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	<title>2 - Psicologia e psicoterapia Archivi - dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</title>
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	<description>Carlo Boracchi, psicologo e psicoterapeuta,</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Aug 2024 08:11:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vite di Pi &#8211; La psicoterapia spiegata da un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 21:52:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1 - Psicologia e arte]]></category>
		<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cos'è la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[film psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia e arte]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di Pi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Oggi le ho raccontato due storie. [&#8230;] In entrambe la nave affonda, in entrambe la mia famiglia muore e in entrambe ho sofferto molto. Però lei<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/vite-di-pi-la-psicoterapia-spiegata-da-un-film-2/">Vite di Pi &#8211; La psicoterapia spiegata da un film</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">«Oggi le ho raccontato due storie. [&#8230;]</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">In entrambe la nave affonda, in entrambe la mia famiglia muore e in entrambe ho sofferto molto.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Però lei quale preferisce??»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Nel momento in cui ho sentito porre questa domanda mi sono sentito toccato sul vivo, come se l’interrogativo fosse rivolto davvero a me, come se in qualche modo urgesse una risposta da parte mia, se non a chi aveva domandato, almeno a me stesso.<span id="more-102"></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Faccio un passo indietro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Le parole che tanto mi hanno colpito non mi sono state dette da un paziente, ma dal protagonista del film “Vita di Pi”, Pi, appunto, giunto alla fine dell&#8217;emozionante racconto della sua vicenda.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Comprenderne il senso e la profondità risulta difficile per chi non ha avuto modo di seguirne la vicenda, che provo quindi di riassumere per sommi capi, cercando di non svelare troppi aspetti di una storia che merita di essere assaporata in tutta la sua bellezza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Piscine (questo lo sfortunato nome del protagonista del film che, per scappare al tormento di un nome troppo storpiabile, decide di ribattezzarsi semplicemente Pi), è un bambino indiano dotato di una particolare sensibilità ed intelligenza, capace tanto di imparare a memoria centinaia di cifre decimali del Pi greco, quanto di interrogarsi sulle questioni più profonde dell&#8217;uomo e della sua ricerca di rapporto con Dio. La sua infanzia si svolge nel grande giardno zoologico di proprietà del padre, il cui “pezzo forte” risulta essere la nobile e maestosa Richard Parker, una tigre del bengala che affascina e intimorisce il giovane Pi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Le vicissitudini esistenziali si snodano tra successi e crisi, giochi e amori, finchè le difficoltà economiche convincono il padre di Pi a cercare fortuna in Canada, portando con sé famiglia ed animali dello zoo nella traversata oceanica. Tutti i piani vengono tuttavia bruscamente distrutti da una violenta tempesta, che affonda la nave nel cuore dell&#8217;oceano, costringendo Pi ad un rocambolesco naufragio su una scialuppa di salvataggio sulla quale cercano un disperato rifugio anche Richard Parker (la tigre), una iena, un orango e una zebra.</span></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/KAOjdBvjwV8?rel=0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il viaggio che segue, narrato da un Piscine cresciuto e che quindi sappiamo sin dall&#8217;inizio del film scampato alla tragedia, è la storia poetica e drammatica di come, morti tre dei quattro animali sulla barca, Piscine impari a convivere con la tigre, a domarla, conoscerla, rispettarla e comprenderla.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ma proprio quando il viaggio giunge all&#8217;agognata salvezza, incalzato da due scettici ispettori di una compagnia assicuratrice, che stentano a credere alla storia del naufragio con gli animali, Pi racconta un&#8217;altra storia, nella quale la poesia lascia il posto alla brutalità disarmante di una lotta per la sopravvienza nella quale quattro uomini naufraghi si sono uccisi a vicenda per sopravvivere, ultimo dei quali è rimasto il solo Piscine.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Queste sono le due storie di Pi e qui cade la domanda iniziale, posta da un Piscine sopravvissuto e cresciuto, ad un narratore in cerca di storie da raccontare: come dicevo una domanda stringente e diretta, e che mi sembra porre una questione fondamentale per chi abbia a che fare con storie tormentose, sia perchè terapeuta, sia perchè vissute in prima persona.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il tema della ri-narrazione della propria vicenda esistenziale era già stato narrato almeno in altri due film molto appassionanti, &#8220;Big Fish &#8211; Le Storie di una Vita Incredibile&#8221; e &#8220;Train de Vie&#8221;, i quali mi paiono tuttavia intenderla in modo totalmente diverso. Un modo che spesso capita di incontrare nella nostra esperienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Nel film di Tim Burton, ad esemio, la rielaborazione della propria storia appare come un gioco di fantasia, un diletto per rendere speciale una vita probabilmente ordinaria, quasi un esercizio creativo che aggiunga alla quotidianità un brio speciale, un&#8217;eccezionalità che, certamente preziosa, risulta tuttavia capace solo di distrarre dai drammi che la vita può portare con sé, di fronte ai quali possiamo armarci di fantasia e immaginare altro, senza però affrontarli.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">È la soluzione adottata quando si crede di non poter sostanzialmente cambiare le cose, o quando non ci interessa realmente provare a farlo: ciò che otteniamo è semplicemente dare una luce più brillante ma artificiosa alle vicende, che possono tuttavia progressivamente finire per allontanarsi dalla realtà, risultando inaccettabili per chi, vicino a noi, non è disposto ad accettare favole belle.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">È questa la divergenza che divide padre e figlio all’inizio di “The Big Fish”, appunto: il figlio che chiede di conoscere la verità su una storia che è anche sua, e che conosce solo nelle irrealistiche epopee narrategli dal padre, per indorare una vita banale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Simile per certi versi la drammatica storia degli ebrei in fuga dallo sterminio raccontata con maestria da Radu Mihàileanu, in un film nel quale la vicenda narrata si svela essere una pura illusione del protagonista, un sogno che nulla ha del confronto con una realtà probabilmente percepita come impossibile da elaborare, da affrontare, nella quale l&#8217;unica libertà possibile è il sogno. In tal caso l’illusione appare certamente più umana, comprensibile (chi, infatti, potrebbe mai accettare l’orrore e la disperazione dell’olocausto?), ma sostanzialmente identica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ogni illusione, prima o poi, finisce, e quanto più questa ci ha portato lontano dalla realtà, tanto più diventa duro riaffrontarla.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">“Vita di Pi” mi pare invece affrontare il problema da un punto di vista diverso, molto vicino a quella che credo possa essere la risposta possibile, in un percorso terapeutico, a chi chiede un aiuto per affrontare un profondo dolore personale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">La storia narrata è quella di un ragazzo che deve necessariamente affrontare i propri demoni interiori, sopravvivere ad un&#8217;esperienza della quale non può evitare di affrontare gli esiti che costituiscono il suo presente, e questo è quello che fa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Credo che il film rappresenti con efficacia la questione centrale che tormenta chi giunge ad intraprendere un percorso psicologico: trovare una nuova possibilità di raccontare la propria storia, comprendere il significato che porta con sé, dandosi la possibilità di sopravvivere ai suoi aspetti più critici o dolorosi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">C&#8217;è una possibilità di rileggere la nostra esperienza senza negarla, trasformarla, dimenticarla?