credere in una cooperazione costruttiva con la scuola, favorire lo scambio di informazioni da e verso la scuola è una premessa fondamentale perché ciascuno possa svolgere al meglio il proprio lavoro: insegnanti, genitori&#8230; e alunni!</p>
<p><strong>3) I voti a vostro figlio, non sono voti a voi (né a lui come persona).</strong><br />
Vedete (e aiutate a vedere) i fallimenti e le difficoltà che arriveranno come occasioni per migliorare, non come attacchi personali. Solo così usciremo più grandi e più ricchi di come siamo entrati.</p>
<p><strong>4) Ricordate che chi protegge troppo, finisce per indebolire invece che rafforzare.</strong><br />
Lasciate che siano un po&#8217; i figli &#8220;a smazzarsela&#8221;: voi al massimo indicate la via, suggerite, aiutate a ragionare.</p>
<p>5) ma soprattutto:<strong> meno chat e più dialogo.</strong> Con i figli, con gli altri genitori, con gli insegnanti&#8230; con tutti.</p>
<p>A tutti voi un felicissimo anno scolastico.<br />
Per aspera ad astra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/manuale-minimo-di-sopravvivenza-allanno-scolastico-per-genitori/">Manuale minimo di sopravvivenza all&#8217;anno scolastico per genitori</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>DSA: i primi risultati della ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 15:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[dsa]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e scuola]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da oltre un anno ho il piacere di collaborare con il team che, insieme a Miriam Gandolfi, sta svolgendo un lavoro di ricerca innovativo sui disturbi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da oltre un anno ho il piacere di collaborare con il team che, insieme a Miriam Gandolfi, sta svolgendo un lavoro di ricerca innovativo sui disturbi specifici dell&#8217;apprendimento, per costruire nuovi strumenti di intervento efficace e precoce.</p>
<p>I risultati che stiamo raccogliendo sono incoraggianti: il nuovo sguardo non solo è possibile, ma anche utile e fruttuoso per scuola, famiglie e bambini.</p>
<p>Il lavoro è ancora in corso d&#8217;opera, ma alcune riflessioni possono iniziare ad essere condivise.<br />
In questo articolo, apparso sulla rivista online Medicina e Società, edita da Fioriti, Miriam Gandolfi presenta quanto svolto finora sui DSA, lo sguardo adottato e i primi risultati emersi.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="S9bmWl3j1j"><p><a href="https://medicinaesocieta.it/dsa-in-aumento-una-proposta-efficace-per-un-intervento-alternativo/">DSA in aumento: una proposta efficace per un intervento alternativo</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;DSA in aumento: una proposta efficace per un intervento alternativo&#8221; &#8212; Medicina e Società" src="https://medicinaesocieta.it/dsa-in-aumento-una-proposta-efficace-per-un-intervento-alternativo/embed/#?secret=S9bmWl3j1j" data-secret="S9bmWl3j1j" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Il naso della maestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 22:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[come relazionarsi con adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia personale]]></category>
		<category><![CDATA[essere autori del proprio destino]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[processi psicologici automatici]]></category>
		<category><![CDATA[profezia che si autoavvera]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda: Quale ritenevano che fosse la loro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-naso-della-maestra/">Il naso della maestra</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alcuni anni fa mi è capitato durante un corso di formazione a insegnanti della scuola primaria, di fare una domanda:</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Quale ritenevano che fosse la loro “dote psicologica” più utile nel lavoro con i ragazzi.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel silenzio imbarazzato che, come sempre in queste occasioni, segue la domanda “dell&#8217;esperto”, prese la parola una delle insegnanti con maggiore esperienza del gruppo, la quale, per rompere il ghiaccio, affermò con una certa determinazione che certamente una delle capacità più utili che aveva acquisito con il tempo era </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>&#8220;il fiuto&#8221; </b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(seguirono alcuni ancora timidi cenni di assenso da parte di alcune colleghe).</span></span></span><br />
<span id="more-73"></span></p>
<p><span style="color: #333333;">“<span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con gli anni – spiegò alla mia richiesta di chiarimento – ho imparato a riconoscere da subito i bambini che mi daranno dei grattacapi, quelli più impegnativi, diciamo, e quelli invece che, posso metterci la mano sul fuoco, sono già capaci di stare a scuola e che daranno meno problemi. Capirlo subito mi è utile per sapere come comportarmi e gestirmi di conseguenza nei loro confronti&#8230; e al 90% ci azzecco”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le chiesi allora cosa le permettesse di essere un cecchino tanto infallibile. La risposta, alquanto più incerta della precedente, spiegò come “tutto un insieme di cose” le permettesse di farsi questa idea, elencando sostanzialmente alcuni clichè facilmente intuibili, che andavano dal contesto familiare, all&#8217;irrequietezza del bambino, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La maestra aveva ragione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anni di esperienza parevano dire di sì. Molto apprezzata dai genitori (così diceva la responsabile dell&#8217;istituto, forte dei tanti riscontri favorevoli), era certamente un&#8217;insegnante che “sapeva tenere una classe e sa sempre come prendere un bambino”.