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Ha un senso trovare un modo diverso di raccontare il nostro passato, restandovi al contempo fedeli?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">A tali domande mi sembra che il film offra una risposta non banale, mostrando come la rilettura con altri occhi della nostra storia ci permetta di ricomprendere senza stravolgere ciò che è accaduto. Possiamo così scoprire, sentire e comprendere la tigre che c’è dentro di noi da sempre o che, scaturita da un dramma toccatoci in sorte, ci porta a fare i conti con sentimenti ancestrali, apparentemente incontrollabili, con i quali diventa difficile scendere a patti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">La metafora che costruisce il racconto, non cela la realtà, ma ne riconosce un valore ed un senso diverso, per comprendere il quale può essere necessario lasciar sedimentare il sentore più vivido dell’esperienza, il vissuto più crudo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Il potere del racconto è il potere del linguaggio, grazie al quale è possibile toccare l&#8217;intoccabile, rendendolo più avvicinabile e comprensibile, accettabile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">E il mondo del linguaggio, della parola, è il mondo della psicoterapia, nel quale possiamo scoprirci capaci di camminare fianco a fianco con la tigre.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"><i>Ps: L&#8217;articolo prende spunto dal film Vita di Pi senza pretendere di esserne una lettura critica. Il film ha proprie tematiche, trame narrative e chiavi di lettura che esulano dalla questione psicoterapeutica. Semplicemente la sua visione mi ha sollecitato la riflessione che ho condiviso in questo articolo.</i></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/vite-di-pi-la-psicoterapia-spiegata-da-un-film-2/">Vite di Pi &#8211; La psicoterapia spiegata da un film</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/il-giorno-della-gazzella-una-storia-di-bullismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 09:56:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
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		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
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		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo fa, lavorando come psicologo scolastico presso una scuola media, ho avuto modo di ricevere allo sportello di ascolto la visita Federica, una ragazza che, per<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/il-giorno-della-gazzella-una-storia-di-bullismo/">Il giorno della gazzella &#8211; una storia di bullismo</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa, lavorando come psicologo scolastico presso una scuola media, ho avuto modo di ricevere allo sportello di ascolto la visita Federica, una ragazza che, per alcuni elementi del suo aspetto fisico associai subito <strong>“gazzella spenta”</strong>.</p>
<p>Alta e slanciata (frequentava la seconda media ed era alta quasi come me), chiaramente sportiva, sembrava però sgonfiata, come afflosciata su sé stessa. La sua innegabile prestanza fisica, non nel senso di abbondanza o floridità, ma nel senso di forza, solidità e compattezza, sembrava azzerata da uno sguardo ed un atteggiamento di sconforto e abbattimento evidente.</p>
<p>Non faccio in tempo a chiederle cosa la porti a chiedere aiuto, che i suoi occhi si riempiono di lacrime: <strong>alcuni suoi compagni hanno sparso per i corridoi della scuola una sua foto piuttosto imbarazzante</strong> (fortunatamente solo per la sua espressione “poco riuscita”), suscitando ilarità e sberleffi da parte di altri ragazzi.</p>
<p>In poche battute si delineano i contorni di <a title="5 strategie utili contro bullismo" href="http://www.psicologogallarate.com/5-strategie-utili-per-aiutare-il-proprio-figlio-a-non-diventare-vittima-di-bullismo/">una classica situazione di bullismo</a>: un piccolo gruppo di ragazzi, capeggiati da un paio di membri più carismatici, si divertono con “scherzi” più o meno pesanti a colpire ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro compagno di classe. La tecnica è sempre chirurgica: il “ciccione” viene colpito sulla sua trippa, il “secchione” sulla scarsa simpatia che suscita per invidia nei compagni, la “bruttina” per l&#8217;aspetto estetico e così via.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cerco di approfondire il discorso per comprendere meglio la situazione e mi rendo conto che, man mano che prosegue il racconto, l&#8217;immagine che aveva inizialmente colpito la mia fantasia, quella della gazzella spenta, va arricchendosi di particolari interessanti: vedo accanto a lei una gazzella sovrappeso, una con gli occhiali, una con le gambe storte, ecc. tutte inseguite da pochi leoni abili nel colpirle nelle loro fragilità.</p>
<p>Chi ha una minima esperienza con il<strong> bullismo</strong> conosce bene una caratteristica strutturale del fenomeno:<strong> pochi soggetti</strong> (il bullo e i suoi complici) <strong>ne colpiscono alcuni</strong> (una o poche più vittime), <strong>potendo contare su una maggioranza silenziosa</strong> (i cosiddetti “spettatori”) spesso individualmente infastiditi dalla prepotenza usata, ma zittiti dall&#8217;omertà che circonda gli episodi: <strong>finché nessuno parla, l&#8217;empatia per la vittima si spegne e la violenza rimane, mascherata da scherzo o gioco.</strong></p>
<p><strong>Molti disapprovano i leoni, ma nessuno lo dice</strong>. Molti potrebbero sostenere le gazzella, ma nessuno osa farlo. Questo permette a pochi leoni di sbranare molte gazzelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma cosa succederebbe se dieci, venti, cinquanta, cento gazzelle caricassero a corna basse i due o tre leoni che spaventano la savana?</p>
<p>Quando faccio questa domanda a Federica il suo sguardo rimane sorpreso, non capisce dove voglia andare a parare. Allora divento più esplicito.</p>
<p>Le chiedo secondo lei cosa pensino lei, il compagno secchione, quella bruttina, quello grasso, quello con vestiti non firmati, quella con i capelli “troppo ricci”, quello un po&#8217; bassino, quella “carina ma timida”, quello “gay perchè non gioca a calcio”, ecc. di questi suoi compagni così forti, e la risposta è una sola, condivisa: nessuno li sopporta, ma non sanno cosa fare.</p>
<p>Ancora una domanda: lei come sta quando vede preso in giro uno di questi suoi compagni? E gli altri presi in giro come stanno, secondo lei, quando un altro viene irriso?</p>
<p>Ancora una volta Federica è sicura della risposta: a nessuno piace vedere queste prepotenze, ma questi sono forti, sono uniti. Io aggiungo: sono incontrastati.</p>
<p>È il momento di cambiare le cose, e <strong>per questo le do due compiti: chiedere collaborazione ed offrire alleanza.</strong></p>
<p><strong>C&#8217;è almeno un compagno o compagna che ritiene che le sia veramente amico e che non è bersaglio di prepotenze?</strong> Bene, a lui/lei dovrà chiedere di non ridere la prossima volta che le faranno uno scherzo che sa che le dà fastidio ma, se se la sente, difenderla. Questa sarà la collaborazione richiesta.</p>
<p><strong>L&#8217;alleanza invece dovrà essere chiesta ad almeno un&#8217;altra “gazzella”</strong> (ma può farlo anche con due, tre o quante ne vuole): quando una delle due gazzelle viene colpita da un leone, l&#8217;altra non ride ma manifesta solidarietà alla vittima. Inoltre questa gazzella dovrà trovarsi a sua volta un collaboratore che dia manforte.</p>
<p>Le chiedo se è chiaro cosa voglio da lei, Federica conferma pensierosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trascorrono tre settimane prima che riveda Federica, e quando la richiamo allo sportello la gazzella che mi trovo davanti sembra tutt&#8217;altro che spenta. Adesso sì che sembra perfino più alta di me.</p>
<p>Il suo sorriso è più solare, la sua schiena più dritta. Non mi ha ancora detto nulla, ma so già dal suo aspetto come sono andate le cose.</p>
<p>Il suo racconto, semplicemente, me lo conferma.</p>
<p>Inizialmente non era sicura di chi scegliere come alleato, ma poi i leoni stessi gli hanno dato un&#8217;occasione. Durante una lezione di ginnastica, una battuta al “ciccione” le ha dato lo spunto per parlare. E ha iniziato a farlo con “il gay” e “la timida”: ha detto come stava quando veniva offesa, o quando vedeva qualcuno offeso dai leoni, come stava adesso che vedeva Ciccio preso in giro dai leoni, e ha chiesto alleanza per non essere più deboli.</p>