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aggiungo che la donna dava tutta l&#8217;impressione di essere (e non ho motivo di sospettare il contrario) una persona votata al proprio lavoro, dedita all&#8217;educazione e l&#8217;istruzione dei bambini, desiderosa di far emergere e apprezzare le potezialità e le inclinazioni particolari di ciascun bambino, appassionata dell&#8217;arte di essere insegnante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando infine chiesi anche alle altre maestre se ritenevano che la loro collega avesse ragione, e se ritenessero che “il fiuto” fosse una dote utile, diverse di loro, mostrandosi solidali e concordi con l&#8217;altra, ammisero che si trattava certamente di una competenza necessaria, che permetteva di risparmiare fatica e iniziare a capire da subito come comportarsi “nei diversi casi”, ovvero come rispondere ai diversi bambini. Loro stesse, alla fin fine, avevano un&#8217;abbondante casistica che dimostrava di “averci azzeccato” sin dalla prima occhiata, o quasi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le maestre in questione compivano tuttavia </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>un errore fondamentale</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nella loro analisi della situazione, un errore tanto comune da essere universale: ignorare l&#8217;effetto della loro impressione sul modo di rispodere alla situazione, ai diversi bambini, e l&#8217;esito che questo aveva avuto, sin dall&#8217;inizio, sulle interazioni successive.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tale errore può essere facilmente spiegato facendo riferimento ad una dinamica tipica delle interazioni umane e sociali, evidenziata dalla psicologia all&#8217;inizio degli anni settanta e comunemente chiamata </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“</span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>profezia che si autoavvera”</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. In sostanza quello che accade è che</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>l&#8217;aspettativa</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che abbiamo rispetto ad una situazione, un evento, una persona, ecc. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>ci porta a pensare ed agire in modo tale da favorire, senza che ce ne accorgiamo, proprio ciò che ci attendevamo.</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;esempio della classe può essere chiarificatore: nel momento in cui le maestre si aspettano che un bambino le faccia disperare, saranno molto più vigili, attente, tese, determinate a farsi valere, pronte a rilevare i segnali di insubordinazione del bambino per poterli contrastare prima che diventino più difficili da reprimere. È intuibile come questa disposizione renda la relazione più tesa, aumentando la possibilità che l&#8217;alunno avverta disagio nel rapporto, reagendo con maggiore insofferenza, rispondendo proprio nel modo in cui ci si aspettava. Allo stesso modo, ma in senso opposto, l&#8217;aspettativa che un alunno sia bravo, brillante, ecc. determina un clima più fiducioso e stimolante attorno a lui, permettendogli quella serenità necessaria a realizzare le proprie potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma, a guardar bene, in questa vicenda, quante profezie si sono “autoavverate”?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quelle dell&#8217;insegnante le abbiamo già viste, ma in fondo anche il preside, con la sua certezza dell&#8217;affidabilità e bravura dell&#8217;insegnante, non potrebbe aver creato attorno a lei un clima favorevole, carico di quella stima essenziale perché la persona possa esprimere al meglio le proprie competenze?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È altrettanto possibile che, forte di questa convinzione, confermata da riscontri almeno in parte auto-realizzati, abbia finito per accogliere diversamente i diversi pareri (inevitabili) provenienti dai genitori dei bambini, avvalorando maggiormente quelli positivi e attribuendo quelli negativi a casi specifici, tratti caratteriali dei genitori recriminanti, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi le colleghe: riconoscendo e validando l&#8217;opinione espressa dalla maestra che aveva parlato per prima è credibile che l&#8217;abbiano fatta sentire parte di una buona squadra di lavoro, disponendola favorevolmente nei loro confronti, rendendo possibile una conferma dell&#8217;immagine stessa di questa insegnante come professionista brava, disponibile, con la quale riconoscersi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In fondo, la sua capacità di togliere tutti d&#8217;imbarazzo prendendo la parola davanti allo psicologo, non è un segno della sua competenza? Ma forse chi ha parlato lo ha fatto proprio perchè sapeva di avere la stima altrui&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infine i genitori, almeno quelli soddisfatti dell&#8217;insegnante: mostrando ai figli di riporre stima e fiducia