<p><strong>Le gazzelle hanno accettato felici un patto che, senza saperlo, ciascuno di loro stava solo aspettando veder formulato</strong>, scegliendo di fare più di quanto avessi chiesto loro: invece che limitarsi a difendersi tra di loro, ognuno di loro ha parlato con il proprio compagno di banco e hanno deciso di difendere “il ciccione”. La pallonata di pochi minuti dopo ha visto uno scenario inedito:<strong> i tre leoni per la prima volta si sono trovati contro sei gazzelle, alle quali se ne è aggiunta in fretta un&#8217;altra, un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora, fino a diventare il resto della classe.</strong></p>
<p>Federica è felice, non solo perché nei corridoi non ci saranno più sue foto, ma perché<strong> ha scoperto che a nessuno piaceva vederla umiliata</strong>, perché ha potuto dimostrare la sua amicizia ai compagni e venirne ricambiata.</p>
<p><strong>Perché ha capito che si può essere più forte dei leoni.</strong></p>
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		<title>Viagra e conigli &#8211; I disturbi sessuali ed il loro trattamento psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 14:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[eiaculazione precoce]]></category>
		<category><![CDATA[frigidità]]></category>
		<category><![CDATA[impotenza]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[terapia dei disturbi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si dice che i conigli siano grandi copulatori. Personalmente non lo so, mi fido. Non ho mai avuto conigli e, sebbene una vecchia barzelletta dica che<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/disturbi-sessuali-trattamento-psicologico/">Viagra e conigli &#8211; I disturbi sessuali ed il loro trattamento psicologico</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che i conigli siano grandi copulatori. Personalmente non lo so, mi fido.</p>
<p>Non ho mai avuto conigli e, sebbene una vecchia barzelletta dica che la differenza tra loro e noi umani sia legata al fatto che i conigli non possiedono una tv, ho ragione di credere che i reali motivi della differenza siano altri.</p>
<p>Una cosa è certa: per entrambi il sesso è un mezzo di riproduzione.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa è altrettanto certa:<strong> per noi uomini è anche qualcosa di più.</strong></p>
<p>Sebbene molti condividano senza troppe obiezioni queste affermazioni tanto ovvie da sembrare scontate, nella realtà dei fatti la maggior parte delle persone sembrano dimenticare questo assunto fondamentale nel momento in cui iniziano a confrontarsi con i problemi della sessualità.</p>
<p>Facciamo un passo indietro.</p>
<p>I “problemi a letto” ci sono sempre stati e da sempre hanno rappresentato una <strong>ragione di sofferenza, vergogna e imbarazzo per il singolo, e trasformandosi purtroppo talvolta anche in violenza nella coppia</strong>: dall&#8217;eiaculazione precoce all&#8217;impotenza, dalla frigidità al vaginismo, il ventaglio delle problematiche connesse con la sfera sessuale è sempre stato <strong>coperto da pudore e vergogna</strong>, alimentando talvolta spirali negative.</p>
<p>Con il cambiamento culturale e dei costumi avvenuto nel ‘900 (certamente anche con il concorso delle idee sviluppate in alveo psicologico), il sesso è divenuto un argomento sempre più comune, accettato ed accessibile, passando dal tabù all&#8217;inflazione: posto al centro di argomenti, discussioni, articoli, corsi, ecc. è andato assumendo una rilevanza ed una centralità mai avuta in passato.</p>
<p><strong>Lo sdoganamento di una certa disinibizione ha senza dubbio giovato alle persone</strong>: la possibilità di conoscere in modo più articolato il mondo della sessualità ha ridotto la censura sociale nel parlare di quello che è poi un aspetto essenziale della vita di tutti. <strong>Al contempo la rilevanza assunta dalle questioni sessuali </strong>nella quotidianità di ciascuno, ha fatto sì che queste venissero investite di una portata ed un peso tale da <strong>arrivare a</strong> <strong>evidenziare e far percepire come critiche anche piccole defaillance, problematiche transitorie o situazionali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parafrasando Gaber, potremmo dire che <strong>il mito della “sessualità obbligatoria” ha accresciuto il rischio di trasformare il piacere in performance</strong>, il rapporto sessuale in atto sessuale, il momento dell&#8217;amore in un banco di prova del proprio funzionamento, <strong>aprendo la strada alla paura della “sessualità difettosa”</strong>: è proprio per il bisogno di “curare il sesso rotto” che, come dicono le statistiche pubblicate dalle stesse case farmaceutiche, sempre più uomini under 40 e under 25 fanno ricorso all&#8217;acquisto di farmaci stimolanti, ansiolitici, ecc.</p>
<p>Se è vero che, differentemente dai conigli, per gli umani la relazione sessuale è un condensato di vissuti, sensazioni ed emozioni complesse, risulta essere perfettamente normale e comprensibile l’idea che incertezze, fatiche e ambivalenze possano esprimersi e tradursi in difficoltà sessuali (calo di desiderio, ansia da prestazione, ecc.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non so se essere sollevato o preoccupato: pensavo di avere un problema fisico, e invece il medico mi ha detto che là sotto è tutto a posto&#8230; dovrei funzionare, e invece no… quindi eccomi qua” è una frase con cui frequentemente si aprono i colloqui con chi chiede aiuto per un problema sessuale, come se l&#8217;idea della causa fisica (quindi, è bene ricordarlo, spesso solo arginabile con farmaci dai vari effetti collaterali o necessitante interventi chirurgici) fosse più tranquillizzante di quella psicologica o relazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un primo passo che mi sembra importante fare, quando ricevo una persona che sperimenta un problema di questo tipo è prima di tutto <strong>andare oltre le definizioni cliniche</strong> con cui è stato etichettato il suo problema, <strong>ragionando insieme sugli aspetti peculiari e specifici della sua situazione</strong>: da quando succede, con chi, quando capita e quando no, come questo problema ha cambiato le cose, quali idee si è fatto, ecc.</p>
<p>Da qui comincia il <strong>lavoro di comprensione e superamento del problema</strong>, scoprendo magari che quello che si credeva essere il problema di uno solo riguarda invece questioni condivise dalla coppie, o che paure molto grandi possono essere scaturite da piccole cose, ed alimentate da fraintendimenti o malintesi.</p>
<p><strong>Accompagnando la coppia (o il soggetto) oltre il sintomo, dentro le loro relazioni</strong>.</p>
<p>Là dove osano gli umani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/disturbi-sessuali-trattamento-psicologico/">Viagra e conigli &#8211; I disturbi sessuali ed il loro trattamento psicologico</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>I mal di testa di Giorgio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 12:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[a cosa serve la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[cos'è la psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[somatizzazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgio soffriva di mal di testa terribili. Non sapeva dire con certezza quando fossero cominciati, né quale fosse la causa, ricordava soltanto che, dall&#8217;adolescenza in poi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Giorgio soffriva di mal di testa terribili. Non sapeva dire con certezza quando fossero cominciati, né quale fosse la causa, ricordava soltanto che, dall&#8217;adolescenza in poi aveva iniziato a soffrire di fitte strazianti che gli impedivano di studiare, giocare, fare sport&#8230; insomma, gli impedivano di fare una vita normale, come tutti.</p>
<p align="JUSTIFY">Un giorno Giorgio decise di affrontare il problema e risolverlo una volta per tutte, per cui si recò dal medico che gli prescrisse tutti gli esami più sofisticati e specifici. Il verdetto fu terribile: l&#8217;unica soluzione poteva essere la castrazione!</p>
<p align="JUSTIFY">Pareva, infatti, che l&#8217;origine del problema consistesse in un&#8217;anomala pressione che i testicoli esercitavano alla base della colonna vertebrale, avviando una catena nevralgica che aveva come risultato ultimo e definitivo, appunto, i terribili mal di testa sofferti da Giorgio.</p>