nell&#8217;insegante, rendono possibile che il bambino veda la maestra come credibile, affidabile, legittimata, favorendo un loro migliore comportamento a scuola, una maggiore sicurezza nel chiedere un aiuto alla maestra che, competente e disponibile, prontamente lo dava, confermando l&#8217;ipotesi iniziale dei genitori&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Facilmente si potrebbe obiettare che è tuttavia innegabile che ci siano bambini più irrequieti ed altri più controllati, ma se proviamo a sostituire due termini così “predittivi” come “irrequieto” e “controllato”, con due più neutri, come “reattivo” e “posato”, possiamo facilmente vedere come l&#8217;interferenza dei nostri giudizi agisca nelle diverse situazioni sin dal linguaggio che spontaneamente usiamo, determinando il nostro modo di predire l&#8217;esito delle cose.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino irrequieto ci darà grattacapi, uno reattivo e pronto, soddisfazioni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un bambino controllato ci apparirà represso, uno posato e ponderante, più capace di pensare prima di agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un caso unico, relegato alle aule di scuola? Assolutamente no, come facilmente si può intuire. </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Processi simili intervengono continuamente nella nostra esperienza,</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> agendo nei rapporti con i colleghi, con i conoscenti, perfino con le cose: se sono sicuro di non essere portato per il computer, la matematica o il ballo latino americano ad esempio, più difficilmente proverò ad cimentarmi con la materia, o lo farò con tanta insicurezza ed ansia, che la mia mente e il mio corpo, irrigiditi dal disagio, non avranno modo di esprimere al meglio le loro potenzialità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al contrario, </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>se il modo in cui mi approccio a queste attività sarà carico e convinto, sarò più reattivo, motivato e concentrato, nonché capace di fronteggiare eventuali fallimenti.</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Allo stesso modo, verso una persona che immagino simpatica, disponibile, in sintonia con me, sarò portato a essere più accogliente e affabile, favorendo un suo sentirsi accolta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il risultato, in entrambi i casi, sarà esattamente quello che ci attendevamo.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"> </span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Ciò naturalmente non significa che il nostro pensiero o le nostre aspettative decidono il nostro futuro</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: la convinzione di essere un grande pianista non ci permette, da sola, di suonare neppure una canzonetta, ma ci può disporre nel modo più favorevole ad esprimere le nostre potenzialità, aumentando le possibilità di successo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;azione di questo meccanismo è universale ed inevitabile: le aspettative sono una strategia essenziale alla nostra mente per reagire alle situazioni in modo rapido ed efficace, senza soffermarsi ogni volta ad analizzare grosse quantità di informazioni necessarie ad agire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Queste strategie, come tutte le strategie della nostra mente, possono divenire molto più utili se impariamo a conoscerle e, per quanto possibile, indirizzarle, togliendo almeno in parte il pilota automatico.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Come farlo?</b></span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo passo necessario è la</span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></strong><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>consapevolezza</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: accorgerci di un atteggiamento negativo, pessimista, di aspettative infauste che ci stanno influenzando sul modo di porci, può essere utile per renderci conto che il futuro è ancora da scrivere e capire cosa possiamo fare per far andare le cose diversamente.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo segue poi la </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>necessità di agire in modo diverso</b></span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, perché sono le scelte concrete che fanno la differenza. Comportarci come se le cose andassero come vogliamo è la strada migliore per aumentare la possibilità che le cose vadano davvero così: come ci comporteremmo se&#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questo bambino (o questo collega) fosse il migliore che abbiamo mai avuto?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">sapessimo già di essere piaciuti a chi ci fa un colloquio di lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">nel nostro ufficio ci fosse un clima affiatato?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;">… <span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">questa fosse la persona giusta per noi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si tratta di ingannarsi. Ma di </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Lato, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>provare a scrivere una nuova profezia, e poi lasciarla realizzare.</b></span></span></span></strong></p>
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