<p align="JUSTIFY">Non pago ad arrendersi Giorgio si rivolse ad altri medici più specializzati, a centri più all&#8217;avanguardia, cliniche universitarie. Il responso era sempre il medesimo: le cefalee erano dovute alla pressione dei testicoli alla base della schiena, per cui l&#8217;unica soluzione possibile risultava essere la rimozione di tale pressione.</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio non si arrese ancora, decise stoicamente di sopportare il dolore, nella speranza che le cose si risolvessero, ma il dolore non passava anzi, col trascorrere del tempo sembrava crescere sempre più, finché la scelta divenne inevitabile, e Giorgio decise di operarsi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;intervento dette immediati benefici. Non appena risvegliatosi dall&#8217;anestesia Giorgio si sentì liberato dal dolore alla testa finalmente libero di pensare, ragionare, correre, vivere senza quelle martellanti fitte. Certo la rinuncia era stata gravosa, e fu per questo che Giorgio, appena uscito dalla clinica decise di provare a risollevarsi il morale, regalandosi un costoso abito nuovo.</p>
<p align="JUSTIFY">Entrò in un negozio dove fu subito accolto da un commesso molto gentile.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Voglio un abito! &#8211; Esclamò Giorgio.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Certamente! Le porto subito una 48 – rispose il commesso.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è esatto! – si stupì Giorgio – ma, scusi, come fa a sapere che porto la 48?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – spiegò il commesso – sono pagato per capire al volo queste cose. E già che ci sono le porto anche una camicia taglia media&#8230; anche se il collo mi sembra un po&#8217; abbondante: direi 42 cm di collo, mentre torace e manica mi sembrano regolari: 110 e 65 cm&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio rimase a bocca aperta: &#8211; non è possibile, è tutto esatto, come fa a saperlo?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – rispose il commesso &#8211; sono pagato per capire al volo queste cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli abiti calzavano a pennello.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; adesso direi di pensare a delle scarpe da abbinare – aggiunse il commesso – le porto un paio 42 e mezzo?</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio era sempre più strabiliato: &#8211; incredibile! anche questo è giusto, ma come fa?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; è il mio lavoro – rispose con un sorriso modesto il commesso – sono pagato per intuire al volo queste cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Vestito di tutto punto Giorgio si rimirava davanti allo specchio.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; dato che ha acquistato abito, camicia e scarpe, il nostro negozio è lieto di regalarle un capo di biancheria &#8211; aggiunse il commesso dirigendosi con Giorgio verso le casse – le metterei nella borsa quindi anche questi boxer taglia L.</p>
<p align="JUSTIFY">Giorgio scoppiò a ridere: &#8211; Stavolta si sbaglia, amico mio! Mi spiace ma non porto la L, ma la M!</p>
<p align="JUSTIFY">Il commesso si fermò stupito a fissare Giorgio con occhio chirurgico.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Non è possibile: lei porta la L, senza dubbio &#8211; sentenziò il commesso &#8211; Se portasse la M i suoi testicoli premerebbero con forza alla base della sua colonna vertebrale e lei soffrirebbe di terribili mal di testa.</p>
<p align="JUSTIFY">La morale di questa storia è che non è detto che quando cerchiamo spiegazioni e soluzioni ai nostri problemi, le risposte offerte dalla medicina (pur fondate dal punto di vista clinico ed efficaci a risolvere il disagio) siano necessariamente le migliori, in termini di costi, benefici, e prospettive future.</p>
<p align="JUSTIFY">Il modo in cui guardi al tuo problema influenzerà come cercherai le soluzioni, determinando, quindi, quali strategie finirai per adottare.</p>
<p align="JUSTIFY">La psicologia può aiutarti a trovare prospettive nuove e nuove strade da percorrere.</p>
<p>Basta darsi la possibilità di pensarci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/i-mal-di-testa-di-giorgio/">I mal di testa di Giorgio</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Il pionierismo sessuale nella nuova terza età</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2015 21:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[frigidità]]></category>
		<category><![CDATA[impotenza]]></category>
		<category><![CDATA[intimità]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebbene siamo tutti d&#8217;accordo nel dire che l&#8217;amore non ha età, il consenso tende generalmente a ridursi sensibilmente se si parla&#8230; del sesso. Per quanto sdoganato in<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">Sebbene siamo tutti d&#8217;accordo nel dire che l&#8217;amore non ha età, il consenso tende generalmente a ridursi sensibilmente se si parla&#8230; del sesso.</h2>
<p align="JUSTIFY">Per quanto sdoganato in mille contesti, discorsi, varianti e sfumature cromatiche, <b>uno dei rari ambiti in cui pare sussistere ancora un imbarazzo in materia sessuale, è quando si prova a coniugarlo con la terza età.</b></p>
<p>È un dato evidente che gli ultra-sessantenni del terzo millennio abbiano poco a che spartire con i settantenni che sono stati i loro genitori: <b>palestra, teatro e viaggi non sono più una realtà appannaggio di solo rari “arzilli vecchietti”</b>, ma una consuetudine giustamente valorizzata ed incentivata dati i grandi benefici evidenziati da molte ricerche sulla qualità di vita. Stesso discorso per i social network, <a title="terza età e social network" href="www.leggo.it/news/italia/articolo/notizie/325978.shtml">la cui diffusione tra gli ultra-sessantacinquenni non è più una notizia</a> (alla faccia di una vecchia gag che ironizzava sul rapporto anziani-tecnologia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Malgrado ciò, l&#8217;idea di una vita sessuale attiva e felice oltre i 65 anni pare suonare ancora stonato per molti, come simpaticamente sintetizzava un paziente dicendomi “lei dottore penserà: cosa pretendi a 80 anni? Di essere ancora uno stallone? Eppure io, la mia compagna, ci tengo a renderla felice a letto!”</p>
<p align="JUSTIFY">Di fatto <b>i settantenni di oggi si trovano ad essere “pionieri”</b> in un ambito che fino a pochi anni fa era, per l&#8217;appunto, ignorato e censurato, ritrovandosi perciò a confrontarsi con la propria vita sessuale attuale senza conoscerne le peculiarità. <b>Questo può generare ansie, scoraggiamento e rinuncia anche dolorosa, soprattutto in coppie in cui i bisogni ed i sentimenti di un partner non collimino con quelli dell&#8217;altro.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto un<a title="sessualità over 65" href="http://www.mediciantiaging.com/web/index.php?Itemid=64&amp;catid=28%3Apsicosessuologia&amp;id=35%3Asessualita-negli-over-65&amp;option=com_content&amp;view=article"> approfondimento delle componenti fisiologiche dell&#8217;argomento</a> sia fondamentale per una trattazione completa del discorso sia per quanto riguarda <a title="sessualità uomini over 65" href="http://www.mediciantiaging.com/web/index.php?Itemid=64&amp;catid=28%3Apsicosessuologia&amp;id=35%3Asessualita-negli-over-65&amp;option=com_content&amp;view=article">quanto accade negli uomini</a> che <a title="sessualità donne over 65" href="http://d.repubblica.it/argomenti/2011/11/16/news/vecchiaia_giovinezza_psicologia-662688/">nelle donne</a>, preferisco rimandare ad altri siti l&#8217;approfondimento di un versante del discorso che esula dalla mia formazione specifica, per descrivere piuttosto gli aspetti psicologici della questione, con la speranza che possa essere d&#8217;aiuto a rompere qualche tabù.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno degli aspetti maggiormente sottolineati in questo ambito è il calo del desiderio sessuale nella seconda metà della vita. <b>Quando si parla di desiderio, tuttavia, è pressoché impossibile separare i vissuti personali dalle immagini sociali prevalenti</b>: data quindi la visione carica di ironia, disgusto e sospetto che si accompagnava all&#8217;idea di un anziano sessualmente attivo fino a qualche anno fa, risultava difficile che questo desiderio venisse vissuto senza disagio.</p>
<p align="JUSTIFY">Il superamento di questo stereotipo potrebbe quindi disegnare nuovi scenari, con <b>sempre più persone a proprio agio nel vivere questi desideri e sentimenti e quindi più disposti ad ammetterli</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Il principale vantaggio in termini psicologici è rappresentato dalla <b>drastica riduzione di problemi depressivi</b>: meno farmaci, maggior benessere fisico, maggiore indipendenza ed autonomia.</p>
<p align="JUSTIFY">Pensare ad una sessualità nella terza età <b>non può prescindere tuttavia da una consapevolezza delle peculiarità fisiologiche ma anche socio-relazionali (soprattutto per chi vive ancora una relazione di coppia) di questa fase della vita</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Pensare di traslare le abitudini della giovinezza nell&#8217;anzianità significa sposare un pensiero irrealistico, sostenuto magari col ricorso a farmaci e chirurgia (che, di fatto, sono soluzioni derivanti dall&#8217;idea che il sesso sia una cosa riservata a chi è giovane o almeno giovanile), ma sostanzialmente nascondendo la realtà. Questo a lungo termine finisce tuttavia col risultare controproducente, aumentando l&#8217;ansia per la paura che il bluff sia smascherato, facendo crollare ogni illusione.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo ho parlato di un “pionierismo sessuale” della nuova terza età: <b>superare lo stereotipo precedente è possibile solo passando all&#8217;ideazione di una sessualità nuova, inedita, consapevole&#8230; rivoluzionaria.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Ma, d&#8217;altro canto, per chi ha fatto il &#8217;68 innovare non dovrebbe essere un problema&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">PS: Per chi volesse vedere un film sull&#8217;argomento, mi permetto di suggerire il non recentissimo, ma comunque molto bello <strong>&#8220;Tutto può succedere&#8221;</strong>, con Jack Nicholson e Diane Keaton.</p>
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		<title>Superare il tradimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 13:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, quello del tradimento è uno scoglio contro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">
Nel grande mare della vita di coppia, fatto giornate di tempesta e di bonaccia e navigazioni serene e burrascose, <b>quello del tradimento è uno scoglio contro cui molte coppie vanno ad incagliarsi</b>, uscendone ora malconce, ora affondate, ora trasformate, ma mai indenni.</h2>
<p align="JUSTIFY">Non sempre tuttavia chi subisce il tradimento decide di rompere il legame, aprendo la strada alla possibilità per la coppia di superare questo evento.</p>
<p align="JUSTIFY">Frequentemente capita che, giungendo a chiedere aiuto psicologico, la persona tradita ponga al terapeuta la domanda se abbia senso cercare di perdonare e andare avanti, capendo cosa ha fatto sì che le cose andassero così, o se la strada debba essere invece quella della rottura definitiva.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma è davvero possibile superare un evento di questo tipo e andare avanti insieme? </b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Cosa può aiutare un coppia a farlo in modo da uscirne rafforzata?</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Quali trappole si nascondono in questo percorso? </b></p>
<p align="JUSTIFY">Parlare di tradimento significa, innanzitutto, parlare di un <a href="http://www.donnamoderna.com/salute/Single-e-coppia/diversi-tipi-tradimento">fenomeno multiforme</a>: esistono forme di tradimento con significato, percorsi e prognosi talmente diverse che meriterebbero un libro dedicato specificamente all&#8217;argomento (che certamente è già stato scritto). Chi lavora con coppie assiste a tradimenti di ripicca, di autoaffermazione o di autosabotaggio, tradimenti veri o inventati, imprigionanti o liberanti, taciuti o minacciati, sbandierati o minimizzati (dal traditore e/o dal tradito), unici o seriali&#8230; e per tanti tradimenti, altrettante risposte messe in atto dall&#8217;altro partner a determinare un universo di costellazioni estremamente vario ed articolato.</p>
<p align="JUSTIFY">Volendo tuttavia ragionare sulla possibilità di superare realmente la difficile prova del tradimento, è possibile individuare <b>alcuni elementi comuni</b> alle diverse situazioni e che sarebbe bene valutare in partenza, <b>per aumentare la possibilità che il percorso compiuto dalla coppia possa portare a frutti soddisfacenti per entrambi</b> e duraturi, perché realmente cambianti lo status di cose che hanno portato al tradimento stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo elemento assolutamente imprescindibile è legato alla presenza di una <b>disponibilità di entrambi i partner a mantenere viva la relazione</b>: chi ha subito il tradimento e chi lo ha commesso devono quindi sentire che la prosecuzione della relazione è un obiettivo impegnativo ma desiderato, sul quale sentono di poter e voler investire.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrettanto importante è che <b>tale investimento non sia fatto “in nome di qualcun altro”, ma per la coppia stessa</b>: tenere insieme un rapporto per figli, genitori, parenti, amici, ecc. è una delle trappole più diffuse e dannose in termini psicologici (soprattutto quando il vincolo è identificato con i figli), nonché uno degli autoinganni più frequenti nelle coppie che non riescono a separasi. Molto spesso il coniuge che decide di “sopportare l&#8217;altro per non far soffrire i bambini” nasconde dietro questa giustificazione la propria incapacità di rompere il rapporto, scaricando poi la responsabilità sui figli, che finiscono triangolati nel conflitto. Se da una parte è evidente che una separazione non sarà mai una scelta facile in presenza di minori, dall&#8217;altra il tentativo di tenere insieme una coppia con conflitti, accuse e tradimenti più o meno sottaciuti rischia di avere conseguenze ben più gravi ed un clima di tensione che non può che essere dannoso a chi lo vive, figli compresi.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;interesse a proseguire, per tornare al nostro discorso, non solo deve essere reciproco ma anche personale, indipendente da altri rapporti e relazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo aspetto ne segue un altro, cioè la <b>disponibilità alla messa in gioco da parte sia di entrambi i partner, che della coppia in quanto tale</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Da una parte, infatti, nessuno dei due soggetti può partire da un atteggiamento di attribuzione totale della responsabilità dell&#8217;accaduto all&#8217;altro: sebbene è evidente che il tradimento sia stato attuato ad un certo punto da uno dei due partner che potrebbe quindi passare come quello maggiormente responsabile, al contempo non possono non essere considerati i fattori che hanno portato questa persona al tradimento stesso. È possibile che la persona abbia iniziato a portare lo sguardo fuori dalla coppia non trovando più soddisfazione ad alcune sue richieste all&#8217;interno della stessa, o vedendo non più considerati aspetti prima ritenuti importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Trascurare le ragioni che hanno portato a tradire può far aumentare il rischio di un nuovo futuro tradimento</b>, perché i bisogni che hanno portato alla rottura della fedeltà e dell&#8217;esclusività del legame, se non riconosciuti, torneranno a bussare alla porta della coppia, che non potrà che tornare ad aprirsi ad intrusioni non gradite.</p>
<p align="JUSTIFY">La messa in gioco della coppia, invece, ha a che fare con la consapevolezza che questa possa rompersi: in sostanza, <b>se si vuole che una coppia riesca a mettersi al lavoro veramente per la propria sopravvivenza, deve partire dal presupposto che essa non sia scontata</b>, che possa rompersi, e che quindi il punto nel quale si decide se proseguire o meno il cammino insieme non è alle spalle, ma davanti a loro. Questo permette a ciascuno di dare il massimo per la coppia, ma anche di sentire liberamente la possibilità di esprimere ciò che funziona e cosa no, e di portare all&#8217;altro le proprie richieste in modo più autentico e libero.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ultimo aspetto, evidentemente legato ai precedenti è la <b>chiarezza rispetto alle reciproche richieste ed alla reciproca disponibilità a soddisfarle</b>. Lo spauracchio della rottura della relazione, la voglia di chiudere la crisi, la presenza di sensi di colpa e rimorsi possono infatti spingere uno o entrambi i partner a tacere domande importanti, trascurare richieste significative, o ad accettare condizioni troppo onerose, magari perfino incompatibili con i propri bisogni.</p>
<p align="JUSTIFY">“<b>Questa cosa non mi sta bene, ma dato che ho sopportato finora, devo andare avanti a sopportare per non vanificare la fatica fatta fin qui”</b>: un pensiero come questo è una trappola mentale estremamente diffusa e pericolosa (spesso alla base anche di situazioni di abuso e violenza cronica), che condanna la persona a restare incastrata in una condizione insoddisfacente, bloccando la spinta al cambiamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Come si vede ciascuno di questi aspetti è strettamente collegato con gli altri: <b>nessuno di questi è sufficiente, e tutti sono necessari</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non esistono ricette dall&#8217;esito certo, ma solo premesse utili per un lavoro fruttuoso</b>, grazie alle quali è possibile <a title="Per Contattarmi" href="http://www.psicologogallarate.com/contatti_psicologo_gallarate/"><b>pensare di iniziare un percorso</b></a> che aiuti a disincagliare la coppia dallo scoglio trovato e provare, se possibile, a proseguire la navigazione, più forti di prima.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/superare-il-tradimento/">Superare il tradimento</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Ansia e depressione: cause genetiche?</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/ansia-depressione-cause-genetiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 09:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cause ansia]]></category>
		<category><![CDATA[cause attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[cause depressione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[ereditarietà disturbi psicologici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia, depressione: le cause sono genetiche? I problemi psichici si possono trasmettere ai figli? Estraggo la frase che segue da un tipico articolo “scientifico” a proposito di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/ansia-depressione-cause-genetiche/">Ansia e depressione: cause genetiche?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Ansia, depressione: le cause sono genetiche? <span style="font-size: 14pt;">I problemi psichici si possono trasmettere ai figli?</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Estraggo la frase che segue da un tipico articolo “scientifico” a proposito di un disturbo sessuale (ma potrebbe benissimo riguardare anche altri tipi di problemi: dai disturbi specifici dell’apprendimento, alle sindromi di iperattività, ecc.):</p>
<p style="text-align: justify;">“Gli studi sulla familiarità dei disturbi hanno rilevato livelli di probabilità che variano tra il 40% e il 60% che il problema si manifesti tra consanguinei, <strong>quindi è possibile che la componente genetica rivesta un aspetto importante nella genesi del disturbo</strong>”. Segue quindi la presentazione della farmacoterapia indicata in base ai frutti della ricerca in questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte è capitato di leggere e dar credito a frasi di questo tipo? Continuamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto più spesso di quanto capiti di leggere prese di posizione critiche nei confronti di un approccio che, se da una parte pretende scientificità, dall’altra pare trascurare le premesse fondamentali della scienza stessa: chiarezza dei risultati e dei rapporti di causa tra la variabili prese in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica un’affermazione può dirsi scientificamente valida (tra le altre cose) se riesce a dimostrare che le correlazioni che ritiene esserci tra i dati non sono da attribuirsi a fattori diversi da quelli considerate: nell’esempio, il fatto che il ripresentarsi di un disturbo dentro una famiglia sia da imputarsi solo a fattori genetici.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a queste premesse appare piuttosto sconcertante che su uno stesso fenomeno possano essere considerate esaustive e chiare, ricerche dai risultati tanto opinabili non solo dal punto di vista numerico (un’incidenza “tra il 40% e il 60%” è accettabile?) ma anche dei nessi tra fattori diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovare una <strong>ricorsività di un determinato problema all’interno di una famiglia,</strong> soprattutto quando si parla di problematiche relative a funzioni strettamente correlate con la dimensione affettiva ed emotiva (alimentazione, sessualità, riposo, attivazione, ecc.), <strong>e spiegarla esclusivamente con un fattore genetico, appare quanto mai azzardato (per non dire improprio)</strong>, come se tutto ciò che una famiglia trasmette ad un nuovo nato sia il solo patrimonio genetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di familiarità di un problema in termini esclusivamente genetici <strong>significa trascurare tutto quell’ampio spettro di modalità con cui una famiglia insegna al bambino ad affrontare un problema</strong>, esprimere un disagio, gestire un malessere e che possono determinare il fatto che questo bambini arrivi a sperimentare lo stesso tipo di problema senza che la genetica centri assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esempio tipico è il modo in cui in una famiglia si insegna a rispondere alle frustrazioni: se si tende, tanto per semplificare, a lasciare che il bambino impari a smettere di piangere da solo, questo imparerà a controllare le emozioni (e quindi ad accumulare stress) dentro di sé, mentre nel caso opposto (cioè se al bambino viene insegnato ad attendersi sempre l&#8217;aiuto dell&#8217;altro) lo stress sarà riversato nella relazione. L’esito sarà che una famiglia nella quale la maggior parte dei membri sono ipertesi (o “affettivamente dipendenti”, nel caso opposto) genererà un altro individuo iperteso senza che la genetica abbia fatto nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le conseguenze principali di questa “dimenticanza”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo evidenziando un’unica causa all’origine di un problema <strong>viene orientata la scelta terapeutica in modo univoco</strong>, stabilendo quale sia il trattamento più utile indicato, trattamento che in questi casi corrisponde quasi regolarmente ad un’indicazione farmacologica (ovvia conseguenza di un problema indicato come esclusivamente biologico).</p>
<p style="text-align: justify;">In seconda battuta, <strong>si influenza la</strong> <strong>percezione che la persona ha di ciò che può fare rispetto al suo problema: cioè, nulla!</strong> Se la genetica ha decretato che è un gene difettoso a porci nella categoria dei malati, non ci sarà nulla che potrà cambiare questo aspetto, che potrà al massimo essere compensato, attutito, controllato o nascosto ma non risolto. Se è vero che, con uno sguardo miope, questa risosta può essere anche tranquillizzante (“è inutile che mi sbatta più di tanto o che mi faccia problemi, basta un po’ di farmaco e il problema si risolve”), non ci vuole molto per capire che <strong>in questo modo non si fa altro che sedersi sul problema stesso, invece che risolverlo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle considerazioni precedenti ne deriva una terza: <strong>l’adesione della persona a protocolli terapeutici all-life-long, cioè durevoli tutta la vita, senza possibilità di uscita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La persona è rotta e al massimo si può provare a tenerla assieme in qualche modo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che dietro ad una visione di questo tipo sussistano <strong>interessi economici corposi</strong>, come viene rilevato con sempre maggiore insistenza da ricerche e statistiche (con risultati meno vaghi degli esperimenti sopra citati) che riconoscono negli ultimi anni <strong>un’impennata della <a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&amp;user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=42">spesa farmaceutica</a> delle famiglie italiane per <a href="http://www.aboutpharma.com/blog/2013/03/08/medicinali-i-piu-venduti-e-i-piu-prescritti/">ansiolitici, antidepressivi e stabilizzanti dell’umore</a></strong><a href="http://www.aboutpharma.com/blog/2013/03/08/medicinali-i-piu-venduti-e-i-piu-prescritti/">,</a> proprio nel momento in cui, anche nell’ambito scientifico,<a title="i farmaci per la depressione sono utili?" href="http://www.psychomedia.it/pm/modther/probpsiter/ruoloter/rt112-09.htm"> <strong>emergono sempre maggiori perplessità anche rispetto all’utilità dei farmaci</strong> </a>nel trattamento di quello che si credeva essere il disturbo psichiatrico “da farmaco” per definizione: la depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso che si pone non è ovviamente quello di dover arrivare a scegliere un trattamento buono contro uno cattivo, quanto piuttosto la necessità di mantenere un’ottica vigile sulle problematiche sperimentate, alla ricerca di un cambiamento qualitativamente diverso, che permetta una messa in gioco personale per raggiungere una qualità di vita soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dirla con J.Haley: <strong>“il modo in cui guarderai ad un problema determinerà il modo con cui cercherai di risolverlo, e la possibilità che avrai di riuscire a farlo”.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/ansia-depressione-cause-genetiche/">Ansia e depressione: cause genetiche?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Indagine su un&#8217;epidemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 09:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro inchiesta recentemente uscito in Italia svela i reali risultati delle ricerche condotte sugli psicofarmaci e sui loro effetti da parte delle principali case farmaceutiche,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/indagine-effetti-psicofarmaci/">Indagine su un&#8217;epidemia</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Un libro inchiesta recentemente uscito in Italia svela i reali risultati delle ricerche condotte sugli psicofarmaci e sui loro effetti da parte delle principali case farmaceutiche, e di come la loro pubblicazione sia stata manipolata a scopi commerciali con conseguenze impressionanti.</h2>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"> Vi fidereste dei risultati di una ricerca sugli effetti del cibo da fastfood sull&#8217;organismo finanziata da Mc Donald e Burger King?</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">O seguireste mai delle linee guida sull&#8217;approccio al fumo proposte da Camel e Malboro?</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Molto probabilmente no.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Eppure da oltre trent&#8217;anni <strong>grava sulla psichiatria mondiale (almeno quella improntata alle direttive promosse dall&#8217;APA l&#8217;Associazione Psichiatrica Americana) un conflitto di interessi impressionante</strong>, con il quale le cause farmaceutiche sono riuscite a imporre la propria influenza su tutti i principali organi di controllo sugli effetti dei farmaci nella cura dei disturbi mentali.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Questo meccanismo è stato studiato, analizzato e descritto da un giornalista americano, <a href="http://www.madinamerica.com/">Robert Whitaker</a>, in un suo libro vincitore di premi internazionali per il giornalismo d&#8217;inchiesta e <a href="http://www.fioriti.it/libri/scheda.php?PHPSESSID=3D96=&amp;idSezione=1&amp;idLibro=184&amp;idUser=">recentemente uscito anche in Italia per Giovanni Fioriti</a>: <strong>“Indagine su un&#8217;epidemia”</strong>.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Eloquente il sottotitolo “Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell&#8217;epoca del boom degli psicofarmaci”.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Nel libro Whitaker, che tiene a precisare di essere stato condotto ad occuparsi di questo argomento non per ragioni di interesse personale, ma esclusivamente sulla scia di alcune scoperte “accidentali” capitategli nel corso della sua attività di giornalista, rivela come, a partire dagli anni &#8217;80 le principali case farmaceutiche abbiano avviato una campagna di persuasione dell&#8217;opinione pubblica, anche attraverso la corruzione di organi di controllo nazionali, per promuovere il mercato psicofarmacologico.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Il giornalista rivela le modalità di costruzione di consenso, anche con il discredito delle voci critiche operato tramite pressioni dirette ed indirette sul mondo accademico, politico e giornalistico, la manipolazione dei risultati, l&#8217;occultamento di risultati negativi e degli effetti dannosi emersi da molteplici ricerche svolte su tutti i principali psicofarmaci: ansiolitici, antidepressivi, stabilizzanti dell&#8217;umore, antipsicotici, ecc.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Alternando analisi giornalistica e presentazione di alcuni casi individuali (che ovviamente non hanno alcuna valenza clinica, ma moltissimo valore umano) Whitaker mostra l&#8217;esito di un approccio al disturbo psichico ed al suo trattamento basato solo su un approccio organicista, sull&#8217;equazione problema psicologico = cervello rotto. L&#8217;inchiesta viene condotta ovviamente in riferimento al contesto americano, nel quale alcune modalità di applicazione risentono di specificità tipiche della cultura e della società statunitense, modelli tuttavia talvolta presi ad ispirazione anche nel nostro paese.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">In contrapposizione a questo approccio vengono proposti esempi di esperienze diverse, basate su un&#8217;idea di trattamento diversa da quella prettamente o prioritariamente farmacologica, nel quale l&#8217;accento viene posto sulla dimensione individuale, familiare e sociale del disturbo psicologico: anche in questo caso l&#8217;analisi giornalistica va a fondo delle proposte presentate, mettendone in evidenza problematiche e punti di forza, risultati a breve e lungo termine.</p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;">Il valore sostanziale di questo libro è la sua capacità di <strong>smontare il mito della “pallottola magica psichiatrica”</strong> (espressione molto yankee dell&#8217;autore), la pillola capace di risolvere i problemi dell&#8217;animo, e la necessità di tornare a dare risposte più complesse ed articolate a chi vive una sofferenza interna, per non creare epidemie fantasma, ma offrire un aiuto capace di cambiare le cose.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/D_S7ZrFN_g8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Famolo strano &#8211; vita di coppia e trasgressione</title>
		<link>https://www.psicologogallarate.com/famolo-strano-vita-di-coppia-e-trasgressione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 12:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[coppia moderna]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia della trasgressione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[trasgressione]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vita di coppia e trasgressione possono andare d&#8217;accordo o si tratta di un incontro impossibile? Ha forse fatto meno rumore della rivoluzione sessuale degli anni &#8217;60,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/famolo-strano-vita-di-coppia-e-trasgressione/">Famolo strano &#8211; vita di coppia e trasgressione</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Vita di coppia e trasgressione possono andare d&#8217;accordo o si tratta di un incontro impossibile?</h2>
<p style="text-align: justify;">Ha forse fatto meno rumore della rivoluzione sessuale degli anni &#8217;60, ma <strong>il cambiamento avvenuto negli ultimi anni nelle abitudini sessuali di milioni di persone anche grazie ad internet ha dato avvio a nuove modalità di vivere e concepire il sesso all&#8217;interno della vita personale e di coppia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumentata accessibilità di contenuti, contatti, gruppi, community dai gusti e tendenze più diverse ha fatto sì che <strong>molte prassi che fino a poco tempo fa erano ritenute limitate ad “una minoranza di soggetti bizzarri”, oggi siano seguite e praticate da molte più persone,</strong> che le percepiscono come una loro legittima peculiarità nel modo di vivere il sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si condivida o meno questo approccio, non può non essere riconosciuta come un segno dei tempi la considerazione che un cliente mi riportava: “ho fallito un matrimonio e una convivenza prima di capire di essere scambista, adesso sento di aver raggiunto un equilibrio stabile&#8230; anche di coppia” (un equilibrio quantomeno allargato, viene da dire).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia, malgrado le dichiarazioni dei singoli generalmente comunichino soddisfazione ed appagamento per la nuova consapevolezza sessuale raggiunta, quando i discorsi si spostano sulla coppia, quando cioè questi stessi singoli incontrano una persona con cui desiderano stabilizzare il legame, non sempre l&#8217;appagamento trovato regge alla nuova situazione</strong>, generando nuove situazioni critiche e di scontro, profilando scenari inediti fino a poco tempo fa, proprio per il mutato atteggiamento sociale rispetto a determinate prassi o condotte sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto in parole povere, se fino a pochi anni fa una persona che fosse solita ricorrere a pratiche sadomasochiste (tanto per fare un esempio), poteva praticamente solo cercare un partner tra coloro che già frequentavano circoli e club di questo tipo, pena l&#8217;essere tacciato come “un depravato che doveva andare a farsi curare”, lo scenario attuale contempla molte più possibilità, tanto da richiedere alla coppia modalità più articolate e complesse di negoziazione della vita intima.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale <strong>passaggio può risultare tutt&#8217;altro che semplice e privo di problemi</strong>, poiché va a toccare una dimensione molto intima della persona, nella quale lo scarto tra ciò che si pensa e ciò che si prova  può essere molto ampio. Ciò significa che la questione non può essere risolta solo dicendo “facciamo come vuoi tu o come voglio io”, <strong>ma diventa necessario mettere in comune le reciproche visioni, alla ricerca di una nuova strada condivisa dalla coppia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo percorso, nell&#8217;esperienza di sempre più coppie, non si concretizza solo nelle prime fasi di costruzione del legame, ma prosegue anche dopo, soprattutto quando la relazione evolve verso una stabilità ed una progettualità più solida: con questo non mi riferisco necessariamente ad una progettualità familiare, dove ovviamente il discorso diventa più complesso, ma anche semplicemente per due partner che ufficializzano in qualche modo il loro legame.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nelle prime fasi del rapporto il problema relativo a questo ambito riguarda infatti principalmente la messa in comune delle <strong>reciproche “particolarità sessuali”</strong>, con livelli più o meno ampi di condivisione in base al reciproco investimento dei partner, nelle fasi seguenti la questione della condivisione diventa sempre più centrale: cosa l&#8217;altro è disposto ad accettare? Cosa a condividere? A quale prezzo? Cosa viene invece sancito come inaccettabile, non condivisibile?</p>
<p style="text-align: justify;">Imbarazzi e reticenze nell&#8217;esplicitare le reciproche richieste diventano generatori di pericolosi non detti ed equilibri instabili che difficilmente si accomoderanno con il tempo, perché un partner partirà dal presupposto che sta sopportando sempre di più qualcosa che non gli sta bene (e che perciò è in credito con l&#8217;altro), mentre il secondo non avrà alcuna percezione di questa disparità di vissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>esito di una mancata chiarezza in questo ambito genera frequentemente l&#8217;idea di aver subito una situazione nella quale ci si è sentiti usati</strong>, mentre l&#8217;altro percepisce di aver dato la possibilità al partner di vivere un&#8217;esperienza diversa, importante, intima, che, se condivisa, poteva magari perfino rafforzare la coppia: “mi sembrava che in quello che facevamo fossimo d&#8217;accordo, anzi che fossero proprio quelli i momenti nei quali eravamo più noi stessi”, era la risposta di un partner all&#8217;altro che gli rivelava il modo in cui aveva vissuto per quasi un anno le sue richieste sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente a queste coppie è necessario uno <strong>sforzo reciproco per riuscire a trovare un nuovo equilibrio ed una nuova modalità di condivisione della propria intimità</strong>: un impegno nell&#8217;ascolto reciproco, ma anche nell&#8217;espressione chiara di quelli che sono i propri vissuti, bisogni e richieste, evitando ricatti espliciti o impliciti che rischierebbero soltanto di attivare un pericoloso effetto boomerang sulla coppia stessa, per cui una scelta non viene fatta perché condivisa, ma sull&#8217;onda di un&#8217;emozione o un ricatto morale.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che questa sfida e questo impegno è quello alla base di ogni esperienza di coppia: trovare una nuova modalità di vivere gli aspetti salienti della propria vita secondo modalità condivise.</p>
<p style="text-align: justify;">La difficoltà specifica legata a questo ambito può essere legata all&#8217;intimità della tematica ed alla facile comparsa sulla scena di giudizi vissuti come più taglienti, pericolosi (quelli più frequenti: “è un/una bacchettone/a – è un/una pervertito/a”).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il percorso che la coppia è chiamata a fare (eventualmente in un contesto terapeutico) passa dalla comprensione del significato che per ciascuno hanno le richieste proprie e dell&#8217;altro, per poter costruire assieme uno spazio intimo sicuro, appagante e condiviso.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/famolo-strano-vita-di-coppia-e-trasgressione/">Famolo strano &#8211; vita di coppia e trasgressione</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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		<title>Aria nuova nella visione del rapporto medico-psicologo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cboracchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 09:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2 - Psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[3 - Psicologia e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi liberi professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia della salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute mente corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Alimentazione sana, evitare di fumare, praticare attività fisica non possono più essere considerati consigli che il medico dà ai suoi pazienti, ma vere e proprie prescrizioni<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/aria-nuova-nella-visione-del-rapporto-medico-psicologo/">Aria nuova nella visione del rapporto medico-psicologo?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Alimentazione sana, evitare di fumare, praticare attività fisica non possono più essere considerati consigli che il medico dà ai suoi pazienti, ma vere e proprie prescrizioni terapeutiche, al pari dei farmaci.</strong> Per questo sempre di più sta diventando evidente come<strong> una cura della persona che non consideri anche il cambiamento di abitudini e comportamenti, e quindi che contempli anche l&#8217;intervento psicologico come parte integrante del lavoro terapeutico, rischia di restare parziale, se non fallimentare&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se a dirlo fosse uno psicologo la cosa non farebbe notizia, ma quando invece l&#8217;affermazione viene fatta nientemeno che dal <strong>dott. Dario Grisillo, presidente della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, nel corso del suo intervento al 2° Forum Ambiente Salute Alimentazione, </strong>tenutosi a Milano dal 1 al 3 luglio 2015, la cosa comincia ad assumere una connotazione più interessante, perché evidenzia a lettere sempre più chiare come un trattamento che consideri la persona come un tutt&#8217;uno in tutto i suoi ambiti e non come uno spezzatino che vive contesti indipendenti e non comunicanti tra loro sia l&#8217;unico che può dare risultati realmente efficaci, e non illusioni temporanee ma inefficaci nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento, con il quale il dott. Grisillo presentava l&#8217;avvio del <a href="http://www.one-health.it/">progetto One Health</a>, promosso tra le altre associazioni anche da <a href="http://plpitalia.it/">PLP-Psicologi Liberi Professionisti</a>, sottolinea come <strong>la sinergia di professionisti rischi di essere insufficiente se non si traduce in un cambiamento culturale: la visione della persona come un tutt&#8217;uno non solo corpo-mente, ma anche con il suo contesto culturale, relazionale ed ambientale.</strong> Ciò significa, per citare un altro esempio tratto dal medesimo intervento, che curare l&#8217;ipertensione con una pillola è facile, ma inutile se non si fa in modo che le persone inizino a cambiare le abitudini che aiutano a combattere il problema, ad esempio non prendendo la macchina per andare nel negozietto dietro casa: un cambiamento certamente più difficile e che non tutti paradossalmente sono disposti a fare, sebbene sia più sano e con meno effetti collaterali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo cambiamento <strong>il ruolo che devono svolgere gli psicologi non può che essere centrale, per favorire una cura della salute, diffondere una mentalità che ponga al centro la responsabilità personale del proprio benessere</strong> e<strong> la possibilità di prendersi cura direttamente e attivamente di sé, a partire da scelte concrete quotidiane.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologogallarate.com/aria-nuova-nella-visione-del-rapporto-medico-psicologo/">Aria nuova nella visione del rapporto medico-psicologo?</a> proviene da <a href="https://www.psicologogallarate.com">dott. Carlo Boracchi a Gallarate - psicologo e psicoterapeuta</a>.</p>
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